domenica , 20 agosto 2017
Le news di Asterischi

Il ritratto, ovvero Nadar

 

Il ritratto e niente più. Il ritratto e tutto un mondo. Il ritratto che non ha bisogno di firmette stilose per identificare l’autore. Il ritratto che non invecchia mai. Il ritratto che se volete potete provarci ancora ma forse è impossibile. Il ritratto che ha spogliato la borghesia e i veri vip dell’Ottocento. La vanità che si è fatta ritratto. Lo specchio che si è fatto ritratto. La rispettabilità che si è fatta ritratto. Il ritratto che si è fatto fotografia. La fotografia che si è fatta Nadar.

Pensiamo un attimo al potere della foto; ormai lo conosciamo bene ed è così saturo che siamo quasi sulla via del non conoscerlo più. Sicuramente anche l’invenzione dello specchio sarà stata, ai tempi, un’esplosione straordinaria di amor proprio e narcisismo. Un narcisismo evoluto, perché lo specchio non si muove come l’acqua che ci confonde pure un po’ le idee e distorce la realtà. Se qualcuno si era creduto bello specchiandosi sull’acqua si sarà magari tristemente ricreduto di fronte alla realtà, oppure avrà solo confermato il fatto.

Mettiamo da parte il ruolo sociale e affettivo della fotografia. Mezzo di affermazione della classe borghese, oggetto-ricordo che permette di rivivere bei momenti, sì, questo e tanto altro. Ma fermiamoci un attimo sulla curiosità di vedere come siamo fatti che presto o tardi diventa vanità e che colpisce tutti, anche i più scettici, anche i più brutti. Nessun piano riesce come il ritratto a saziare la nostra voglia di studiarci. E studiarci nel tempo per vedere se siamo invecchiati, se il neo sulla guancia è ingrassato o appena spuntato, se somigliamo a questo o quello della famiglia. Alcuni, molti, hanno scritto che il ritratto sia il mezzo perfetto per catturare la morte; la corsa alla foto che vede tutti espertissimi maneggiatori di macchinette sempre più automatiche ci suggerisce quasi che si voglia smentire questo pensiero, che il ritratto catturi la vita.

Ma i ritratti sono oggi anonimi, pieni di scritte (firme) che, tolte, ci fanno riflettere al massimo sull’avanzamento tecnico che ci fa sembrare tutti tanto tanto belli. E invece, come facciamo a vedere in queste foto non solo il ritratto di Baudelaire, di George Sand, di Sarah Bernhardt, ma anche quello del fotografo, con il suo occhio, le sue dita pazienti e il suo sorriso compiaciuto? Magia? No, Nadar.

I ritratti di Nadar sono come quei crimini creativi in cui il killer lascia sempre qualcosa di caratteristico sul luogo del delitto. E mentre normalmente potremmo dare ragione a chi sostiene che il ritratto è la morte fissata per sempre, con Nadar dobbiamo stabilire l’eccezione. Scatto e autoscatto, vita e morte, documento e arte, tutto insieme mescolato solo in quelle immagini spoglie, senza sfondo e senza sorrisi? Sì.

(as)

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Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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