domenica , 24 settembre 2017
Le news di Asterischi

Il libro come campo di battaglia

 

Riportiamo la traduzione di un articolo pubblicato il 19 febbraio 2012 sulla sezione culturale di El País. Abbiamo deciso di riportare i neologismi adattandoli all’italiano, tenendo conto che lo stesso autore riporta questi termini in corsivo.

 

Due viaggiatori si muovono separatamente all’interno di una stazione ferroviaria. Il primo cerca un insieme di cartelli indicatori grigi e verdi, che trova velocemente; nei pannelli localizza una freccia direzionata verso il basso e legge il messaggio che la accompagna. Come prevedeva, le parole fanno riferimento ai binari di partenza dei treni. Il secondo viaggiatore, dopo un lungo viaggio in treno, desidera prendere un taxi. Segue con lo sguardo un’insegna che recita “uscita” e in pochi secondi scorge un gruppo di pannelli in cui si trova il messaggio richiesto. Assieme a questo, sorpreso, trova il disegno di un taxi visto di fronte. Già completamente certo, si dirige verso la direzione indicata dalla freccia accanto al taxi.

La differenza fra i due viaggiatori sta nella frequenza del transito. Il primo è un viaggiatore frequente e conosce la segnaletica a memoria, mentre il secondo ha bisogno di ripetute conferme delle informazioni. Tuttavia, entrambi sono abituati a captare messaggi in cui sono mescolate parole e immagini. Sono viaggiatori diversi, ma entrambi sono lettorspettatori. Tutti e due hanno distinto perfettamente i pannelli informativi tra i numerosi annunci pubblicitari che popolano l’immensa hall dell’edificio in modo quasi incosciente, mediante un’occhiata all’insieme testovisivo (somma di immagini e testi) della stazione. I loro cervelli hanno selezionato automaticamente il gruppo di lettere e segni che compongono l’informazione istituzionale, scartando la pubblicità (anche se entrambi avrebbero in seguito saputo dire se ci fosse o no una data catena di fast food all’interno, pur non avendovi posto attenzione).

Che il cervello privilegi un’informazione necessaria (come trovare l’uscita) non significa che non abbia sviluppato le altre. “Scartare” per un lettorspettatore non vuol dire “non vedere” , ma solo “sviluppare in un altro momento”.

Ai nostri giorni, siamo tutti stimolati o richiamati da milioni di segni e annunci con testo e immagini. Testovisiva è la copertina di questo giornale, testovisivi sono i telegiornali (alcuni inseriscono nella parte inferiore dello schermo una striscia di testo mobile con altre notizie), e testovisivi sono gli schermi dei computer o dei cellulari. La stessa città e le strade che collegano una città all’altra sono vasti repertori di segnali scritti, visivi e uditivi; emissioni che leggiamo in maniera incrociata ma precisa, completamente e complessamente, stabilendo non solo il significato concreto di ognuna ma anche le relazioni d’insieme. Se nello stesso incrocio vedessimo uno stop e un dare precedenza assieme, il cortocircuito del senso che si genera, pur essendo entrambi i cartelli familiari, attirerebbe la nostra attenzione istantaneamente. Quando comincia in uno schermo pubblicitario un annuncio molto conosciuto distraiamo lo sguardo, che ritorna se lo spot si interrompe con un’altra sequenza di immagini inaspettata.

Quindi siamo tutti lettori e spettatori di quello che ci circonda, lettorspettatori capaci di captare simultaneamente e sistematicamente tutti i segni del mondo indipendentemente dal formato in cui si trovano. Internet, che è un’immagine persino quando nello schermo c’è solo testo, è quello che per ultimo ci ha portato a prendere confidenza con la visione di entrambe le realtà in una sola e superiore. L’informazione testovisiva e questo nuovo modo di concepire la realtà sono entrate a far parte in modo del tutto naturale della nostra vita, e artisti e scrittori (“antenne della razza umana”, secondo Ezra Pound), non solo hanno carpito questa tendenza, ma l’hanno fatta loro sviluppando sempre più frequentemente le loro creazioni in formato testovisivo. Scrittori francesi come Annie Ernaux o Claro, canadesi come Douglas Coupland, britannici come Jeff Noon, messicani come Cristina Rivera Garza, statunitensi come Mark Danielewski, peruviani come Claudia Ulloa o César Gutiérrez, cileni come Carlos Labbé o vari autori spagnoli, scrivono libri con parti anfibie tra testo e immagini, opere fluttuanti tra due acque (Il libro fluttuante di Caytran Dölphyn, dell’ecuadoriano Leonardo Valencia, ha una versione convenzionale in formato libro, e un’altra, testovisiva, in rete).

Da sempre, da Simmias fino ai calligrammisti passando a Sterne, Mallarmé o Jardiel Poncela, è esistita la scrittura dotata di coscienza spaziale o con volontà plastica, ma siamo di fronte a un’esplosione globale di pratiche (in Giappone sono molto popolari i romanzi costruiti in minuscoli frammenti per essere letti nel cellulare), che fa del libro convenzionale un campo di battaglia, o da gioco, tra immagini e testo, trasformando la pagina in una pagina-schermo o schermpagina dal design che rispetta la volontà dello scrittore. Un campo di ricerca formale (anche se le forme suggeriscono sempre nuove idee) che trova nell’attuale diffusione del libro elettronico un ampio orizzonte di possibilità.

Anche un altro fenomeno incoraggia la costruzione della realtà quotidiana come creatrice di informazione testuale e visiva allo stesso tempo, e del mondo come letturspettacolo: i social network. Facebook e Google+ hanno stimolato la creazione di contenuti in cui le foto caricate e i video postati sono parti essenziali del discorso, assieme agli stati scritti che li annunciano e i commenti che li descrivono o celebrano. Catene verticali di parole e immagini annodate fanno parte del quotidiano di 800 milioni di persone, ai quali dovremmo sommare i centinaia di migliaia di utenti di altri social network, compresi i blog.

Nel suo romanzo Gli elettronauti, l’argentino J.P. Zooey scrive: “le grandi epoche storiche impongono un modo di vedere le cose”. La nostra forse non impone ma sicuramente raccomanda un atteggiamento lettorspettatore per captare ciò che ci circonda quotidianamente, per sviscerare il rumoroso e accecante mondo in cui viviamo.

Vicente Luis Mora

articolo pubblicato su El País il 19 febbraio 2012 (http://cultura.elpais.com/cultura/2012/02/19/actualidad/1329683841_318096.html)

Traduzione a cura di Asterischi (as)

 

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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