giovedì , 27 aprile 2017
Le news di Asterischi

Disegnare con la luce: prima lezione di fotografia a cura di Monsieur Daguerre

Immagine principale

Parigi; 19 Agosto 1839; Accademia delle Scienze e Accademia delle Belle Arti; qualche eroe in più del dovuto che si spintona (il fisico-deputato François Arago, il pittore Paul Delaroche, il defunto ricercatore Joseph Niépce e il figlio Isidore, il chimico Louis Daguerre, nonché lo Stato Francese); un solo vero protagonista: la fotografia. La scoperta o invenzione – per ora è ancora troppo sottile la differenza – prende il nome di dagherrotipia, una parola parecchio complicata per spiegare due concetti fondamentali. La prima è che Monsieur Daguerre scansa i suoi avversari e se ne prende il merito. La seconda è che disegnare con la luce è una delle scoperte/invenzioni più straordinarie del nostro secolo.

Ma ora riportiamo quanto ieri è stato esposto alla riunione congiunta dell’Accademia delle Scienze e dell’Accademia delle Belle Arti da François Arago, che ha proposto al padre presuntolegittimo l’acquisto del procedimento per conto dello Stato: notizia già apparsa il 6 e il 19 Gennaio nei quotidiani La Gazette de France e The Literary Gazette londinese.

Il procedimento pare semplice: «Questo processo si divide in cinque operazioni. La prima consiste nel nettare e pulimentare la lamina e renderla propria a ricevere lo strato sensibile. La seconda, nell’applicazione di questo strato. La terza, a sottomettere nella camera oscura la lamina preparata a ricevere l’azione della luce affine di ricevervi l’immagine della natura. La quarta, nel fare apparire questa immagine che non è visibile al suo uscire dalla camera oscura. La quinta finalmente ha per scopo di togliere lo strato sensibile che continuerebbe ad essere modificato dalla luce e tenderebbe necessariamente a distruggere interamente la prova.»

Queste le parole enigmatiche e non proprio esaustive apparse sui quotidiani a gennaio. Parole che ci fanno capire quale sottile battaglia fosse già in atto per la paternità di una così grande scoperta, visto che il dico-non dico risulta abbastanza misterioso. Ma ora che la riunione si è conclusa abbiamo le idee un po’ più chiare e possiamo spiegare come sia possibile scrivere con la luce, ovvero fotografare.

Semplificando, le cinque operazioni partono dal presupposto che trovandoci in una stanza totalmente oscurata (camera obscura) in cui la luce penetra attraverso una piccola fessura, a sua volta provenendo da uno spazio (per esempio un giardino) molto illuminato, vedremo proiettata sulla parete di fronte l’immagine di quello stesso spazio. La macchina che funge da piccola camera obscura è una scatola in legno, con una fessura posteriore per inserire la lamina fotosensibile e un obiettivo fisso anteriore per catturare la luce, e quindi l’immagine. Ed ecco la prima e la seconda operazione. Pulire la lamina di rame significa applicarle un sottile strato d’argento lucidato e vapori di iodio, formando così uno strato di ioduro d’argento. La terza: esporla alla luce, inserendola entro dieci ore dall’applicazione di ioduro d’argento all’interno della scatola in legno e lasciarla in esposizione (alla luce “esterna”) dai dieci ai quindici minuti. La quarta si chiama sviluppo: in una camera oscura esporre la lastra per un tempo X alla luce di una lampada, ritrasformando lo ioduro d’argento in argento, e successivamente esporla a vapori di mercurio. Infine, il fissaggio con tiosolfato di sodio. Ecco che il dagherrotipo è un’immagine catturata dalla realtà.

Immagine all'interno del testo - NATURA MORTA, IL PRIMO DAGHERROTIPO, 1837, LOUIS DAGUERRE

Gira voce che la macchina Daguerrotype sarà costruita e commercializzata dalla ditta parigina Susse Frère per la Francia ed esclusivamente da Alphonse Giraux, cognato di Daguerre, per l’Inghilterra, che chiaramente non mancherà di sottolinearne il marchio di originalità anche per la Francia. I prezzi saranno un punto dolente per i pionieri della fotografia: 350 Franchi per la produzione Suisse Frère e 400 per la Giraux.

Anche senza toccare con mano il meccanismo di questo affascinante processo, rimaniamo a sognare un mondo dove tutto sarà possibile. Se questo è il primo straordinario passo, cosa ci riserverà il futuro? E soprattutto, saranno vere le parole del pittore Delaroche che sostiene che: «… la mirabile scoperta di Monsieur Daguerre ha reso un servizio immenso alle arti»? Ci vogliamo credere, e sospiriamo, immaginandoci già luce che forma un’immagine su una lastra di rame e che magicamente ci riproduce per i posteri.

 

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com