domenica , 24 settembre 2017
Le news di Asterischi

Intervista a Isabel Allende

“In uno Stato di Diritto nessuno deve essere intoccabile”

Giovedì 30 Settembre 2004.

 

L’11 Settembre è sempre più una data per commemorare e riflettere sugli avvenimenti storici più significativi che risuonano nella memoria di tutti per diverse ragioni. Questo giorno rappresenta molte cose allo stesso tempo: è la Festa Nazionale della Catalogna, è il colpo di Stato in Cile e la morte di Salvador Allende nel 1973 ed è, dal 2001, l’attentato alle Torri Gemelle a New York.

Agenzia Ispanoamericana di Informazione: Il giudizio a Pinochet si presenta come una grande sfida per la giustizia in Cile. Quali sono le difficoltà che affrontate in questo processo e cosa rappresenta questo avvenimento per la comunità cilena?

Isabel Allende: È dovuto trascorrere un lungo periodo perché a poco a poco il mio paese recuperasse la sua democrazia e cominciasse ad aprire le porte della verità, della giustizia (che è un po’ lenta ma continua a procedere), della memoria, per poter riconoscere ciò che era accaduto e fare qualche riparazione che, di certo, a mio giudizio sono state poche. Ad ogni modo, oggi abbiamo più di 300 processi giudiziali aperti, ci resta ancora quello principale, giudicare Pinochet, altrimenti, diversamente, non saremo un vero Stato di Diritto. In Cile si sta cominciando a parlare chiaramente, a chiamare le cose col loro nome. Abbiamo smesso di dire “pronunciamento” al posto di “colpo di stato” o “eccesso” al posto di “assassinio”. D’altra parte, dovrebbero esserci più giudici specializzati a tempo pieno per effettuare con maggiore rapidità i giudizi ai militari responsabili della dittatura e delle sue conseguenze. Ad ogni  modo non si può non riconoscere che abbiamo Manuel Contreras, che fu il capo supremo dei servizi segreti di Pinochet e responsabile di vari assassinii, detenuto con 140 processi aperti.

AII: La storia, dopo 31 anni, ci dimostra che l’intervento degli USA ebbe un ruolo fondamentale nel colpo di Stato cileno. E questo potere di intervento, come abbiamo visto in Medio Oriente, ancora oggi si mantiene. Quali misure crede siano necessarie per ristabilire questa situazione?

Isabel Allende: È un fatto più che noto che l’intervento statunitense nel colpo di stato cileno è esistito ed è stato straordinariamente aggressivo. In quel periodo gli USA negarono la vendita di rifornimenti essenziali per la grande industria del rame, inviarono milioni di dollari che finanziarono partiti politici oppositori, mezzi di comunicazione, dirigenti sindacali del settore dei trasporti, i quali fecero scioperi interminabili per boicottare il governo. Eppure l’intervento degli USA è cominciato molto prima, durante le campagne presidenziali del ’64 e del ’70, trasmettendo l’idea che Salvador Allende potesse essere un pericolo per la democrazia. Si arrivò al limite in cui la CIA finanziò l’assassinio dell’allora Comandante in Capo dell’Esercito per impedire che Salvador Allende assumesse la presidenza nel 1970. Tuttavia, questa non è stata la prima volta che gli USA sono intervenuti in America Latina. Attualmente è responsabilità di tutti noi, e lancio un appello particolare all’Europa, potenziare gli organismi internazionali come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Tribunale Supremo Internazionale. Questo è l’unico modo per preservare la pace, i diritti umani, la democrazia internazionale e far fronte a una politica unilaterale.

 

AII: Gli anni di transizione democrática sono stati molto duri. Com’è stata la convivenza nel suo paese e come si stima al giorno d’oggi quella difficile correlazione di forze tra coloro che appoggiavano Pinochet e coloro che finalmente sperano  sia processato?

Isabel Allende: La storia è raccontata, in un primo momento, dai vincitori. La storia del Cile di trent’anni fa è stata raccontata da quelli che fecero il colpo di Stato, quelli che si dedicarono a ingiuriare il governo di Salvador Allende, la sua immagine, quello che era stato il suo programma e i progressi del suo governo. Il Presidente Salvador Allende ha sempre voluto evitare una guerra civile nel suo paese. Aveva puntato persino su un dialogo tra le forze politiche a confronto. Quel giorno, martedì 11 settembre 1973, avrebbe annunciato al paese che ci sarebbe stato un referendum. Ciò che meno desiderava era uno scontro interno, perché sapeva che ciò avrebbe significato molto dolore e molta sofferenza per il popolo. Dopo 31 anni, con 17 anni di dittatura in mezzo, abbiamo costituito la concertazione dei partiti politici che puntano sulla democrazia, che già ha 14 anni. Abbiamo costituito una maggioranza parlamentaria che era necessaria per restituire la democrazia al Cile e superare gli ostacoli costituzionali, prodotti delle cattive abitudini della dittatura. Fortunatamente, dopo la detenzione di Pinochet, e solo dopo i 503 giorni in cui Pinochet è stato detenuto a Londra, ci fu da parte della società cilena una grande presa di coscienza, si cominciò a parlare di politica di Stato, di sterminio, agli oppositori del regime militare e a tutti i democratici che appoggiarono il governo di Unità Popolare. La società merita che finalmente si faccia il processo al massimo responsabile dei crimini commessi, il signor Augusto Pinochet Ugarte.

 

AII: Esiste la percezione che le democrazie in America Latina siano ancora molto deboli e vulnerabili. Come si fa fronte a questa situazione e qual è il ruolo che devono svolgere i paesi con tradizioni democratiche più forti?

Isabel Allende: Abbiamo bisogno di più forza e più coordinazione come contrappeso della politica che mantiene l’unilateralità di una grande potenza, fomentando i principi democratici e i diritti della comunità internazionale. In questo senso, reitero l’appello all’Europa affinché assuma l’impegno di appoggiare le nazioni più povere e deboli, mi riferisco concretamente all’Africa e all’America Latina. Deve esistere una capacità sempre maggiore di regolamento in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo, dove i capitali speculativi finanziari possono entrare e uscire da un paese in poche ore e far destabilizzare un paese o una regione. Poiché l’UE si trova nel direttivo del Fondo Monetario Internazionale può cooperare in questo senso e fare pressione affinché si limitino le politiche speculative, fomentando politiche più coincidenti con il contesto in cui si sviluppano le nostre regioni. E per terminare, credo che abbiamo bisogno di più dialogo, più cooperazione, più coscienza critica e in qualche modo, più impegno.

AII: Il processo giudiziario che si sta portando a termine contro augusto Pinochet coincide con i processi che si sono riaperti recentemente in Argentina per giudicare i militari di questo paese. Esistono vincoli politici che fortifichino i processi giudiziari in entrambi i paesi?

Isabel Allende: Con l’Argentina esiste una relazione molto buona, tra il presidente Nestor Kischner e il presidente Lagos e in materia di Diritti Umani, poiché stiamo percorrendo la stessa strada.  Mi ha rallegrato enormemente che ci sia stato un cambio in Argentina recentemente, perché qualche anno fa si era posto un punto finale al processo dei giudizi e dei castighi ai colpevoli dei crimini di Stato, con le “leggi del perdono”. Che attualmente si sia costituita la famosa “immunità” che proteggeva Pinochet dall’essere giudicato è un risultato senza precedenti, dato che per la seconda volta nel mio paese la Corte Suprema di Giustizia ha risolto che Pinochet deve essere privato dei suoi diritti, questo vuol dire, che può essere giudicato. Lo si accusa di implicazione nella “Operazione Condor”, che è stata nientemeno che la coordinazione delle forze di polizia e dei servizi segreti di Cile, Brasile, Paraguay, Argentina e Uruguay per assassinare, sequestrare e far sparire persone. La giustizia cilena deve giudicare Pinochet, dopo essere stata complice del suo governo e aver occultato atrocità. Questo ci dimostrerà che in uno Stato di Diritto nessuno è intoccabile.

Florencia Rovetto

Agenzia Ispanoamericana di Informazione

11 settembre 2004

Articolo originale: http://www.plataforma-argentina.org/spip.php?article68

Traduzione a cura di Asterischi (lc)

Informazioni su Laura Coletta

Laura Coletta
Classe 1988, Caserta. Laureata in lingue e letterature straniere, si sta specializzando in traduzione letteraria. Vive di grandi passioni, caute aspettative e affetti autentici. Può bastare.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com