giovedì , 14 dicembre 2017
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Intervista a Stefano Bressani

Ph Juljan Rushaj

Ph Juljan Rushaj

Entrare nell’arte significa scoprire idee, stili di vita, piccole esperienze personali. Impastare tutto e dare all’opera un volto e un nome. Debora Borgognoni sbircia dentro lo studio «piccolo, caldo e accogliente» di Stefano Bressani e ne nasce una chiacchierata fin troppo seria per uno che si presenta col cilindro in testa. E pian piano le sue Sculture Vestite prendono colore e forma e la loro esclusiva tecnica si rivela tra passato e progetti per il futuro.

Di Stefano Bressani è già stato detto tutto: lo stile, l’unicità dell’invenzione, la ricerca, le contaminazioni. A me interessa entrare invece nel tuo mondo colorato e morbido, mescolando le idee di un artista alla sua vita di tutti i giorni. Cominciamo da questo. Sbircio per la prima volta nello studio di Stefano Bressani, lo trovo in jeans e maglietta (perché si è tolto il cilindro delle mostre) e vedo…

Un uomo preso dalla sua passione, un sognatore con occhi da bambino e progetti da adulto. Dietro i suoi capelli sale e pepe si nascondono le fatiche di anni di dedizione verso la propria passione, almeno così iniziata per poi diventare in modo sempre più responsabile il proprio lavoro, quello d’Artista. A contorno della sua immagine, sorridente e gioviale, come lo rispecchiano i suoi lavori, una miscela di colori a esaltarne gli spazi in cui crea, in un piccolo studio caldo e accogliente.

Picasso Horse Catalogo

Picasso Horse Catalogo

Dalla biografia pubblicata sul tuo website (www.stefanobressani.com) leggo: «I primi soggetti sono l’ineluttabile omaggio alle opere di Picasso, dai ritratti agli astratti sino agli esempi di disegni, paesaggi e oggetti di fantasia» (Arianna Ginevra Sanna). Pablo Picasso e Stefano Bressani: unicità, limiti e similitudini.

Non è mistero che all’inizio, tecnica a parte, io mi sia ispirato a lui. Picasso era capace di vedere oltre i propri schemi, dimostrando di poter sostenere la propria tesi, passo dopo passo, per arrivare al suo cubismo. Diceva di aver impiegato una vita per imparare a disegnare come un bambino, ma prima di fare ciò ha ampiamente dimostrato di saper dipingere: questa è la sua genialità!

Io come Artista e come uomo, ho assorbito le influenza delle correnti più vicine al mio gusto, ma poi inevitabilmente, per la mia personalità, ho saputo rendermi riconoscibile attraverso uno stile tutto mio. Del resto un mestiere  - che nel mio caso è l’attività della vita – ha ragione di esistere solo se chi lo esegue ha la capacità di portarlo avanti con una certa organizzazione mentale, serietà ed estrema coerenza.

Diciamo che ho trovato una mia bolla di sapone in cui tutti i riflessi che filtrano all’interno dal mondo vengono da me decifrati e organizzati per essere coerenti con quello che amo del mio modo di fare arte e quindi di utilizzare le stoffe… Oggi chi vede un lavoro fatto in questo modo, vestito o rivestito che sia, pensa, per averlo già visto, per sentito dire o per propria cultura, a Stefano Bressani. Come artista ho saputo investire sempre su me stesso, parlo di piccole cose guadagnate tutti i giorni e messe da parte, parlo delle tante ore di lavoro grazie alle quali ho potuto farmi un’esperienza e migliorare me e il mio operato.

Donna che gioca con cane 150x130 cm

Donna che gioca con cane
150×130 cm

… Appunto qualche giorno fa raccontavo a un’artista pavese che ti avrei intervistato, e lei mi ha risposto: «Bello, Stefano Bressani Sculture Vestite!» Il tuo nome è sempre accompagnato dal claim Scuture Vestite. Al di là della tua arte, la componente pubblicitaria del claim è geniale, perché ti identifica inevitabilmente con un’idea tutta tua. Questo mi ha fatto nascere una considerazione sull’arte di oggi: l’artista è anche uomo di marketing.

Come detto prima, Sculture Vestite di Stefano Bressani è ormai un binomio ovvio che nasce da una veloce considerazione. Marketing o meno, il claim è banalmente la descrizione del mio lavoro, cosa che non si è più abituati a fare. Un blocco unico viene lavorato a mano, scolpito, forgiato, modellato, e diventa una scultura. Poi compro abiti finiti; come tutti compriamo vestiti, io uso lo stesso sistema per vestire le mie sculture. Vuol dire che, come tutti, mi reco nei negozi, sulle bancarelle del mercato e ovunque sia possibile scegliere capi di abbigliamento.

Per quel che accade in seguito lasciamolo immaginare ai lettori perché l’arte deve arrivare per le emozioni che regala. Di certo, considerando che una parte del mio lavoro nasconde degli “ingredienti segreti”, ogni mia scultura è frutto di maniacale ricercatezza e cura del dettaglio, quello che secondo me in questi anni si è un po’ perso nel dilagante mondo dell’approssimazione. Chi mi segue lo percepisce, insieme alla passione che negli anni a venire potrà solo fare da garante.

White Caddy  100x150 cm

White Caddy
100×150 cm

E le garanzie paiono essere la critica, il mercato sempre crescente (e quindi le numerose gallerie che ti rappresentano), le mostre personali che dal 2008 a oggi continuano a raddoppiare. Il 5 settembre sarai al Museo dell’Automobile di Torino (www.museoauto.it e link invito: http://www.stefanobressani.com/it/news/item/440-museo-automobile-torino.html) con… Svelaci in anteprima l’evento.

Torino rappresenta per me una tappa molto importante, infatti non si tratterà ancora una volta di una mostra ma delLa Mostra. Il museo nazionale dell’Automobile “Avv.Giovanni Agnelli” mi ha scelto per portare la mia testimonianza artistica, ritenuta geniale e innovativa dal Direttore Rodolfo Gaffino Rossi che è stato uno dei più grandi designers della Fiat. Questo passo importante nella mia biografia aprirà porte sempre più importanti verso un percorso scelto già nel 2011, anno nel quale ho esposto al Museo Contemporaneo della Fondazione Piaggio di Pontedera.

Ad oggi infatti mi trovo a percorrere parallelamente diverse strade in vari ambiti, affiancando la tecnica che mi contraddistingue al mondo della musica, del design e della moda.

Maya con bambola 150x120 cm

Maya con bambola
150×120 cm

Finiamo con il sapore di futuro. Ti sei mai fatto un elenco delle 10 cose da fare assolutamente prima della vecchiaia (non dico “prima di morire” perché scatenerei strani rituali scaramantici)?

Non ho la capacità di predire il futuro – purtroppo! – ma ho grandi sogni per me e per chi sta al mio fianco. E anche se l’importanza delle cose cambia giorno dopo giorno in base alla vita che un uomo conduce, di desideri te ne posso dire tre:

- Poter continuare questa mia passione in modo sereno;
- Poter avere uno studio più grande che mi permetta di affrontare scelte ancora più grandi;
- Poter vivere in un Paese che supporti la vera Arte, quella fatta da persone in vita che stanno dimostrando con il loro lavoro il valore che troppo spesso viene millantato ma non considerato e troppo spesso rimane attaccato solo al nostro passato. Per andare avanti servono passato, presente e la voglia di avere un futuro e soprattutto avere qualcosa da raccontare.

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Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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