giovedì , 27 aprile 2017
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Il neologismo di oggi: Futurismo

Le figaro 20.2.09

«[…] noi, contusi e fasciate le braccia ma impavidi, dettammo le nostre prime volontà a tutti gli uomini vivi della terra:

[…]»

Ieri era il 20 febbraio 1909. Il poeta Filippo Tommaso Marinetti, fondatore della rivista Poesia, pubblica queste parole sul quotidiano parigino Le Figaro con l’altisonante titolo Manifesto del Futurismo, già apparse due settimane fa, ma in sordina, su La Gazzetta dell’Emilia. Firma un lungo testo di prosa poetica, in cui sembra inebriato, invasato, nell’attesa di culminare in un “due punti”. Cosa c’è dopo? Regole, dogmi, speranze, illusioni? Distruzione delle convenzioni, elevazione di nuove ideologie?

Molti giornalisti oggi si atterranno ai fatti, faranno luce sul significato delle parole del Marinetti, cercheranno di indagare le ombre e le forze del Futurismo come a una nuova parola da scrivere sul vocabolario. Eppure a noi interessano quei due punti, il prima e il dopo sono un contorno: l’adesso è rappresentato da quella interpunzione affascinante che ci lascia in bilico con la testa piena di vaneggiamenti, di se e di ma.  

Ma senza il contorno è impossibile capire l’adesso. Dopo i due punti c’è un elenco di undici regole infuocate ma categoriche, con cui i Futuristi hanno la presunzione di cambiare l’arte. Le parole del Marinetti sono magnetiche, sembrano avere la forza di distruggere miti che credevamo certi. Il Positivismo ottocentesco è caduto non senza tonfi e si fa strada l’idea di uno spirito bellicista in cui emerge il disprezzo per la società borghese, considerata ipocritamente ottimista, tanto da rendere la guerra la «sola igiene del mondo». Non si può ignorare in queste parole una forte ispirazione al filosofo Friedrich Nietzsche e al suo superomismo. Forse trasportando – e forse anche erroneamente – l’essenza della sua filosofia alla nostra società, i Futuristi tentano di celebrare la legge del più forte come unica certezza di risanamento. Se distruggiamo, costruiremo come più ci piacerà. Ma la filosofia nietzschiana è davvero l’unica analogia al Futurismo? C’è un prima che crediamo abbia dato una svolta ancora più significativa. Quattro anni fa il matematico Albert Einstein annuncia la sua “teoria della relatività”. Dimostra così che persino la matematica e la geometria non sono discipline assolute e rigorose. Tutto è in movimento, si trasforma, si modella. Tutto è relativo. Sigmund Freud lo sa bene quando rivela che esiste un inconscio che permette alla mente percezioni complesse, fortemente soggettive e non schematizzabili. Il Futurismo vuole questa forza in cui tutto è veloce – «noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo» -, tutto è strutturalmente modellabile – «il Tempo e lo Spazio morirono ieri» -, ma è nel contempo assoluto – «noi viviamo già nell’assoluto perché abbiamo creata già l’eterna velocità onnipresente».

Quei due punti sono un sogno di gloria. Dove porteranno nessuno può saperlo. Il cambiamento c’è stato ieri come equazione di un processo già in atto. Inevitabile? Anche questo è relativo.

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!…»

 

(db)

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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