martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Tim Buckley (14/02/1947)

« Da tanto ero in mare, su oceani senza navi
Cercando di sorridere ancora
Finché i tuoi occhi canori e le tue dita
Mi portarono alla tua isola
E tu canti:
“Naviga verso di me, vieni da me,
Lascia che ti abbracci
Sono qui, Sono qui
E aspetto di averti »
da Song to the Siren (traduzione tratta da Margherita Dolcevita di Stefano Benni)
« Ho questa strana strana sensazione
così profonda dentro il mio cuore
Non so dire cosa sia
ma non vuole andarsene
Mi succede tutte le volte
che ti do più di quello che in realtà posseggo
Ma ora tutto ciò di cui ho bisogno è un po’ di tempo per cantare questa canzone
E penso che così riusciremo a trovare un modo per perdere questa strana sensazione »
da Strange feelin’, Traduzione a cura di Asterischi (ss)
« E mentre tu hai dimenticato
tutti i nostri sciocchi sogni,
Io ritrovo me stesso cercando
tra le ceneri delle nostre rovine,
tra quei giorni di risate
e le ore che si perdevano veloci
Con la magia dei tuoi occhi
e il silenzio delle nostre parole »
da Once I was, Traduzione a cura di Asterischi (ss)
« Se mi racconti una bugia piangerò per te
Raccontami del peccato e riderò
Se mi parli di tutto il dolore che hai vissuto
Non sorriderò mai più di nuovo
Dovunque c’è la pioggia amore mio
Dovunque c’è la paura »
da Phantasmagoria in Due, Traduzione a cura di Asterischi (ss)

Song to the Siren

Starsailor, dove la voce diventa parte integrante della componente strumentale.

Once I was, cantata dal figlio Jeff.

Goodbye and Hello, massima espressione della versatilità della voce di Buckley.
Nota:
« Tim Buckley possedeva una voce eccezionale che spaziava tra i registri di baritono e tenore. Cosa più importante, sapeva esattamente cosa voleva fare con essa ».
« Buckley fu per il canto ciò che Hendrix fu per la chitarra »
Lee Underwood
E se la “vena artistica”, la musica, ce l’avessimo davvero nel DNA? Può esistere un gene per il “genio” artistico? Se si, molto probabilmente Jeff Buckley lo ereditò da Tim, il padre che scoprì di avere lo stesso anno in cui la droga poi glielo portò via. Tim Buckley, nome completo Timothy Charles Buckley III, fu definito “l’angelo del rock”, un po’ per i morbidi boccoli che gli incorniciavano il timido viso, ma soprattutto per la sua voce, una voce calda e passionale modellata in ogni crescendo, in ogni narrazione e in ogni dialogo del suo psichedelico-jazz-folk-rock. Ascoltare Tim è come perdersi dentro un kaleidoscopio di emozioni, un meraviglioso circo di oniriche armonie.

(ss)

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