sabato , 29 aprile 2017
Le news di Asterischi

Dialogo immaginario tra Tengo e Aomame

1Q84

- Ho una domanda da porti, Aomame. Diciamo che è un piccolo piacere personale. L’introduzione posso farla io

- Fai pure. Sei tu lo scrittore…

Vorrei parlarvi di un tempo che c’è e non c’è. Di una città conosciuta, che però di notte nasconde un segreto. Di me e di lei: incoscienti creazioni, scoperte e ispirazioni di questo tempo, di questa città, delle sue notti e della mia mente. E della penna di un uomo che sa leggere i punti i domanda, un padre illegittimo che si chiama Murakami Haruki.

Un attimo. Scusate un attimo…

Tengo: Perché stai ridendo, Aomame?

Aomame: Io? No, Tengo, non rido. Sorrido. Da scrittore saprai descrivere la differenza tra una risata e un sorriso. Viviamo in mezzo all’inchiostro, tu ed io, la nostra realtà è rappresentata da pagine zeppe di parole. E ogni parola ha il suo significato, soprattutto per noi che siamo giapponesi e usiamo gli ideogrammi per scrivere concetti. Quindi, Tengo, chi leggerà la tua domanda percepirà in modo distorto le mie emozioni dal momento che tu hai utilizzato la parola ridere al posto di sorridere.

Tengo: Acuta e affilata come l’oggetto che porti nella borsa. Perché sorridevi poco fa, e perché, in modo leggermente più cinico, lo fai ancora?

Aomame: Perché sei stato un tantino plateale, sembrava che da un momento all’altro dovessi annunciare la fine del mondo.

Tengo: E non è così forse?

Aomame: La fine del 1984 o del 1Q84? La fine di Tengo e Aomame o l’inizio di noi? E, sì, l’oggetto che porto nella borsa è acuto e affilato e serve a obbligarmi a essere come lui, perché se non mi obbligassi non ne avrei il coraggio.

Tengo: Voi donne avete questa magnifica capacità di stravolgere i punti di domanda creandone di nuovi. Eppure ti ho insegnato che è un compito che spetterebbe in esclusiva allo scrittore, così come afferma ?echov.

Aomame: A proposito, perché proprio Anton ?echov? Capisco la sintonia con George Orwell, perché «il futuro inevitabilmente finisce per coincidere col presente. E poi scivola subito nel passato», e tu ne sai qualcosa, vero? Capisco le affinità con Charles Dickens, perché «a paragone con la matematica che era uno splendido palazzo fantastico, il mondo dei romanzi di Dickens era come una foresta profonda e magica», e tu ne hai bisogno spesso, così come hai bisogno di sentirti un po’ Oliver Twist. Ma ?echov? Nemmeno il fatto che lui sia stato anche medico e tu come matematico sia per natura diviso a metà tra logica e follia, mi convince.

Tengo: Hai letto e memorizzato i miei pensieri, la cosa mi ha fatto per un attimo rabbrividire. Ma del resto non mi stupisce. ?echov aveva una regola. «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».

Aomame: Certo che l’hai presa alla larga questa regola. Ma credo di avere capito cosa intendi. Sono io la pistola comparsa nella tua vita?

Tengo: Basta domande, Aomame. Non invertiamo di nuovo i ruoli. Piuttosto, vorrei sapere da te una cosa. Mi sembra incredibile chiedertelo ma non posso farne a meno. Ti saresti scritta in modo differente?

Aomame: Forse, dopo un’attenta riflessione, cambierei la forma dei miei seni. «È una cosa che guardandomi allo specchio avrò pensato almeno settandaduemila volte». Ma come potrei cambiare altro, Tengo? Le tue fantasie sono un po’, forse, anche i tuoi desideri. Giusto? Però, sì, una cosa ci sarebbe: vorrei poter guardare lo stesso cielo. Tu ed io, poter guardare le stesse lune in cielo…

(db)

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com