giovedì , 14 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Enrico Brizzi

Qual è il ruolo della televisione all’interno della società italiana? I modelli da seguire e prendere ad esempio sono solo quelli proposti dai programmi trasmessi in prima serata o ci sono ancora delle figure, dei riferimenti culturali?             Ne abbiamo parlato con lo scrittore Enrico Brizzi, il cui ultimo libro, La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio, edito da Laterza, racconta, con l’ironia e la capacità di essere avvincente propria dell’autore, la Storia della Seconda Repubblica.

Lm: «Il giovane cantautore Vasco Brondi, alias Le Luci della Centrale Elettrica, ha definito l’Italia una “Repubblica democratica fondata sui telespettatori”. E’ davvero questo che siamo? Dal tuo ultimo libro sembra proprio di sì … »

Enrico Brizzi: «Io penso che un conto sia dare delle definizioni efficaci, un conto fare delle riflessioni. Il ruolo della televisione è fondamentale, ha uno strapotere, influisce e manipola gli umori. C’è chi dice che basti non guardarla, ma i boicottaggi comunicano qualcosa solo a chi li fa, non al resto de mondo. D’altra parte, la Tv ha avuto un ruolo fondamentale, ha unito chi parlava il dialetto pordenonese a chi parlava quello di Enna. Il problema è che non è mai stato uno strumento neutrale come il telefono, ma è diventato un potere, diviso per metà tra lo stato e un unico privato prima, poi è passata sempre di più in mano a quel solo privato. Per la mia generazione la televisione è stata in ogni caso fondamentale, i personaggi dei serial erano parte dei nostri discorsi di bambini, e, cosa più sorprendente, lo erano anche per gli adulti. Se i genitori non ti facevano vedere Drive in la sera, ti ritrovavi in un cortile di bambini che dicevano “assfidanken” e ridevano senza che tu potessi capirli. Tutto sarebbe rimasto nella storia del costume, se nel ’94 il Silvio non fosse diventato, oltre che il faraone della tv privata, anche il presidente del consiglio. Da allora è stato impossibile non mescolare tra loro i problemi personali del Silvio e quelli dell’Italia, e quindi non c’è stata più una scelta casuale nella programmazione delle reti televisive. C’è anche da dire che c’è un’Italia diversa, l’Italia del rock alternativo, di chi prova a far del cinema che si discosti dai vari “Natale a”… Saranno gli storici a raccontare meriti e colpe del Silvio ma quello che è sicuro è che queste persone, i ventenni in particolare, non hanno mai avuto così poche possibilità.»

Lm: «L’unica figura che sembra uscire davvero pulita dal tuo libro è Sandro Pertini, al quale, tra l’altro, uno degli autori che hai sempre citato tra i tuoi punti di riferimento, Andrea Pazienza, aveva dedicato un’intera serie di vignette. Pensi che nel panorama politico contemporaneo, invaso da una serie di personaggi eredi del craxismo, ci sia posto anche per qualche erede di quel socialismo buono, spontaneo, realmente di Sinistra che era proprio del Presidente Pertini? »

Enrico Brizzi: « L’idea socialista è un’idea nobile, e ha in Italia una tradizione altrettanto nobile, ma quel nome porta su di sé il marchio di Tangentopoli, oltre a una esistenza plurima di partiti “socialisti”, schierati a destra come a sinistra. Chi oggi in Italia volesse fregiarsi di quel nome deve specificare il suo messaggio; il nome originale aveva un senso ben preciso, ma chi possa oggi essere considerato socialista in Italia mi sfugge. Il PD, vista la varietà delle sue basi, ha da questo punto di vista una linea politica confusa, e le formazioni che usano quel nome sono minoritarie.»

Lm: «La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio, è uscito in libreria ad ottobre ma, quasi profeticamente, tra le primissime pagine troviamo citata una frase di Mario Monicelli, morto poco più di un mese dopo. Che effetto l’idea di aver quasi inconsciamente dedicato questo saggio narrato a chi stava per lasciarci avvelenato, oltre che dal tumore che lo affliggeva, dalle tristi sorti socio-politiche dell’Italia? »

 Enrico Brizzi: «Non era difficile capire che l’intervento di Monicelli a Rai per una notte, così accorato, così simile a un testamento spirituale, fosse dettato dalla consapevolezza di essere un uomo molto anziano sul suo ultimo palcoscenico pubblico. Ciò che ha lasciato sbalorditi non è stato tanto ciò che Monicelli ha poi fatto, ma il modo in cui l’ha fatto. È stata una morte politica, oltre che poetica, perché ha posto una domanda fondamentale: “quand’è che si ha il diritto di dire basta?”.  Non condivido però il messaggio che ci ha lasciato, ovvero che la speranza è sempre una fregatura. È il monito, espresso con serenità, ma anche con severità, di chi sa di essere alla fine della sua vita.»

Lm: «Grazie mille per il tuo contributo, Enrico, e ancora complimenti per il tuo libro La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com