domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Il Grande Fratello del Multiverso

Orwell

Immaginiamo un mondo dove cyborg e uomini si scambiano pensieri, gesti, emozioni. Immaginiamo di trovarci in uno dei tanti universi che all’improvviso ne genera un altro, con le quattro dimensioni di questo, ma che nasce come una bolla di sapone dal suo genitore, e che prima di staccarsi crea un temporaneo spazio-tempo parallelo. Immaginiamo di finirci dentro. Cosa ci sarebbe dall’altro lato?

Non c’è molto da immaginare, del resto. La letteratura e il grande schermo sono pieni di teorie più o meno convincenti sul futuro degli androidi con parti biologiche, e sulla veridicità del Multiverso. Cosa ormai stabilita certa, se non fosse che si litiga sull’origine e sulle modalità fisiche dei tanti universi condivisi. Ma lasciamo litigare gli scienziati e torniamo alla letteratura. Non alla fantascienza e nemmeno al fantasy, non a chi ne ha raccontato largamente come Philip Dick, ma a qualcuno che apparentemente non ha nulla a che vedere con tutto questo.

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, esce in Gran Bretagna il romanzo di George Orwell: 1984. Una fotografia catastrofica sul mondo e sulla società, in cui l’uomo è ormai solo un numero, controllato da un teleschermo fisso, governato da un Dio con fattezze (e pretese) hitleriane, che chiede una fede cieca, e se non la ottiene, annulla l’essere umano, ormai ridotto a una vita-non vita, a una mente non del tutto sua perché non è in grado di conservare ricordi né un barlume di speranza. In questo scenario apocalittico, l’intero pianeta è diviso in tre potenze, perennemente in guerra fra loro, ma ugualmente dittatoriali. Chi odia chi non è più importante. L’odio è la massima espressione della vita.

La visione distopica di Orwell è una chiara denuncia alla realtà scaturita dalla Guerra Mondiale. Oggi è cambiato tutto, chiaramente. Perché oggi si va incontro al futuro dei cyborg, perché oggi si dà per certo che l’Universo non abbia limiti e che quindi gli spiragli di verità siano infiniti. O forse perché dire Grande Fratello significa solo essere spiati coscientemente da quel dio casalingo che è la televisione. Un folklore paradossale, che ci induce a credere che il libero arbitrio sia sacrosanto.

E se dall’altro lato di quel buco nero ci fosse il prolungamento di questo tubo catodico che cattura i nostri sogni? Come ci vedremmo noi? Ai posteri, pardon, ai cyborg, l’ardua sentenza.

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com