domenica , 20 agosto 2017
Le news di Asterischi

Dialogo immaginario tra Guy Montag e Asterischi (rrb)

(Oskar Werner è Guy Montag in Fahrenheit 451 (1966) di F. Truffaut)

Il Potere non resta mai indifferente ai libri. Per questo ne brucia alcuni e ne santifica altri. Gli incendi, più o meno metaforici, dei volumi hanno percorso la storia dell’umanità: dall’imperatore Tiberio passando per la rivoluzione culturale cinese fino a forme più recenti e meno manifeste. Oggi abbiamo la fortuna di discuterne con un uomo che, per così dire, ha saltato la barricata. Stiamo parlando di Guy Montag, il celebre pompiere incendiario di libri in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (poi portato sullo schermo anche da Truffaut). Proprio lui ha passato una parte della sua esistenza bruciando libri e l’altra, invece, da uomo-libro per difendere la memoria collettiva dell’umanità.

Guy Montag alla fine ha preso la decisione di salvare i libri scegliendo di diventare uno di loro. Una specie di legge del contrappasso per uno come te che ne aveva incendiati parecchi.

Vi spiego. Per me erano ordini, intanto. Poi c’era la ragione estetica. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.

Poi cosa è successo?

Mi sono reso conto che qualcosa non andava. Ma non erano i libri, era la gente. Non diceva nulla. Vi assicuro. La gente parla di una gran quantità di automobili, parla di vestiti e di piscine e dice che sono una meraviglia! Ma non fanno tutti che dire le stesse cose e nessuno dice qualcosa di diverso dagli altri.

E quindi?

Ho cominciato a trafugare i libri. Alcuni li bruciavo, per evitare storie con i miei colleghi, altri li portavo a casa e li leggevo. E mi sono reso conto perché li bruciavamo.

Cioè?

I libri sono odiati e temuti, perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. Poi mi sono reso conto che i nostri crani erano pieni di dati non combustibili, di “fatti”. C’era questa sorta di eccesso di informazioni al punto che non potevamo più muoverci. Ci sentivamo bene informati. Avevamo anche la certezza di pensare, persino di muoverci, mentre in realtà eravamo tutti fermi come un macigno. Per noi non c’era niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia.

Scusami se ti interrompo, ma sembra quasi un’accusa all’eccesso di informazioni che abbiamo grazie ad internet. Ma non starai esagerando?

Tutto ciò che considerate evoluzione tecnologica non corrisponde realmente ad una vostra evoluzione in senso umano. Ad esempio la chiusura lampo ha spodestato i bottoni e un uomo ha perduto quel po’ di tempo che aveva per pensare, al mattino, vestendosi per andare al lavoro, ha perso un’ora meditativa, filosofica, perciò malinconica. Fai le dovute proporzioni con internet e avrai la risposta che cerchi.

Preferisco non sapere dove vuoi arrivare. Torniamo a noi. Ad un certo punto ricordo che qualcosa ti sconvolse parecchio.

Sì. Fu uno dei passaggi verso la mia conversione. La casa bruciava, lo ricordo bene. Eppure lei stava dentro. Così pensai che ci doveva essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!

Intanto avevi cominciato a leggere. Le prime impressioni?

Restai sconvolto. Avevo una mente completamente vergine. Le prime opere si piazzarono lì senza difficoltà e mi sentii il centro dei pensieri di centinaia di autori che facevano a gara per guadagnarsi la mia attenzione. Poi, ad un certo punto, cominciai a capire. I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano.

Ma che senso ha leggere ancora oggi?

Avrà senso sempre. Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Io lascerò un libro, neanche scritto da me, pensa un po’.

E l’umanità? Il tuo creatore è uno dei più grandi autori di fantascienza, ma non solo, del Novecento. Tu avrai pensato al futuro del mondo.

C’era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci si immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa. Però conosciamo anche la colossale sciocchezza che ci spinge all’annientamento. Un giorno o l’altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.

E ora che farai, vecchio umanista?

Semplice. Noi non siamo che copertine di libri, il cui solo significato è proteggerli dalla polvere.

(rrb)

(Il dialogo è stato interpretato la scorsa settimana in diretta su Radio Lab)

 

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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