venerdì , 22 settembre 2017
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Gli appunti – Cinque spunti su Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana

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1. Una citazione.

«Volete Fare la rivoluzione, ma tutto quello che avete ottenuto è ammazzare delle persone».
«Gliel’ho detto, è una guerra: e in guerra ci sono sempre dei morti. Cosa crede, che i partgiani…».
«Voi non siete i partigiani!», gridò Colnaghi alzandosi di scatto, e meraviglia si chinò d’istinto piegando la testa.
«Ha capito? Mi ha capito? Voi non siete i partigiani!».

 

2. Giustizia e perdono.

Con Morte di un uomo felice Giorgio Fontana conclude la riflessione in forma narrativa sulla giustizia e sulla verità iniziata col romanzo Per legge superiore; il primo libro mi era parso ancora immaturo, forse perché troppo ambizioso nei temi per quello che era un esordio, un primo tentativo di romanzo in qualche modo impegnato, forse perché i personaggi non erano abbastanza caratterizzati da rimanere impressi nella mente del lettore.
Il giudice Giacomo Colnaghi, invece, è un personaggio affascinante nella sua semplicità: cattolico riformista sinceramente cristiano, estraneo a giochi di potere tipici del suo ambiente e desideroso di capire le ragioni dei brigatisti, visti non come un nemico da giustiziare ma come delle persone che possono ancora trovare la redenzione e il perdono.

 

3. Tra Calvino e Sciascia.

La storia di Colnaghi si alterna a quella del padre Ernesto, morto tra le file dei partigiani, instaurando un parallelismo tra la resistenza armata antifascista e quella civile condotta dalla magistratura, smontando qualsiasi surreale ma facile retorica tesa a dipingere l’operato delle Brigate Rosse come forma di resistenza allo Stato democristiano; l’opera si pone così come una riflessione non solo sulla giustizia in senso legale ma anche come giustizia storica, trasformando il romanzo in un riuscito tentativo di comprendere il mondo e conoscere la verità, missioni letterarie care a due tra i più grandi scrittori italiani: rispettivamente Italo Calvino e Leonardo Sciascia.

 

4. Questo non è un giallo!

In molte librerie questo libro si trova nelle sezioni dedicate ai gialli ma non bisogna lasciarsi confondere dall’associazione mentale Sellerio/Camilleri; Morte di un uomo felice è un romanzo d’ambientazione giuridica ma non c’è un delitto da risolvere: l’inchiesta di cui si occupa Colnaghi è solo uno dei tasselli che compongono il mosaico di esperienze che portano il protagonista alle sue riflessioni, non più importante dei momenti dedicati alle scene d’ambientazione familiare o ai dialoghi con i colleghi o con l’amico Mario.

Il rischio di vedere questo romanzo relegato in un genere che non gli appartiene dispiace in modo particolare, dal momento che già altre due opere di Fontana avevano subito una sorte analoga: già Buoni propositi per l’anno nuovo e Novalis,  le prime due opere narrative di Fontana,proponevano tematiche capaci di fornire spunti per riflessioni di stampo etico, ma queste finivano per essere messe da parte dal momento che, complice la veste grafica e, tentava di classificarle rispettivamente come un romanzo di formazione dal sapore quasi mocciano e il romanzo ‘cannibale’ à la Santacroce.

 

5. Curiosità ed ed easter eggs.

Da bravo lettore di fumetti, Fontana si è divertito a utilizzare una tecnica tipica del medium citato: l’inserimento di citazioni nascoste che non hanno un ruolo fondamentale all’interno della trama ma che contribuiscono da un lato richiamare l’attenzione del lettore e dall’altro a rendere più realistico un mondo letterario dove i personaggi rischiano sempre di essere troppo distanti dalle persone reali perché in qualche modo privi di un passato o di un ambiente circostante qualora questi non ‘servano’ al procedere della trama.

Ovviamente nei fumetti questi easter eggs vengono quasi sempre nascosti fra le illustrazioni, mentre nel romanzo Giorgio Fontana riesce brillantemente a inserirli fra i dialoghi: oltre a un riferimento diretto al mondo fumetto – Colnaghi compra un numero di Topolino – risulta particolarmente interessante il dialogo tra il magistrato e la vedova di un collega – pp. 160/161 -  in cui vengono citati San Calogero, il santo nero venerato ad Agrigento – proprio dove noi di Asterischi abbiamo incontrato per la prima volta l’autore, nel corso di Contemporanea – e un libro di Nicola Chiaromonte, i cui saggi contenuti ne Le verità inutili, al pari di Diario di un giudice di Dante Troisi, citato poche pagine dopo, hanno probabilmente fornito allo scrittore diverse fonti d’ispirazione per il romanzo.

Le convinzioni etiche di Mario Colnaghi mi hanno ricordato quelle espresse dal giurista Francesco Carnelutti nei suoi Colloqui della sera (A tempo perso), un programma radiofonico poi adattato a libro, ma vista la mancanza di un riferimento diretto in Morte di un uomo felice, a cui si aggiunge la difficile reperibilità del testo, potrebbe trattarsi di una coincidenza.

 

 

Per approfondire.

Intervista a Giorgio Fontana

- Non saremo giovani per sempre – ContemporaneA – Rassegna di letteratura under 35

- Il blog di Giorgio Fontana

- Scheda del romanzo su Sellerio.it

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

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