martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Umberto Saba 09/03/1883

«Spesso, per ritornare alla mia casa

prendo un’oscura via di città vecchia.

Giallo in qualche pozzanghera si specchia

qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va

dall’osteria alla casa o al lupanare,

dove son merci ed uomini il detrito

di un gran porto di mare,

io ritrovo, passando, l’infinito

nell’umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio

che bestemmia, la femmina che bega,

il dragone che siede alla bottega

del friggitore,

la tumultuante giovane impazzita

d’amore,

sono tutte creature della vita

e del dolore;

s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia

il mio pensiero farsi

più puro dove più turpe è la via.»

Città Vecchia (da Trieste e una donna)

«Sai un’ora del giorno che più bella

sia della sera? tanto

più bella e meno amata? È quella

che di poco i suoi sacri ozi precede;

l’ora che intensa è l’opera, e si vede

la gente mareggiare nelle strade;

sulle mole quadrate delle case

una luna sfumata, una che appena

discerni nell’aria serena.

È l’ora che lasciavi la campagna

per goderti la tua cara città,

dal golfo luminoso alla montagna

varia d’aspetti in sua bella unità;

l’ora che la mia vita in piena va

come un fiume al suo mare;

e il mio pensiero, il lesto camminare

della folla, gli artieri in cima all’alta

scala, il fanciullo che correndo salta

sul carro fragoroso, tutto appare

fermo nell’atto, tutto questo andare

ha una parvenza d’immobilità.

È l’ora grande, l’ora che accompagna

meglio la nostra vendemmiante età.»

L’ora nostra (Da Il Canzoniere)

«Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d’erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva

gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita

sentiva querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.»

La Capra (da Il Canzoniere)

«Mia figlia

mi tiene il braccio intorno al collo, ignudo;

ed io alla sua carezza m’ addormento.

Divento

legno in mare caduto che sull’onda

galleggia. E dove alla vicina sponda

anelo, il flutto mi porta lontano.

Oh, come sento che lottare è vano!

Oh, come in petto per dolcezza il cuore

vien meno!

Al seno

approdo di colei che Berto ancora

mi chiama, al primo, all’amoroso seno,

ai verdi paradisi dell’infanzia

Insonne

mi levo all’alba. Che farà la mia

vecchia nutrice? Posso forse ancora

là ritrovarla, nel suo negozietto?

Come vive, se vive? E a lei m’affretto,

pure una volta, con il cuore ansante.

Eccola : è viva; in piedi dopo tante

vicende e tante stagioni. Un sorriso

illumina, a vedermi, il volto ancora

bello per me, misterioso. E’ l’ora

a lei d’aprire. Ad aiutarla accorso

scalzo fanciullo, del nativo colle tutto

improntato, la persona china

leggera, ed alza la saracinesca.

Nella rosata in cielo e in terra fresca

mattina io ben la ritrovavo. E sono

a lei d’allora. Quel fanciullo io sono

che a lei spontaneo soccorreva; immagine

di me, d’ uno di me perduto…

Un grido

s’alza il bimbo sulle scale. E piange

anche la donna che va via. Si frange

per sempre un cuore in quel momento.

Adesso

sono passati quarant’anni.

Il bimbo

è un uomo adesso, quasi un vecchio, esperto

di molti beni e molti mali.

E’ Umberto Saba quel bimbo.

E va, di pace in cerca,

a conversare colla sua nutrice;

che anch’ella fu di lasciarlo infelice,

non volontaria lo lasciava. Il mondo

fu a lui sospetto d’ allora, fu sempre

(o tale almeno gli parve) nemico.

Appeso al muro è un orologio antico

così che manda un suono quasi morto.

Lo regolava nel tempo felice

il dolce balio; è un caro a lui conforto

regolarlo in suo luogo. Anche gli piace

a sera accendere il lume, restare

da lei gli piace, fin ch’ella gli dice:

“E’ tardi. Torna da tua moglie, Berto”.»

Tre poesie alla mia balia (da Il Canzoniere)

Nota:

Poeta italiano, Umberto Paoli, in arte Umberto Saba, fu criticato in vita per la poca originalità dei suoi versi, poco elevati e piuttosto semplici. L’utilizzo di un vocabolario costituito da termini quotidiani, non gli valse, infatti, critiche favorevoli da parte dei suoi contemporanei; ciò non toglie che oggi sia considerato uno dei maggiori poeti del Novecento italiano.

Nella sua poetica acquistano forte valore simbolico la città natale di Trieste, dalla quale sarà costretto ad emigrare in periodo fascista a causa delle sue radici ebraiche, e con la quale si identifica; e la donna, nella quale figura egli vede l’appoggio concreto, il pilastro della propria vita quotidiana.

(fg)

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Un commento

  1. Molto significativa “La capra”. Ottima scelta! A volte la semplicità non paga, ma arriva in modo molto più diretto nelle coscienze di chi legge, di chi sa davvero farlo.

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