martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Dialogo immaginario tra Rainer Maria Rilke e Asterischi (lm)


LM: Oggi il nostro ospite è uno tra i più grandi scrittori mitteleuropei: l’immortale Rainer Maria Rilke.

Rainer Maria Rilke: Immortale? Non esageriamo. Cosa avrei fatto per guadagnarmi quella che lei chiama immortalità? Mi dispiace, ma devo proprio contraddirla: io sono mortale come tutti gli altri, anzi, sono più mortale poiché ho un’incredibile paura della Morte.

 

LM: Il grande Rilke ha paura della morte? Chi l’avrebbe mai detto!

Rainer Maria Rilke: Non so quando sia cominciata questa paura, ma a un certo punto… Credo di potere ben dire che l’ho sentita. Mi assaliva in piena città, in mezzo alla gente, spesso senza ragione. Spesso, invece, le cause si accumulavano; quando, per esempio, qualcuno veniva meno su una panchina e tutti gli stavano intorno e lo guardavano e lui era già oltre la paura:

allora io avevo la sua paura.

 

LM: Ricorda altri episodi?

Rainer Maria Rilke: Sì: quando mi morì il cane. Mi guardava con durezza e stupore. Mi rimproverava di averla fatta entrare. Era convinto che avrei potuto impedirlo. Adesso era chiaro che mi aveva sempre sopravalutato. E non c’era più tempo di spiegargli. Mi guardò stupito e solo, sino alla fine.

 

LM: Parla della morte quasi come se fosse una persona, un’entità tangibile.

Rainer Maria Rilke: Ma lo è, lo è! Arriva e si insinua nei nostri corpi. Ricordo quando morì mio nonno: C’era una voce, la voce che ancora sette settimane prima nessuno aveva conosciuto: perché non era la voce di mio nonno, ma la voce della sua morte. Una morte che viveva tra noi ormai da molti, molti giorni. Era lei a parlare, lei e solo lei.

 

LM: Non avevo mai pensato alla morte in questo modo.

Rainer Maria Rilke: Mi sembra ovvio: lei vive in un mondo diverso dal mio. La Morte ha cambiato la sua essenza: ai miei tempi ogni morte aveva un senso, ogni morte era un momento individuale, personale, a suo modo perfetto. Oggi si muore ancora, ma in serie, naturalmente. Data l’enorme produzione, la singola morte non è di troppo buona fattura ma non è poi così importante. È la massa che la fa. Chi dà oggi ancora qualcosa per una morte rifinita bene? Nessuno. Persino i ricchi, che potrebbero permettersi di morire secondo tutte le regole, cominciano a divenire trascurati e indifferenti. Il desiderio di avere una propria morte si fa sempre più raro. Ancora un poco è diventerà raro quanto quello di avere una propria vita.

 

LM: Lei è scettico quindi anche sulla possibilità di vivere davvero la propria vita?

Rainer Maria Rilke: Ovvio. Ormai si arriva e si trova una vita pronta, non si fa che indossarla. Si vuole partire o vi si è costretti: niente sforzi.

 

LM: Però mi scusi, rispetto ai suoi tempi oggi, grazie ai processi scientifici, di studio psicologico e bilogico, conosciamo molto di più della vita…

Rainer Maria Rilke: Sapevo che mi avrebbe fatto un’obiezione di questo tipo; lei mi chiede: è possibile che, nonostante invenzioni e progressi, nonostante cultura, religione e filosofia, ci si sia fermati alla superficie della vita? Io le rispondo: Sì, è possibile.

 

LM: Non la facevo così pessimista, quasi nichilista!

Rainer Maria Rilke: No, la prego, non mi chiami in quel modo. Non parlo mica della morte di Dio, io.

 

LM: Sarei stato pronto a giurare che la sua prossima affermazione avrebbe riguardato la morte di Dio!

Rainer Maria Rilke: No, si sbaglia. Non credo che Dio sia morto. Credo semplicemente che nel momento in cui l’uomo si è reso conto di avere un Dio, è riuscito a fare la cosa che gli riesce meglio: usare tutto ciò che è in suo possesso, senza ritegno e senza cura. Alla lunga tutto si usura, e quindi lei potrebbe chiedermi se sia possibile credere di riuscire ad avere un Dio senza usurarlo.

Anche in questo caso sono pronto a risponderle che sì, è possibile.

 

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

Un commento

  1. “Sono un poeta; lasci dunque che io le menzioni, dopo il Malte, pochi versi dal mio “Libro della povertà e della morte”, terzo del “Libro d’ore”:

    Signore, dai la morte che appartiene
    a ciascuno e che dalla vita sorge
    in cui egli amò e senso ebbe e pene.

    Perché noi siamo solo guscio e foglie.
    La morte grande, che in sé ognuno accoglie,
    essa è quel frutto a cui tutto s’avvolge.
    (16 aprile 1903)

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