lunedì , 21 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Virginia Woolf (25/01/1882)

« Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi. »

Da Lettera di addio al marito

« Era necessario filtrar via quanto di personale e di casuale vi era in tutte quelle sensazioni per poter raggiungere il puro fluido, l’olio essenziale della verità.»

Da Una stanza tutta per sé

 

« Egli, poiché dubbio non v’era sul suo sesso, per quanto la foggia di quei tempi alquanto lo dissimulasse, stava prendendo a piattonate la testa di un moro, che dondolava appesa alle travi del soffitto. Aveva essa la tinta d’una vecchia palla di cuoio; e quasi ne avrebbe avuto la forma, se non fosse stato per il cavo delle guance, e i pochi capelli duri e aridi come barbe d’una noce di cocco. Il padre di Orlando, o forse il nonno, l’aveva spiccata dal busto del gigantesco Infedele che gli s’era parato davanti all’improvviso al chiaro di luna, nelle barbare distese africane, e ora essa oscillava dolcemente, incessantemente, alla brezza perenne che soffiava per le logge in cima alla vasta dimora del signore che aveva decapitato l’Infedele. »

Da Orlando

 

«La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comperati lei.

Quanto a Lucy aveva già il suo daffare. Si dovevano togliere le porte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati tra poco. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca come fosse stata coniata nuova di zecca per dei bambini su una spiaggia.

Che gioia! Che terrore! Sempre aveva avuto questa impressione, quando con un leggero cigolio dei cardini, lo stesso che sentì proprio ora, a Bourton spalancava le persiane e si tuffava nell’aria aperta. »

La signora Dalloway

Nota:

«… è sufficiente avvicinarsi a questi brillanti solitari per rendersi conto che il loro fulgore è anche fiamma, e che la consunzione è il prezzo del loro sfolgorio.»

Marguerite Yourcenar

Virginia Woolf, nata Adeline Virginia Stephen, fu scrittrice, critica, poetessa maledetta, esempio emblematico della crisi interiore, capace di scrivere con la ruvidità di un uomo e la delicatezza di una donna. Fu tra le più rivoluzionarie scrittrici del Novecento, per aver abbandonato, seguendo il lavoro di Joyce e Proust, il tradizionale stile narrativo per sperimentare efficacemente la tecnica del flusso di coscienza, delineando una narrazione moderna, nella quale dirige la sua attenzione verso il monologo interiore, eliminando il dialogo diretto e la trama tradizionale.

I suoi romanzi sono per la maggior parte in chiave autobiografica, esprimono il tormento interiore della scrittrice afflitta da frequenti crisi depressive. Il matrimonio e la follia furono, infatti, maschere dietro cui si nascose per meglio assecondare le proprie ambizioni, ma che a lungo andare divennero una trappola. Il 28 marzo del 1941 decise di imporre il silenzio definitivo alle “voci” dalle quali era sempre fuggita. Si suicidò nel fiume Ouse.

(ag)

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