venerdì , 24 novembre 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Francesco Carofiglio

Francesco Carofiglio, nel suo eclettismo che lo porta a essere romanziere, fumettista, autore cinematografico e teatrale, riesce a mantenere sempre alta la qualità delle sue opere, affermandosi quindi come uno tra i più interessanti autori della letteratura italiana contemporanea.
La redazione di asterischi.it ha avuto il piacere di intervistarlo sul suo ultimo romanzo, Radiopirata, sul fermento culturale che attualmente caratterizza la Puglia, sua terra natale, e sulla sua concezione del romanzo e della creazione narrativa in generale.

 

Tu sei autore sia di romanzi che di graphic novel; Come cambia il tuo modo di creare la storia, preparare le bozze e tutto ciò che concerne ai “lavori in corso” che precedono la stesura finale di un’opera letteraria?

Io disegno da quando ero piccolissimo e il mio approccio alle storie è sempre “grafico”. Riempio quaderni di disegni. Mi piace scoprire i luoghi e le facce che animeranno il racconto, proprio attraverso gli schizzi, una forma ibrida di appunti. È un modo per lasciarmi accompagnare e talvolta, se mi riesce, per lasciarmi sorprendere. Quando disegni eserciti un controllo meno razionale, non c’è il filtro della parola a mediare, quindi se ho un’idea, lascio che la matita si muova liberamente. Le parole verranno, prima o poi.

 

Sembra che la Puglia stia vivendo un periodo particolarmente florido dal punto di vista culturale. A cosa pensi sia dovuta questa fioritura di talenti, impegnati peraltro un po’ in tutto il mondo culturale, dalla musica alla letteratura?

È vero. La Puglia è una regione in movimento. Non mi arrischio in complesse interpretazioni di ordine sociologico, ma credo di poter dire semplicemente che a un certo punto il momento arriva. Si ricompongono i tasselli di un puzzle per molto tempo lasciati in disordine.

Nel tuo romanzo L’estate del cane nero, spicca un passaggio in cui la madre di Matteo, il protagonista, racconta di essersi innamorata del padre perché gli raccontava delle storie. Il fatto che queste storie si rivelassero poi false non conta, anzi, viene quasi apprezzato come un segno di fantasia.  Questo concetto, a cui accenna, tra gli altri, Roberto Vecchioni in un verso di Luci a San Siro, quando dice “Scrivi Vecchioni/ scrivi canzoni […] tanto che importa/ a chi le ascolta/ se lei c’è stata o non c’è stata/ e lei chi è”, è stato affrontato anche in Ragionevoli dubbi e poi ripreso in forma saggistica ne La manomissione delle parole,  scritti da tuo fratello Gianrico, che sembra sostenere che il saper raccontare quelle che comunemente chiameremmo bugie sia una dote necessaria per uno scrittore, o comunque per un narratore. Tu cosa ne pensi?

Penso esattamente quello che ho scritto allora, attraverso la voce dei personaggi dell’Estate del cane nero. E questo concetto ritorna adesso, anche se in modo diverso, nel nuovo romanzo,  Radiopirata.  Uno dei protagonisti, il dj Luposolitario, proprio attraverso un uso virtuoso del racconto fantastico, e quindi anche della bugia, dismette le vesti di un ragazzotto insignificante per diventare il supereroe della Valle. Penso che il racconto sia un meraviglioso pretesto per entrare in comunicazione col mondo. E la bugia, che in questa accezione è cosa assai diversa dalla menzogna, è sicuramente un grande stimolo creativo.

Facendo riferimento anche alla domanda precedente, quanto c’è della tua biografia nei tuoi libri? Attingi più a fatti che ti sono veramente accaduti o preferisci costruire le tue storie in modo totalmente slegato dalla tua vita?

L’esperienza personale è un patrimonio spesso inconsapevole per la generazione delle storie. Specialmente se guardi con curiosità alle cose che ti accadono intorno. Ma nei miei libri io non racconto la mia vita. Credo. Ma ora che ci penso bene non ne sono poi tanto sicuro.

In Radiopirata racconti della nascita di una radio libera; in uno dei primissimi capitoli del romanzo spieghi che, come ci narrano molti film e romanzi su quel periodo – penso, tra gli altri, a Radiofreccia e a I Cento Passi – per mettere su una radio bastava davvero poco. Dopo qualche decennio di inattività, le radio libere sembrano oggi cercare di imporsi nuovamente attraverso il web, similmente a quanto sta accadendo con le fanzine, che da prodotti artigianali e distribuiti di mano in mano, stanno diventando vere e proprie riviste online. Tu cosa pensi di questa trasformazione? Credi che internet faciliti la diffusione di radio e riviste indipendenti o che la sovrabbondanza di questi progetti danneggi i prodotti di qualità?

Le radio libere in quegli anni sono state una piazza piena di gente, il luogo in cui incontrarsi e confrontarsi, oltre che l’apparecchio per ascoltare musica e notizie. Hanno avuto un ruolo centrale per tracciare traiettorie nuove nelle dinamiche politiche e di socializzazione. Le radio hanno ancora una straordinaria e inalterata potenzialità, quasi misteriosa: mettere in comunicazione le persone attraverso la voce e il suono.

Il web è un altro tipo di piazza, che io frequento comunque con molto interesse. Se usato in maniera creativa, apre opportunità nuove e imprevedibili. La radio online è una frontiera aperta, mi aspetto di vedere cose sorprendenti nei prossimi anni.

Un’ultima domanda che solitamente poniamo a tutti gli ospiti di questa rubrica. Parafrasando il titolo di un saggio di Raymond Federman, qual è, secondo te, l’ultima battaglia della letteratura?

Georges Perec scrive alla fine di un suo libro, “Specie di spazi”: Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, strappare qualche brandello al vuoto che si scava intorno, lasciare da qualche parte un solco, una traccia, un segno.

Ecco, l’ultima battaglia è forse questa, provare a lasciare una traccia, perché la battaglia continui.

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

Un commento

  1. bellissima intervista,il bello di asterischi è che le domande,e conseguentemente le risposte,non sono mai banali.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com