giovedì , 14 dicembre 2017
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David Trueba: scrittura, cinema e traduzione

In attesa dell’intervista per Asterischi.it, un piccolo assaggio dell’incontro con David Trueba

 

Passeggiare per le strade di Napoli significa avere coscienza di essere in una parte della Spagna, e la rete di relazioni che questa città intreccia con la sua antica dominatrice è molto fitta. La presenza dell’Instituto Cervantes, diretto da María Isabel Serrano Sánchez, non fa che sottolineare l’interdipendenza di queste due terre e offre la possibilità di affacciarsi più profondamente alla cultura spagnola di oggi.

Mercoledì 27 giugno è stata la volta di David Trueba, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, che ha chiuso il Corso di Traduzione Letteraria per l’editoria curato dal professore e traduttore Marco Ottaiano. Tema centrale la traduzione, accompagnato da una serie di botta e risposta che hanno visto un pubblico molto partecipe e un ospite entusiasta e disponibile, che ha trasmesso la sua esperienza in campo letterario, nonché i suoi punti di vista sulla traduzione, legandoli sempre al suo lavoro di regista e sceneggiatore.

«Nonostante l’industria, il cinema è un mestiere di artigiani; si lavora per il cinema come si lavora per creare un libro», afferma per prima cosa Trueba, continuando il parallelismo tra traduzione e cinema:

«La traduzione somiglia al lavoro del cineasta che deve scegliere gli attori che interpreteranno la sceneggiatura».

Quando giunge la fatidica domanda circa le relazioni che intercorrono tra scrittore e traduttore, David approfitta ancora una volta per riflettere sulle somiglianze tra cinema e letteratura. «La mia relazione con i traduttori consiste nel rispondere alle loro domande, così come avviene con gli attori con cui, più che provare (che per lui significa cercare di fare delle magie senza pubblico, ndr), si prepara, leggendo con loro la sceneggiatura e rispondendo proprio e alle loro domande e a quelle che impone il testo».

Lo scrittore spagnolo afferma d’avere avuto, senza una precisa ragione, pochi contatti con i suoi traduttori italiani, che come sappiamo sono stati tre diversi per i tre romanzi pubblicati. Cosa curiosa, visto che, come ci conferma lui stesso, se la casa editrice permette, si ha la possibilità di suggerire qualcuno con cui si ha già lavorato. Per quanto riguarda invece proprio la casa editrice, se ci si trova bene è normale continuare con la stessa, rifiutando le altre possibili offerte. Così è stato per lui, che ha visto le sue opere venire alla luce italiana grazie alla Feltrinelli. E considerato che quest’ultima ha da poco comprato la sua casa editrice spagnola (Editorial Anagrama), è certo che la relazione sarà ancora lunga.

Perché ha avuto così tanto successo in Italia? Non riesce a risponderci, dicendo semplicemente che il successo è sempre un malinteso e chi pensa di meritarselo non ha che terribilmente fallito.

Tornando poi alla traduzione, che è stato l’argomento che ha supportato tutti gli altri, ha accennato alla difficoltà di uno scrittore di essere anche traduttore, e soprattutto, alla difficoltà di tradurre se stessi. Per lui questo accade anche con il cinema; non ha mai pensato infatti di trasformare i suoi libri in film e per il momento non ha nemmeno intenzione che lo faccia qualcun’altro.

«Tutto è retto da processi di adattamento. Il traduttore non deve farsi ossessionare dalla fedeltà, deve soltanto trasportare lo stesso senso e le stesse emozioni nella sua lingua in modo tale che si possa godere di un testo senza pensare che originariamente sia stato scritto in una lingua straniera».

Questo uno dei suoi ultimi consigli agli studenti presenti in sala. Prezioso, considerato che il tema della traduzione è ancora oggi molto delicato e che la traduzione letteraria non riceve facilmente le attenzioni dovute né all’interno dell’insegnamento, né in campo professionale.

«Una volta spogliato della figura dell’autore, il libro rimane, quando ne vale la pena».

Così conclude Trueba, accompagnato dal professore e preside dell’Orientale Augusto Guarino e dal professore e curatore del corso Marco Ottaiano. La sua gentilezza e la sua apertura ci suggeriscono però che se dietro un libro si nasconde anche il sorriso dell’autore, il piacere di leggerlo aumenta notevolmente.

 

(as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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