mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Vittorio Alfieri (16/01/1749)

«Sublime specchio di veraci detti,
mostrami in corpo e in anima qual sono:
capelli, or radi in fronte, e rossi pretti;
lunga statura, e capo a terra prono;

 sottil persona in su due stinchi schietti;
bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono;
giusto naso, bel labro, e denti eletti;
pallido in volto, più che un re sul trono:

or duro, acerbo, ora pieghevol, mite;
irato sempre, e non maligno mai;
la mente e il cor meco in perpetua lite:

per lo più mesto, e talor lieto assai,
or stimandomi Achille, ed or Tersite:
uom, se’ tu grande, o vil? Muori, e il saprai.»

[Rime 1788/1790, CLXVII]

«Il parlare, e molto più lo scrivere di sé stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso […] Io perciò ingenuamente confesso, che allo stendere la mia propria vita inducevami, misto forse ad alcune altre ragioni, ma vie piú gagliardo d’ogni altra, l’amore di me medesimo: quel dono cioè, che la natura in maggiore o minor dose concede agli uomini tutti, ed in soverchia dose agli scrittori, principalissimamente poi ai poeti, od a quelli che tali si tengono. Ed è questo dono una preziosissima cosa; poiché da esso ogni alto operare dell’uomo proviene, allor quando all’amor di sé stesso congiunge una ragionata cognizione dei propri suoi mezzi, ed un illuminato trasporto pel vero ed bello, che non son se non uno.»

[Vita (1804), incipit]

«[...] io non gli poteva portar odio, perché egli era bellissimo; ed io, anche senza secondi fini, sempre sono stato assai propenso per la bellezza, sí degli animali che degli uomini, e d’ogni cosa; a segno che la bellezza per alcun tempo nella mia mente preoccupa il giudizio, e pregiudica spesso al vero.»

[Vita, Capitolo Secondo]

«[...] mi sono sempre più figurato e tenuto di essere un vero personaggio nella posterità.»

[Vita, Capitolo Trigesimoprimo]

«Leggere, come io l’intendo, vuol dire profondamente pensare;»

[Del principe e delle lettere (1786) - Capitolo Ottavo]

«spesso è da forte,
più che il morire, il vivere.»

 [da Oreste 1783, atto IV, scena II]

Nota:
 «Nella città d’Asti in Piemonte, il dí 17 di gennaio dell’anno 1749, io nacqui di nobili, agiati ed onesti parenti.» Vittorio Amedeo Alfieri (1749/1803), grande drammaturgo italiano, fu sempre grato alle sue nobili origini per avergli permesso di svolgere in piena libertà il suo ruolo di letterato senza dover sottostare ad obblighi altrui. E proprio di libertà parlano le sue tragedie, libertà nell’amare, libertà nel morire, in un quadro che precorre gli spiriti romantici negli eterni ed irrisolvibili contrasti fra i moti delle passioni e i vincoli sociali, il «generoso / contrasto orribil, che ti strazia il core / infra l’amore, e il dover tuo.» [Mirra, atto V, scena I]

(ag)

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Un commento

  1. Belli, bellissimi i suoi versi…

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