venerdì , 24 novembre 2017
Le news di Asterischi

Dialogo immaginario tra Guy Fawkes e Asterischi (lm)


(Ho aspettato tre mesi per ottonere questo tête à tête, tra permessi e nulla osta vari. Non vedo l’ora di cominciare, anche se l’idea di trovarmelo finalmente davanti m’inquieta non poco.

Mi conducono lungo un corridoio, finalmente arriviamo all’aula in cui potrò incontrare Guy Fawkes.)

Lm: Finalmente, dopo settimane di discussioni via e-mail, ho il piacere di incontrarla dal vivo!

Guy Fawkes: Purtroppo le visite sono ancora, dopo tanti anni, soggette a restrizioni; e a quelli che chiamo scherzosamente ‘i miei custodi’ voi giornalisti non piacete poi tanto, perché non gli piace che io parli troppo: la gente potrebbe ascoltarmi.

 

Lm: Ma ormai sono passati tati anni dalla sua, come possiamo chiamarla, ‘impresa’.

Guy Fawkes: Se i meriti di una persona si dimenticano piuttosto in fretta, i suoi errori sono immortali: nessuno ricorda la mia carriera militare. No, sui libri di storia il mio nome è presente solo in virtù della mia partecipazione a un attentato. Un attentato fallito, tra l’altro.

 

Lm: Intende dire che la gente ha una percezione sbagliata della sua figura?

Guy Fawkes: Sbagliata? Io direi del tutto fallace e distante da qualsiasi presunzione di realtà. Così come si ha una percezione sbagliata di quelli che erano i nostri scopi.

 

Lm: Mi scusi, non la capisco. Mi sembra chiaro che lo scopo della ‘congiura delle polveri’ fosse quello di far saltare in aria il Parlamento.

 

Guy Fawkes: Ecco, c’è un vizio di forma già nel modo in cui viene chiamato quell’evento mancato: ‘congiura delle polveri’, come se il mezzo, la polvere da sparo, coincidesse col fine. Ma per favore!

 

Lm: In fondo, però, è solo un nome, serve a indicare quell’azione in modo da distinguerla dalle altre.

Guy Fawkes: Lei continua a non capire. La gente ricorda questa ‘congiura delle polveri’, brucia i fantocci che mi rappresentano nel giorno dell’anniversario della congiura, ma non ricorda neanche lontanamente le nostre motivazioni; siamo visti come degli idioti con pretese pseudorivoluzionarie senza né capo né cosa, ci immaginano come se fossimo dei sovversivi. Sovversivo, io? Le persone dimenticano anche che ero e sono cattolico.

 

Lm: la Chiesa di Roma, però, è sempre un po’ elusiva quando le vengono poste domande su di lei.

Guy Fawkes: Forse un po’ più di solidarietà nei miei confronti non mi dispiacerebbe, ma il Papato svolge il suo lavoro. È e deve essere un mediatore tra gli stati. Capisco  la presa di distanze dai mie intenti, me ne dispiaccio ma rispetto questa scelta. Di certo, se uscissi di prigione, non metterei su una congiura per farli saltare in aria! (ride.)

 

Lm: (rido anch’io, bevo un sorso d’acqua e poi decido di riprendere con le domande.) Cosa pensa di chi la considera un ispiratore? Si vedono sempre più giovani che portano delle maschere raffiguranti il suo volto, ispirati anche da un romanzo a fumetti il cui protagonista si rifà alle sue imprese.

Guy Fawkes: Li rispetto, ma non hanno nulla a che fare con me. Il problema del diventare un’icona è questo: il tuo volto viene usato come simbolo per una bandiera, come immagine da stampare su una maglietta, come immagine di un profilo su facebook. Ma non sei tu, è solo il tuo volto, che ormai è carico di una serie di idee, di significati che non ti appartengono o ti appartengono solo in parte.

Quelli che sono davvero convinti di proseguire le mie azioni, poi, sono dei poveri idioti: i miei erano altri tempi, belli o brutti che fossero, giustificavano in parte delle azioni violente. Oggi tutto questo non ha alcun senso, il clima è molto meno teso, chi mette le bombe o ammazza qualcuno in fondo lo fa per sfogare la sua voglia di violenza, non per affermare un ideale.

 

Lm: Molti di questi suoi presunti seguaci, tra l’altro, criticano la sua scelta di collaborare con quotidiani e settimanali non del tutto affini al suo pensiero.

Guy Fawkes: Così come considero sacra la libertà di stampa, penso che sia altrettanto sacra la libertà di pubblicare e di cercare di farsi pubblicare. Quando scrivo un articolo lo faccio perché voglio dire qualcosa. Se a pubblicarlo è un giornale di sinistra o di destra, cattolico, ateo o protestante, poco importa: l’articolo è quello, nessuno si azzarderebbe a cambiarlo.

 

Lm: Mi dispiace dirle che non sono del tutto d’accordo: ogni giornale ha una sua linea editoriale, e ultimamente non si bada troppo al fair play quando si ha voglia di scrivere qualcosa, quindi risulta un po’ fastidioso, per chi ha il piacere di seguire gli articoli di un intellettuale del suo livello, dover spendere dei soldi per leggere solo un suo articolo e buttare, o leggere con disgusto, tutte le altre pagine.

Guy Fawkes: Io capisco la sua posizione, ma credo fermamente in quello che ho detto prima: scrivo per chiunque mi pubblichi senza farmi pressioni di alcun tipo.

 

Lm: Non voglio insistere oltre sull’argomento, anche perché il tempo a nostra disposizione è finito. Non mi resta che ringraziarla per la sua disponibilità e sperare di poterla intervistare nuovamente, prima o poi.

Guy Fawkes: Sono io a dovere ringraziarla per aver espresso la sua voglia di incontrarmi e discutere con me. Attendo con ansia il momento in cui quest’intervista sarà pubblicata.

 

(lm)

 

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

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