domenica , 17 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Certe partite non ritornano

“Italia-Germania 4 a 3 è come un classico della letteratura, infatti la conosce anche chi non l’ha mai vista”.

Vito Biolchini

Nei giorni in cui si consuma la Confederention Cup 2013, l’ennesimo evento pallonaro di un mondo che non sembra più in grado di rinunciare alla sua dose quotidiana di calcio, ricorre l’anniversario di un evento irripetibile e quindi poco consono alla riproduzione incontrollata dei nostri giorni. Il 17 giugno del 1970 si disputò allo stadio Atzeca di Città del Messico l’Italia – Germania 4-3: match che ormai si legge tutto assieme come un mantra da recitare.

Certe partite non ritornano più. Era la semifinale di un mondiale, ma per tutti è ormai la “partita del secolo”, al punto che ne esiste una versione tedesca (Jahrhundertspiel) e una spagnola (Partido Del Siglo). Di quel mondiale, che per l’ultima volta si chiamò Coppa del Mondo Jules Rimet, fu la partita più importante, persino più della finale che per la cronaca l’Italia avrebbe perso per 4 a 1 contro l’immenso Brasile di Pelé. All’Atzeca c’è ancora oggi una lapide per ricordare quell’incredibile incontro che avrebbe avuto un valore simbolico tale da travalicare le generazioni coronando quei ventidue (più riserve) con tutti gli orpelli e la retorica che meritano gli eroi immortali.

In realtà la partita, fino ai tempi regolamentari, era stata del tutto ordinaria. Poi saltarono gli schemi e l’agonismo puro prevalse. Al 94′ segnò Gerd Müller (1-2), poi Burgnich (2-2), Riva (3-2), ancora Müller (3-3). Sessanta secondi dopo l’ultimo gol tedesco undici passaggi italiani di fila portarono Rivera a segnare il definitivo 4 a 3. Ci sarebbe da tirare in ballo tanto, ma è una storia di sport e va solo goduta e rivista anche con l’esempio dell’arcigna volontà degli sconfitti, come quel Beckenbauer che, nonostante una spalla lussata, restò in campo fino alla fine. In qualche modo fu un atto che diede la misura dell’evento.

Le passioni viscerali, tuttavia, mal si accordano col senso estetico degli esperti. Gianni Brera, su Il Giorno all’indomani della partita, ebbe a scrivere commenti poco lusinghieri.

«La gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l’infarto, non per ischerzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).»

Almeno lasciateci il calcio. Meglio la confusione della passione che la tristezza del calcolo con cui, amaramente, dobbiamo fare i conti ogni giorno della nostra vita.

Informazioni su Filippo Grasso

Pare che si diverta a leggere, ma, in realtà, passa in rassegna soltanto le quarte di copertina. Adesso che ha svelato il suo segreto vi ucciderà tutti.

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