giovedì , 14 dicembre 2017
Le news di Asterischi

C’è un Simenon senza Maigret

“Io non penso mai…”. Questa è la celebre frase del commissario Maigret, protagonista di ben 75 romanzi e 28 racconti del recordman della letteratura, che con quel grigio funzionario di mezz’età si addentra nel genere poliziesco, nel tentativo di eludere la reputazione di scrittore buono a produrre solo letteratura popolare. E ci riesce. Simenon si consacra alla letteratura seriale e di genere e lo fa attraverso la strada più ardua: l’aspetto pachidermico del commissario e il suo sguardo, che lo stesso autore definisce bovino, lo discostano dall’immagine degli altri investigatori letterari in voga negli anni ‘30. Eppure la coniugazione tra intuizione e fiuto compenserà la mancanza di intelligenza e sarà il punto di forza che porterà il riparatore dei destini, colui che in quel suo ozio apparente assorbe continue informazioni dall’ambiente che lo circonda, alla popolarità sua e del suo creatore.

Ma questo non basta; da lì Simenon matura la necessità di spingersi oltre, di uscire dalla gabbia della scrittura di genere e di approdare alla letteratura tout-court. Il transito è graduale e parte con La locanda d’Alsazia, il primo non-Maigret, Il passeggero del “Polarlys” e L’ospite di riguardo, che non si distaccano ancora nettamente dai confini della letteratura poliziesca. Con I suicidi, dove è di scena un amore impossibile, cominciano a delinearsi i temi cardine dell’opera simenoniana, quella visione tendenzialmente pessimistica e fatalista che porta i suoi personaggi alle estreme conseguenze delle loro azioni e del loro destino. Simenon procede nella sua creazione letteraria scavando sempre più nella natura umana, nella sua fragilità e scrivendo, a suo dire, solo in état de roman, quello stato creativo che gli permette di essere i suoi personaggi, di vivere tutte le vite possibili. Intenso e drammatico, Tre camere a Manhattan ci offre l’incontro di due solitudini, due camere, in una terza di prova, così come L’uomo che guardava passare i treni ci mostra la follia come fredda visione di una realtà differente.

Scrittore lucido e implacabile, Simenon supera progressivamente i cliché legati al suo passato commerciale, raccontando passioni umane divoranti e assolute, come in La camera azzurra, e lo fa senza melodramma, senza smancerie. Degno di nota è sicuramente Il gatto, perfetto nella sua violenza psicologica che non cede e non accelera fino alla fine delle sue 160 pagine. Il Citroen della letteratura sforna romanzi (si diceva che scrivesse fino a 80 pagine al giorno) di rara finezza psicologica, senza però mai trascurare il suo adorato Maigret, che prende vita tra la stesura e un’altra di capolavori come Le finestre di fronte e L’uomo di Londra, come piacevole passatempo. Ma da un passato così ingombrante non ci si riscatta così facilmente e forse mai totalmente; lo scrittore continua a essere oggetto di facili pregiudizi e catalogazioni, dure a scomparire. Saranno letterati come Gide, Celine e Mauriac a sdoganarlo definitivamente, con la complicità di un importante quanto dovuto passaggio all’autorevole casa editrice Gallimard. Simenon mira sempre più in alto: fortemente ambizioso è Pedigree, in cui lo scrittore cerca di uscire dagli schemi dei roman-durs per seguire la tradizione di una letteratura più classica, per creare quella che lui stesso definisce “la chanson de geste des petites gens”. Ma il fine ultimo di Simenon resta sempre l’uomo, l’uomo nudo che si spoglia delle sovrastrutture sociali e dei condizionamenti ideologici per rispondere ai suoi stimoli più naturali e ai suoi sentimenti più autentici, fino a varcare la linea delle situazioni limite in cui è catapultato. E quell’uomo è Simenon stesso nelle pagine di Ricordo… e Memorie intime, due dei suoi scritti più strettamente biografici, pagine a volte spietate e abbaglianti come una cruda istantanea di vita.

A pochi giorni dal centonovesimo anniversario della sua nascita, con un’eredità di oltre 450 piccoli capolavori che hanno raccolto consensi quasi univoci di pubblico e critica, ci si chiede ancora se un Simenon senza Maigret sia possibile. E’ possibile, ma non necessario; lo stile, i personaggi e le vicende dei Maigret non sono poi così dissimili da quelli degli altri romanzi. Perché Maigret è quell’uomo a cui si rapporta Simenon, l’uomo tutto nudo, faccia a faccia con il suo destino. Et donc chapeau bas, Monsieur Simenon!

(lc)

Informazioni su Laura Coletta

Laura Coletta
Classe 1988, Caserta. Laureata in lingue e letterature straniere, si sta specializzando in traduzione letteraria. Vive di grandi passioni, caute aspettative e affetti autentici. Può bastare.

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