mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Vladimir Vladimirovic Majakovskij (07/07/1893)

 

«Aderire o non aderire? La questione non si pone per me [...]. È la mia rivoluzione. »

Da Poesie. Testo russo a fronte.

«Gridano al poeta:

“Ti vorremmo vedere davanti a un tornio!
Cosa sono i versi? Parole inutili!
Certo che per lavorare fai il sordo”.
Forse, a noi, il lavoro
sta a cuore più d’ogni altra occupazione.
Sono anch’io una fabbrica.
E se mi mancano le ciminiere,
forse, senza di esse,
ci vuole ancor più coraggio.
Lo so: voi non amate le frasi oziose.
Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
E noi, non siamo forse degli ebanisti?
Noi intagliamo Il legno delle teste dure .
Certo, la pesca è cosa rispettabile.
Tirare le reti e, nelle reti, storioni, forse!
Ma il lavoro del poeta non è da meno:
è pesca d’uomini, non di pesci.
Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi oserà chiamarci pigri?
Noi limiamo i cervelli
con la nostra lingua affilata.
Chi è superiore: il poeta o il tecnico
che porta agli uomini vantaggi pratici?
Sono uguali. I cuori sono anche motori.
L’anima è un’abile forza motrice.
Siamo uguali. Compagni d’una massa operaia.
Proletari di corpo e di spirito.
Soltanto uniti abbelliremo l’universo,
l’avvieremo a tempo di marcia.
Contro la marea di parole innalziamo una diga.
All’opera! Al lavoro nuovo e vivo!
E gli oziosi oratori, al mulino! Ai mugnai!
Che l’acqua dei loro discorsi
faccia girare le macine. »

Il poeta è un operaio

« […]

Ma a me
voi uomini,
compresi quelli che mi hanno insultato,
siete più cari e più prossimi d’ogni altra cosa.
Avete visto
come il cane lecchi la mano che lo batte?!
[…] Là dove l’occhio degli uomini si arresta insufficiente,
alla testa di orde affamate
con la corona di spine delle rivoluzioni
avanza l’anno sedici.
Ed io presso di voi sono il suo precursore,
io sono sempre là dove si soffre:
su ogni goccia di fluido lacrimale
ho posto in croce me stesso. »

da Nuvola in calzoni

 

« […]

Niente cancellerà via l’amore,
né i litigi
né i chilometri.
E’ meditato,
provato,
controllato.
Alzando solennemente i versi, dita di righe,
lo giuro:
amo
d’un amore immutabile e fedele. »
E così anche a me

« […]

Potranno mai le foglie secche delle mie parole
trattenerti un momento
per aspirare avidamente? […]»

Lili?ka! Invece di una lettera

 

« …Io un solo veleno desidero:
bere e bere sempre versi… »

da Il Flauto di Vertebre

 

« […] Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s’io fossi appannato come il sole…
Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile? »

Da All’amato me stesso

 

Majakovskij – Omaggio de Il Teatro Degli Orrori

 

Majakovskji di Gianni Allegra

Nota:

«Se non avesse esasperato tutto non sarebbe stato un poeta. Sentiva e viveva con forza iperbolica: amore, devozione, amicizia. Non si apriva facilmente, ma era calmo e tenero. Era infelice. Solo nei primi anni della rivoluzione visse con furore e lietamente, ma non sapeva accettare il declino, non sapeva rassegnarsi all’idea che la giovinezza è un attimo, e che il futuro è spesso mediocre.»

Lilja Brik

«La sua poesia è un catalogo di immagini repentine che rimangono brillanti con tracce fosforescenti. E’ a tratti insultante. (Majakovskij) è un essere violento e dolce organicamente figlio e padre della sua poesia. »

Pablo Neruda

« – Certe volte – dissi – la politica costringe a tralasciare i sogni. Un popolo che lotta in condizioni avverse non può indulgere a concessioni. Deve impiegare tutte le sue forze nel combattimento supremo. Non è tempo di poesie…
- E’ sempre tempo di poesie – disse lei, – anche se talvolta gli uomini politici lo dimenticano e, così facendo, dimenticano la Rivoluzione. Sto pensando a Majakovskij. Ecco un uomo che ha saputo essere ai tempo stesso un combattente e un poeta…!

Le brillarono gli occhi e recitò:

Onore ai compagni dell’avvenire!
Scavando nell’escremento pietrificato dell’oggi
Per scoprire le tenebre dei nostri giorni
Forse si chiederanno anche chi io sono stato!»

Da La danza immobile di Manuel Scorza

Osservare il mondo attraverso il filtro delle parole e delle sue rappresentazioni fa dell’uomo uno spettatore, costruirlo, invece, urlando la propria parola e guardando coi sensi fa di un russo qualsiasi un budetljamin, un uomo del futuro. Vladimir Majakovskij, allo stesso modo, non si può solo leggere, vedere, non più ascoltare ahimè, ma esaltato e compatito, pianto e riso. Condannato quanto glorificato, il cantore della rivoluzione d’ottobre vive prima di tutto in sé il bisogno di sovvertire le regole e se è vero che bisogna prima conoscerle per capire come infrangerle, sin da ragazzo, povero ma appassionato, si dedica alla lettura, le arti, la politica e ne scompagina ogni aspetto: nel 1914 inaugurerà il cubofuturismo russo con “Schiaffo al gusto del pubblico” e dall’eco che se ne risente ancora oggi deve aver fatto male.

Difficile ridurre all’essenziale la vita e la poesia di un uomo in grado di vivere un ménage con una coppia sposata per quindici anni, innamorato tanto da togliersi la vita con un proiettile puntato al cuore, ma al lettore resta la scelta del conoscere, tutti in fondo siamo in grado di cogliere appena gli scorci e restare ciechi fino a quando decidiamo di aprire gli occhi per iniziare la nostra Rivoluzione.

(ss)

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