venerdì , 22 settembre 2017
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Cantautori e poesia: Cesare perduto nella pioggia

In occasione del funerale di Fabrizio De André, una commossa Fernanda Pivano dichiarò che il cantautore genovese era il più grande poeta che avessimo avuto. Non penso di far torto a De André né alla Pivano se dico che il nostro più grande poeta (limitando la selezione al Novecento) è stato Cesare Pavese.
Credo sinceramente che anche De André e Fernanda Pivano sarebbero stati d’accordo con me, visto il ruolo di mentore che Pavese ebbe nella vita della prima e viste le palesi influenze che il poeta torinese ebbe sull’opera di Faber: non a caso se in Volume 1, il suo primo album, il cantautore inserisce ne La morte una citazione che funge da richiamo a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, celeberrima raccolta, pubblicata postuma, di Cesare Pavese.
Proprio quest’ultima antologia poetica o, per essere più precisi, la poesia che dà il titolo alla raccolta, è stata fonte di ispirazione per più di un cantautore: da Léo Ferré e Claudio Lolli i quali, indipendentemente l’uno dall’altro, musicarano gli ultimi, disperati versi del poeta e ne fecero due splendide canzoni, a Roberto Vecchioni, che, nella splendida Verrà la notte e avrà i tuoi occhi, regala al protagonista della canzone un lieto fine, concessogli dalla capacità di sopravvivere alla fine dell’amore, una capacità che il povero Pavese non ebbe – o non volle avere – mai; una fine diversa viene riservata a Pavese da un allievo di Vecchioni, l’ingiustamente dimenticato Enrico Nascimbeni, che canta della morte dell’autore in Non fate pettegolezzi, canzone che riporta il poeta tra le braccia della morte.
I punti di contatto tra l’autore de La casa in collina e gli esponenti del cantautorato italiano non si limitano però all’utilizzo di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi come fonte d’ispirazione: sempre Vecchioni prende senz’altro spunto dalla rivisitazione del mito di Orfeo esposta da Pavese nei Dialoghi con Leucò per comporre la sua Euridice: tanto nel dialogo intitolato L’inconsolabile quanto nel brano del cantautore milanese si allude all’intenzionalità del gesto fatale compiuto da Orfeo, che girandosi un attimo prima di uscire dall’Ade, perde per sempre qualsiasi occasione di riportare tra i vivi la sua Euridice.
Anche Léo Ferré, del resto, non si limitò a musicare Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ma trasformò in canzone anche L’uomo solo, poesia non troppo conosciuta ma in linea con le tematiche socio-politiche tipiche della produzione del cantautore italo-francese.
Se fino ad adesso abbiamo fatto attenzione soprattutto all’influenza che l’opera di Pavese ha avuto sulle composizioni di alcuni tra i più grandi cantautori italiani, è giusto ricordare che Pavese ha anche avuto l’onore di diventare uno dei personaggi di Alice, storica canzone di De Gregori, in cui il poeta è così rappresentato:

«Cesare perduto nella pioggia / sta aspettando da sei / ore il suo amore ballerina / e rimane lì a bagnarsi ancora un po’ / e il tram di mezzanotte se ne va / e tutto questo Alice non lo sa».

Si allude, ovviamente, all’ultima, terribile esperienza amorosa di Pavese: la storia con l’americana Constance Dowling, alla quale sarà implicitamente dedicata proprio Verrà l’amore e avrà i tuoi occhi.
Tra i cantautori citati, spicca l’assenza di Guccini, che con lo scrittore di Santo Stefano Belbo condivideva l’amore per la letteratura americana – e che, a differenza di Pavese, riuscirà a soddisfare il desiderio di visitare i luoghi natii dei suoi eroi letterari – e che sicuramente avrà, come i suoi colleghi, letto e amato le opere di uno come Pavece, che «è in gamba, sai, legge Edgar Lee Masters».

(lm)

Informazioni su Loris Magro

Loris Magro
Nasce il 3 Maggio 1990 ad Agrigento. Un po’ per un’insaziabile curiosità, un po’ per geni ereditari, legge fin da piccolo tutto quel che gli capita sotto agli occhi; una volta cresciuto, decide di dedicarsi a tempo pieno alla critica letteraria.

4 commenti

  1. Avevo letto che la donna che Cesare aspetta nella canzone di De Gregori non è la Dowling ma una ballerina a cui Pavese scrisse diciottenne per un appuntamento, che lei poi saltò lasciandolo sotto la pioggia a prendersi un malanno che lo tenne anche lontano da scuola per alcuni mesi.
    Chi è questa donna?

  2. lm

    Iuri, potrei anche sbagliarmi. Giurerei di aver letto qualcosa riguardo a un riferimento alla Dowling ma forse mi sono lasciato influenzare dal fatto che gran parte dei pezzi ispirati a Pavese riguardano il sucidio e l’amore per l’attrice.
    Del resto, Pavese non aveva troppa fortuna con le donne, quindi direi che poco importa chi sia stata l’amore ballerina degregoriana, uno dei tanti amori dello scrittori vale l’altro, purtroppo per lui ;)

  3. Bel pezzo davvero. Anch’io conoscevo un’altra versione a proposito della ballerina, ma in ogni caso bel pezzo!!

  4. lm

    Grazie mille Quintino!

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