lunedì , 21 agosto 2017
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Il lato oscuro del compleanno – Caligola – Imperatore (31/08/12)

(da Caligola. La storia mai raccontata di Joe D’Amato)

Nome: Gaio Giulio Cesare Germanico, conosciuto come Caligola

Vittime: innumerevoli

Manie: «Uno dei suoi divertimenti maggiori era quello di assistere ai supplizi di quelli che venivano torturati. Di notte andava per le taverne e i postriboli, truccato con una parrucca e una lunga zazzera; la più grande delle sue passioni era la musica e la danza nei teatri e Tiberio sopportava tutto questo sperando che il gusto della danza e della musica potesse mitigare il carattere feroce del nipote. L’intelligente vecchio lo conosceva così bene che spesso diceva: “Cajo vive per la rovina sua e di tutti; io educo un serpente per il popolo romano, un Fetonte per il mondo.”»

Da Caligula, di Svetonio

Tecniche di morte: «Non ammise, per così dire, che si uccidesse qualcuno se non con piccole e insistenti ferite e d’altra parte era ben conosciuta la sua continua raccomandazione: “Venga ferito in modo che si accorga di morire.” Quando, per un errore di nome, fu ucciso un condannato diverso da quello designato, egli disse che l’uno e l’altro avevano meritato la stessa pena. Ripeteva spesso questi versi di una tragedia: “Provino pure odio per me, purché mi temano.”»

Da Vite dei dodici Cesari, di Svetonio

Portamento e stile: «Le sue vesti, le sue calzature, il suo portamento in generale non furono mai degni di un romano, di un cittadino e nemmeno del suo sesso e, per concludere, neanche di un essere umano. Spesso apparve in pubblico indossando mantelli ricamati, tempestati di pietre preziose, una tunica con larghe maniche e braccialetti vari; qualche altra volta invece vestito di seta, con una lunga veste bordata d’oro; ai piedi portava ora dei sandali o dei coturni, ora scarpe da esploratore, qualche volta calzature femminili. Spesso lo si vide con la barba dorata, mentre teneva in mano gli attributi degli dei, il fulmine, il tridente o il caduceo, e perfino vestito da Venere. Per quanto concerne le insegne del trionfo, le portò normalmente anche prima della sua spedizione e qualche volta indossò perfino la corazza di Alessandro Magno che aveva fatto togliere dal suo sepolcro. »

Da Caligula, di Svetonio

Carriera: Le fonti su Gaio Giulio Cesare Germanico, conosciuto come Caligola, imperatore romano dal 37 al 41, sono scarse e per di più faziose. Ne emerge una figura distorta, malata, la cui follia giunge alla crudeltà, alla spietatezza e alla depravazione. Successore di Tiberio, i primi mesi del suo impero furono pieni di fama e di gloria, avendo fatto di tutto per accattivarsi l’adulazione del suo popolo. Le grandi concessioni che vi fece a questo scopo, lo portarono ben presto a sperperare l’intero patrimonio imperiale e a dover ricorrere all’imposizione di nuove tasse. La fama conquistata svanì in brevissimo tempo, lasciando spazio all’immagine di un despota sanguinario e folle, capace di condurre campagne immaginarie, di condannare a morte per i più futili motivi e dedito alla perversione. La sua mania di grandezza fu tale da paragonarsi egli stesso ad un dio. L’adulazione del popolo si trasformò in odio crescente, tanto che l’imperatore cadde vittima di una congiura.

(fg)

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