lunedì , 24 aprile 2017
Le news di Asterischi

Gli Anni degli 883

L’undici Aprile è stata pubblicata una compilation scaricabile gratuitamente dal sito Rockit.

L’album, alla cui realizzazione hanno contribuito alcuni tra i nomi più in vista della scena indie italiana, si intitola Con due deca e costituisce un tributo agli 883.

I puristi hanno ovviamente storto un po’ il naso ancora prima di poter ascoltare le cover, disgustati dall’idea che gli artisti che dovrebbero rappresentare la rinascita della musica d’autore si siano abbassati al livello della band di Max Pezzali, che nell’immaginario collettivo rappresenta lo stereotipo del pop adolescenziale all’italiana.

Sembra strano, però, che nessuno abbia pensato a prendere in considerazione l’impatto che le canzoni degli 883 hanno avuto sull’infanzia di quei cantautori che, non dimentichiamolo, hanno tutti un’età compresa tra i venti e i trent’anni.

Non credo che da parte di Rockit ci fosse un reale intento di rivalutazione ‘colta’ della discografia del gruppo di Pavia; l’intenzione era piuttosto quella di mostrare come anche il pop possa avere un ruolo nella formazione musicale di un cantautore propriamente detto. Non che l’idea sia nuovissima, sia chiaro, già Battiato, Gaber e, in tempi più recenti, Francesco Bianconi dei Baustelle e la compilation Cantanovanta prodotta da Garrincha Dischi hanno dimostrato l’importanza della canzonetta, ma a mio parere il progetto Con due deca segna uno spartiacque in questa riflessione, vuoi perché rappresenta un primo esperimento monografico in tal senso, vuoi perché è nato spontaneamente, grazie all’intuizione de I Cani che hanno proposto una rilettura del pezzo Con un deca nei loro concerti.

Lo stesso Max Pezzali si è reso conto, con grande autoironia, della genialità del progetto e, dopo aver partecipato come ospite a un live de I Cani, ha recensito una per una tutte le cover del tributo. Il filo rosso che lega questa recensione track to track è una frase che troviamo nel commento alla versione de Gli anni eseguita dai palermitani Colapesce: «Sembra che il pezzo sia stato scritto ieri».

Credo che l’obbiettivo del tributo fosse un po’ questo: dimostrare l’attualità di quei testi scritti da due ragazzini cresciuti nei terribili anni ’80, figli del crollo delle ideologie e che non potevano far altro che rimpiangere «Gli anni d’oro del grande Real / gli anni di Happy days e di Ralph Malph / gli anni delle immense compagnie/gli anni in motorino sempre in due / gli anni di che belli erano i film / gli anni dei Roy Rogers come jeans.»

Non a caso, il singolo che diede il via alla carriera al gruppo guidato da Pezzali e Mauro Repetto parlava della morte dell’Uomo Ragno, simbolo, come Happy Days, del glorioso ventennio ‘60/’70 e quindi inadatto a convivere con le trasformazioni che il mondo stava subendo in quegli anni.

Ai grandi ideali si sostituirono rapidamente piccoli drammi privati, come l’impossibilità di sfuggire alla noia della piccola Pavia a causa della mancanza di denaro – Con un deca – la pateticità della vita da discoteca, che nonostante tutto rimane l’unico modo per divertirsi un po’ – Nella notte – le notti trascorse in giro perché non si è riusciti a trovare la festa a cui si era stati invitati – Rotta per casa di Dio – e i temi più classici come la fine di un’amicizia trascorsa a «ridere dei porno di mio papà» narrata in Cumuli, grandi canzoni d’amore un po’ patetiche ma non per questo prive d’originalità. Una menzione speciale meritano le canzonette con qualche pretesa di precetto esistenziale come La regola dell’amico e La dura legge del goal.

  • Informazioni su Loris Magro

    Loris Magro
    Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

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