martedì , 23 maggio 2017
Le news di Asterischi

Dialogo immaginario tra Cesare Pavese e Asterischi (as)

 
 
A.S. : Eppure vagando tra le classi sociali non trovo che sporcizia agli angoli dei viali, non incontro che mendicanti con le mani in tasca e la faccia rossa di vergogna. Le stesse mani troppo orgogliose di tradizione e troppo superbe di cultura per chiedere un sorriso o un pezzo di pane. Gli stessi occhi chiusi dal lavoro e dalla noia implacabile. Non c’è prospettiva diversa se mi muovo dallo scalino dell’operaio a quello del borghese, dal fumo delle fabbriche ai salotti usurati dal tempo e dalle parole, infinite. Non c’è cuore alla fine del giorno che si distenda appagato, non c’è corpo che non pecchi d’invidia feroce. E assecondando il vortice di silenzioso scambio, sparisce lo specchio d’acqua e ancor prima l’ombra di dubbio, perché non siamo altro che teatranti intrappolati in bolle di parole, sulla scalinata rossa di tappeti, sporchi ancora di terra sudata.

C.P.: Via via che passano gli anni, in faccia a ciascuno va sempre più disegnandosi il teschio. (17 settembre 1938) Che succede ancora?

A.S.: Succede che in questo impero capitalistico il sangue è tutto perso nel rosso del tappeto, così che non v’è pena per i condannati né per il coraggio dei suicidi; ognuno si calpesta senza vedere più i propri passi e seguendo le stesse traiettorie si cambiano i nomi delle vie, si allungano le liste all’anagrafe, si allargano i cimiteri marci di fiori, e le pagine dei calendari sono solo tempo che si accumula e numeri che si ripetono, con stagioni che fanno scalpore per la loro innaturalità e pioggia che fa sempre più fatica a lavare via.

C.P.: È tutto questione di mercato. (19 gennaio 1938)

A.S.: Vecchio è il mercato, pronto quasi a estinguersi. Il mercato di cui parli è un centro commerciale adesso. Perché se va bene per te va bene per me va bene per tutti, tutti in poltiglia coagulata verso quell’entrata luminosa, grande abbastanza da contenerci tutti, con sacchi pieni di roba uguale, robot autonomamente schiavi.

C.P.: È naturale, perché mentre tu intendi per progresso l’ingresso nell’assolutezza dei valori morali, e tutto il resto la chiami tecnica, altri s’accontentano appunto di quest’arricchimento tecnico delle condizioni di benessere e lo chiamano progresso. (30 luglio 1939). E poi, se fosse vero che l’uomo possiede il libero arbitrio, se ne parlerebbe tanto? Chi sa che non si tratti di un postulato. (7dicembre 1937)

A.S.: Un postulato forse, che ha attraversato secoli e di cui ancora ci riempiamo la bocca. Un postulato che è stato vita per tutti quelli che abbiamo ammazzato, te compreso.

C.P.: Bisogna osservare bene questo: ai nostri tempi il suicidio è un modo di sparire, viene commesso timidamente, silenziosamente, schiacciatamente. (24 aprile 1936)

A.S.: No, il suicidio non esiste, suicidio è una parola che lava la coscienza di chi resta. Non c’è uomo che non sia responsabile di un suicidio. E non c’è suicidio che non sia omicidio stesso.

C.P.: Ma soprattutto non fare mai il serpente, non rigettare mai la pelle: poiché, che cosa ha l’uomo di proprio, di vissuto, se non ciò ch’è appunto già vissuto? Ma tenersi in equilibrio, perché che cosa ha l’uomo da vivere, se non appunto ciò che ancora non vive? (17 febbraio 1936)

A.S.: Che cos’ha l’uomo da vivere se ha paura di quello che ancora non vive? Che cos’ha l’uomo da dire se non quello che hanno già detto prima di lui, e che diranno ancora, per nutrire muri dietro cui nascondersi quando il dubbio prende il sopravvento? Che cos’ha l’uomo da confessare a un prete se non quello che non confessa a se stesso?E mentre i palazzi si innalzano, le borse crollano, i jackpot arrivano alle stelle, si consumano guerre di partito, i benpensanti scagliano pietre, le telenovelas diventano vita e le vite diventano telenovelas …cos’è che ci salva?

C.P.: Ci salva l’Amore, forse si, forse no. Eppure è semplice. Quando non si resiste più, si muore. E voilà. (27 Novembre 1945)

(as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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