giovedì , 27 aprile 2017
Le news di Asterischi

Il fascino del fotolibro


Riportiamo la traduzione di un articolo di Joan Fontcuberta apparso su El País lo scorso 17 Dicembre. Per chi non lo conoscesse, Fontcuberta è un fotografo e un artista plastico, nonché saggista, critico e giornalista. Vincitore del Premio Nacional de Ensayo con il suo libro La cámara de Pandora. La fotografí@ después de la fotografía.

 

Stiamo assistendo al boom del libro fotografico. Si moltiplicano le collezioni e le librerie specializzate, si organizzano festival internazionali monografici e ha appena visto la luce, approfittando della recente edizione di Paris Photo, una rivista professionale dedicata esclusivamente al libro fotografico, The Photobook Review, che la Fondazione Aperture di New York pubblicherà due volte l’anno. E tutto questo succede mentre brutti presagi inneggiano allo stesso tempo alla fine della carta stampata e alla morte della fotografia. È evidente che gli oracoli si sbagliano.

L’inizio di questo sorprendente interesse tanto da parte del pubblico così come dal mondo accademico risale a poco tempo fa ed è il caso di farlo partire dalla mostra Fotografía pública. Photography in Print 1919-1939, che Horacio Fernández ha commissionato per il museo Reina Sofia e il cui magnifico catalogo ha diffuso la necessità di una rilettura della storia della fotografia alla luce della carta stampata e non dell’immagine appesa. Poco tempo dopo iniziative e pubblicazioni simili hanno seguito questa scia. Nel 2001 Andrew Roth ci ha fatto conoscere la prima grande antologia di libri fotografici, The Book of 101 Books, che si amplia ambiziosamente nel 2004 con The Open Book. A history of the photographic book from 1878 to the present.  Ma sono stati senza dubbio i due volumi di The Photobook: A History (2004 e 2006), di Martin Parr e Gerry Badger, che hanno finito per trasformarsi nel più rispettato punto di riferimento per il settore. E una volta stabilita questa struttura canonica globale è arrivato il momento di affondare nella produzione del fotolibro basandoci sui periodi o sugli ambiti geografici più famosi.

Tutti gli studi partono dalla stessa questione: l’opera dei fotografi si è diffusa e ha raggiunto ripercussioni e influenze attraverso libri e cataloghi. L’accesso agli esemplari originali è sempre stato ristretto e relativamente minoritario (fatta eccezione per l’esposizione popolare The family of Man, che nel suo tour mondiale ha ricevuto più di nove milioni di visitatori e del catalogo si sono venduti “solo” quattro milioni di esemplari). Nonostante questo la versione della fotografia che ci viene comunemente offerta continua a prediligere la presentazione di fotografie originali come oggetti su cui si situa l’aura dell’opera creativa. Questo criterio non solo è limitato ma spesso anche errato, conseguenza della pigrizia intellettuale e degli interessi del mercato al tempo stesso. Pochissime fotografie sono state realizzate per essere esposte in gallerie o musei, e in qualche modo la musealizzazione costituisce un atto contro natura e contro le intenzioni dell’autore. Anche se i primi libri fotografici sono apparsi appena cinque anni dopo la nascita ufficiale dell’arte della luce, il fotolibro come genere si è consolidato con le avanguardie storiche e le nuove idee sull’arte nell’era delle riproducibilità tecnica. È a partire da quel momento che il meglio della creatività fotografica si avvierà verso l’arte del libro, del manifesto e delle riviste illustrate.

A differenza dell’album o del catalogo, il libro non si intende più come un semplice supporto delle opere ma è diventato un’opera a tutti gli effetti. Un’opera corale in cui interviene il disegno, il grafismo e la tipografia, la sequenza delle immagini, la bozza, il testo, ovvero una congiunzione di qualità di concetto e oggetto. Quindi, da libri millimetricamente concepiti come opere compatte, per intenderci come quelli di William Klein o Daido Moriyama, ha senso estrarre un’immagine volante e presentarla nella collezione di un museo? Questa decontestualizzazione – per non dire mutilazione – è avvenuta con pieno assenso di tutto il corpo artistico. Pochi autori hanno avuto la sfrontatezza di John Gossage quando rifiutò l’offerta del nuovo gallerista newyorkese Leo Castelli di esporre le foto contenute nel suo libro The Pond (1985); Gossage disse che non aveva senso vendere le immagini separatamente perché l’opera era il libro stesso. Il critico olandese Ralph Prins commentava: “Il fotolibro è una forma d’arte autonoma, comparabile a una scultura, un’opera teatrale o un film. In lui le foto perdono il loro carattere di messaggio e diventano le componenti, espresse su carta stampata, di una creazione complessa chiamata libro”. Se la fotografia è essenzialmente traccia e descrizione, il libro le permette di spiegare la sua sintassi.

Quest’attuale attenzione verso il fotolibro interroga nuovamente i criteri di storiografi, conservatori del museo e ricercatori universitari sul valore artistico e sociale della fotografia, ma come effetto collaterale è cominciato un frenetico collezionismo. Tanto le istituzioni quanto i singoli si sono lanciati alla caccia di tesori bibliografici e i libri rari e antichi spariscono dai mercatini e dalle aste mentre nelle librerie antiquarie sono tenuti sotto chiave. Le case d’asta ne approfittano per concludere grandi affari. Christie’s, che è stata la più impegnata in quest’attività, ha informato poco tempo fa della vendita di Senchimentaru na Tabi (Un viaggio sentimentale, 1971), di Nobuyoshi Araki, per 17.000 dollari. Un grosso affare per un libro fatto con fotocopie e di cui esistono solo 300 esemplari, firmato dall’autore che si è occupato dell’edizione: 340 titoli in strada. Ma un affare anche perché libri di autori più giovani si offrono a cifre esorbitanti. Per esempio, la bozza di Sleeping by the Mississippi (2004), di Alec Soth, un’autentica vedette nel mondo del libro fotografico, è in vendita per 65.000 dollari ad Harper’s Books. D’altra parte, i frammenti originali raggiungono quotazioni astronomiche. Nel 2008 Christie’s ha dato via per 193.000 dollari un libro con fotomontaggi del surrealista ceco Jindrich Styrsky, nell’edizione del 1933 limitata a 10 esemplari. Tutti questi dati possono essere verificati e ampliati nelle pagine web dei diversi stabilimenti; e anche se i casi citati sono quelli più famosi, non smettono di sorprendere i prezzi di uscita delle pubblicazioni desiderate dai collezionisti nei portali accessibili come eBay.

Al di là dell’aspetto crematistico la cosa più importante è che oggi il pubblico può godere di una ricca offerta che va dalle concezioni più tradizionali del libro illustrato alle proposte più sperimentali e azzardate, e che da parte sua il fotografo dispone di migliori opzioni per sviluppare e diffondere il suo lavoro. E in più i repertori di entrambi sono aumentati grazie allo sviluppo informatico e il consolidamento di Internet.  Senza entrare nella questione del libro elettronico, che merita una discussione a parte, la stampa digitale e soprattutto il sistema print-on-demand permettono una straordinaria autonomia e versatilità, della quale godono specialmente le nuove generazioni di fotografi, che se ne servono per intraprendere progetti editoriali, spesso autofinanziati. Quando studenti e fotografi novelli mostrano oggi il loro lavoro, non spargono più l’insieme degli originali estratti da un portfolio ma presentano con naturalezza una bozza di libro, stampata attraverso Blurb o simili. Questo cocktail di innovazioni tecnologiche e modalità alternative dà la possibilità di operare fuori dal sistema stabilito. I creatori possono ora controllare tutto il processo produttivo e di distribuzione dell’opera, sono autosufficienti, per cui diminuisce il potere delle istituzioni. Si indebolisce il ruolo degli intermediari come musei, addetti alla conservazione, editori, gallerie e critici: l’artista può accedere direttamente al pubblico. D’altra parte la stessa nozione di autore entra in crisi: nell’era dell’appropriamento artistico, il valore del libro come opera integrale sta al di sopra dell’effettiva proprietà dell’autore o dell’origine delle immagini. Per tutto questo – e converrebbe trattare l’argomento in modo più dettagliato – non possiamo limitarci a esaltare il fotolibro solo come una forma espressiva più o meno attuale perché la cosa più significativa è stabilire il suo impatto sulla trasformazione dello scenario artistico e sullo sviluppo della cultura visiva contemporanea.

In ambito spagnolo, per chi si inizia con curiosità a questo mondo, raccomanderei due gioielli: Infinito (2003), di David Jiménez, e La caza del lobo congelado (2009), di Ricardo Cases; e una libreria online, covo di Alì Babà del fotolibro: http://www.dalpine.com/

Joan Fontcuberta

 

Articolo originale: http://www.elpais.com/articulo/portada/hechizo/fotolibro/elpepuculbab/20111217elpbabpor_3/Tes

 

Traduzione a cura di Asterischi.it (as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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