martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno William Wordsworth (07/04/1770)

 

« COMPOSTA SUL PONTE DI WESTMINSTER

La terra non ha niente di più bello da mostrare:
insensibile colui a cui sfuggisse
una vista così maestosamente toccante.
La città ora veste come un indumento

la bellezza del mattino – silenzioso,  spoglio.
Barche, torri, cupole, teatri e templi giacciono
aperti verso i campi e verso il cielo,
tutto splende chiaro nell’aria limpida.

Mai inondò più soavemente il sole
nel suo primo splendore valli, rocce o colline;
mai visto, mai sentito una così profonda quiete.

Il fiume segue dolcemente il suo corso –

Dio! Persino le case sembrano dormiere
e tutto quel possente cuore giace immobile! »

Composta nel 1802, pubblicata nel 1807 in Poems in Two Volumes. Traduzione a cura di Asterischi (mm)

« L’ARCOBALENO

Il mio cuore esulta al cospetto
dell’arcobaleno nascente:
come nel venire al mondo,
come nel sapersi uomo;
così, nello scoprirsi vecchio,
mi sia data la morte!
Il Bambino è padre dell’Uomo
e siano i miei giorni
l’uno all’altro stretti
dal sentimento della natura. »

Composta nel 1802, pubblicata nel 1807 in Poems in Two Volumes . Traduzione R.Ranucci

« VAGAVO SOLO COME UNA NUVOLA

Vagavo solo come una nuvola
che fluttua in alto sopra valli e colline,
quando a un tratto vidi una folla,
una schiera di dorati narcisi;
lungo il lago, sotto gli alberi,
oscillavano e danzavano nella brezza.

Fitti come le stelle che brillano
e sfavillano nella Via Lattea,
si stendevano in una linea infinita
lungo le rive di una baia:
diecimila ne vidi d’improvviso,
scuotevano le loro teste in una danza vivace.

Le onde accanto a loro danzavano; ma loro
superavano le scintillanti onde in allegria:
un poeta non poteva che esser felice,
in così gioiosa compagnia.
Ammiravo – e ammiravo – ma pensai ben poco
al benessere che la scena mi aveva donato:

poiché spesso, quando me ne sto disteso
con umore assente o pensieroso,
essi balenano a quell’occhio interiore,
che è la beatitudine della solitudine;
e allora il mio cuore si riempie di piacere,
e danza coi narcisi. »

Pubblicata in Collected Poems, 1815. Traduzione a cura di Asterischi (mm)

« SIAMO SETTE

Vidi una cara contadinella,
ch’aveva ott’anni, come mi disse,
bionda, ricciuta, bella, assai bella
con le due grandi pupille fisse.
Presso il cancello stava. Ed io: – Figlia,
quanti tra bimbi, siete, e bimbette? 
chiesi. Con atto di meraviglia
ella rispose: – Quanti, noi? Sette. 
E dove sono? di’, se ti pare 
le dissi, ed ella mi disse: – Ma…
noi siamo sette: due sono in mare:
altri due sono nella città;
altri due sono nel camposanto,
il fratellino, la sorellina:
in quella casa che c’è daccanto,
io sto, con mamma, loro vicina. 
Tu dici, o bimba « due sono in mare,
altri due sono nella città!»
e siete sette. Questo mi pare,
è un conto, bimba mia, che non va. 
sette tra bimbe – diceva intanto
e maschi, siamo. Due son qui presso
in un cantuccio del camposanto:
nel camposanto, sotto il cipresso. 
M a tu ti muovi, tu corri: è vero?
tu canti, ruzzi, hai fame, hai sete:
se que’ due sono nel cimitero,
cara bambina, cinque voi siete. 
Verde – riprese – verde è il lor posto:
lo può vedere, là, se le preme:
da casa un dieci passi discosto:
stanno vicini, dormono insieme.
Là vado a fare la calza, e spesso
vado a far l’orlo delle pezzuole:
mi siedo in terra, sotto il cipresso,
con loro, e loro conto le fole.
E spesso, quando la sera è bella,
e quando l’aria è dolce e serena,
io là mi porto la mia scodella,
e là con loro fa la mia cena.
Prima a morire fu Nina: a letto
tra sé gemendo, stette più dì.
Poi, l’ha guarita Dio benedetto;
ed ecco allora ch’ella partì.
Nel camposanto così fu messa,
e quando l’erba non era molle,
io col mio Nino vicino ad essa,
mi divertivo sulle sue zolle.
Poi quando cadde la neve, e bello
sarebbe stato correre, tanto,
dové partire pure il fratello,
ed ecco che ora le sta daccanto. 
E quanti dunque siete ora voi
se quei due sono nel Paradiso? 
Sette, – rispose – sette siam noi! 
meravigliando tutta nel viso.
Ma son morti quei due! ma sono
lassù! son anime, anime elette! 
Che! – ripeteva sempre d’un tono.
No, sette siamo, no, siamo sette

Composta nel 1798,  pubblicata nello stesso anno nelle Lyrical Ballads. Traduzione di Giovanni Pascoli

« TRE ANNI LEI CREBBE SOTTO IL SOLE E LA PIOGGIA

Tre anni lei crebbe sotto il sole e la pioggia,

poi la Natura disse “ Mai fiore più amabile

fu piantato sulla terra;

prenderò questa Bambina per me;

lei sarà mia, e farò di lei

una delle mie Signore.

Io stessa sarò per la mia adorata

legge e impulso: con me

la Fanciulla, per monti e pianure,

in terra e in cielo, in boschi e radure,

proverà la possente capacità

di animare o inibire.

Sarà allegra come il cerbiatto

che, selvaggio di gioia, corre

sui prati o tra le montagne;

e sua sarà la brezza ristoratrice,

suoi il silenzio e la quiete

dei muti corpi inanimati.

Le nubi fluttuanti dovranno a lei

il loro stato; a lei il salice si inchinerà;

né lei esiterà a vedere

persino nel turbine della Tempesta

la Grazia che foggia il corpo della Vergine

in silenziosa empatia.

Le stelle di mezzanotte le saranno

care, e lei volgerà l’orecchio

in più d’un luogo segreto

dove i rivoli scorrono errando,

e la bellezza nata dal mormorio del suono

passerà sul suo viso.

E vitali sentimenti di piacere

Innalzeranno la sua figura a un’altezza solenne,

il suo seno virginale crescerà;

tali pensieri volgerò a Lucy

mentre lei ed io insieme vivremo

qui in questa valle felice.”

Così parlò la Natura – l’opera fu compiuta –

Come corse in fretta la mia Lucy la sua corsa!

Lei morì, e lasciò a me

questa brughiera, questa scena calma, quieta;

la memoria di ciò che è stato,

e mai più sarà. »

Composta nel 1798,pubblicata nel 1800 nelle Lyrical Ballads. Traduzione a cura di Asterischi (mm)

«Lo scopo principale […] che mi sono prefissato in questi Poemi è quello di rendere interessanti gli avvenimenti della vita quotidiana tracciando in essi, correttamente ma senza ostentazione, le leggi primarie della natura. È stata scelta per lo più la vita semplice e genuina poiché in quella condizione le passioni essenziali del cuore trovano un terreno migliore nel quale poter raggiungere la loro maturità, sono poste sotto minori restrizioni e parlano un linguaggio più schietto ed enfatico[…]

Anche il linguaggio di quegli uomini è stato adottato […] poiché essi sono quotidianamente a contatto con i migliori oggetti dai quali le parti migliori del linguaggio originariamente derivano; e poiché essi comunicano i loro sentimenti e le loro idee con espressioni semplici e non elaborate. »

« Chi è un Poeta? A chi si rivolge? E quale linguaggio ci si deve aspettare da lui? Egli è uomo che parla agli uomini: un uomo, è vero, dotato di più acuta sensibilità e di un animo più comprensivo di quanto si presume sia comune fra l’umanità; un uomo contento delle sua passioni e volontà, e che gioisce più degli altri uomini dello spirito vitale che è in lui[…]. A queste qualità egli ha aggiunto una disposizione ad essere maggiormente affetto, rispetto agli altri uomini, dalle cose assenti come se esse fossero presenti. »

« Ho detto che la poesia è lo spontaneo flusso di sentimenti potenti: esso trae origine dall’emozione  ricordate in tranquillità. L’emozione è contemplata finché, con una specie di reazione, la tranquillità gradualmente sparisce; e l’emozione, simile a ciò che prima era stato l’oggetto della contemplazione, viene gradualmente riprodotta, finché esiste effettivamente nella mente. »

dalla Prefazione alla seconda edizione Lyrical Ballads, 1800. Traduzione a cura di Asterischi (mm).

Nota:

Incoronato Poet laureate nel 1843, William Wordsworth è uno dei più celebri poeti inglesi di tutti i tempi. Conosciuto insieme a Southey e Coleridge come lake poet, la sua poesia è permeata di un profondo senso di comunione con la natura che influenzerà anche gli esponenti della stagione romantica successiva. La sua prefazione alla seconda edizione delle Lyrical Ballads, oltre ad essere considerata il manifesto del Romanticismo inglese, è fondamentale in qualità di pietra miliare che segna la definitiva rottura con l’artificiosità spesso pretenziosa della poesia precedente. In essa, Wordsworth inaugura una nuova èra poetica, più genuinamente vicina all’espressione dei sentimenti e delle passioni umane, e capace di porsi in rapporto simbiotico con l’universo naturale.

(mm)

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