martedì , 26 settembre 2017
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Buon Compleanno Thomas More (07/02/1478)

“La isola degli Utopii, larghissima, nel suo mezzo si stende duecentomila passi e per lungo tratto non si stringe molto, ma verso la fine d’ambedue i capi si va restringendo, i quali piegati in cerchio di cinquecentomila passi, fanno l’isola in forma de la nuova luna. Questi suoi corni dal mare combattuti sono distanti uno da l’altro circa undici miglia, e il mare, tra queste braccia dai venti difeso, fa come un piacevol lago e comodo porto, di onde per suo bisogno manda le navi agli altri paesi; la bocca da una parte con guadi e secche, da l’altra con aspri sassi, mette spavento a chi pensasse d’entrarvi come nemico. Quasi nel mezzo di questo spazio è un’alta rupe, la quale per ciò non è pericolosa, sopra la quale in una torre da loro fabbricata tengono il presidio; molte altre rupi vi sono nascoste e perigliose. Essi solamente hanno cognizione dei canali; indi avviene di rado che alcuno esterno, che non sia da uno di Utopia guidato, vi possa entrare, quando che essi a fatica v’entrano senza pericolo, non si reggendo a certi segni posti nel lido, i quali essendo mossi dai luoghi soliti, guiderebbero ogni grande armata nemica in precipizio.”

Dall’introduzione al secondo libro de “Utopia”.

 

“Gli infermi (come dicemmo) trattano con gran carità, non tralasciando cosa alcuna cerca le medicine e il governo del vivere, che vaglia a rendere a quelli la sanità. S’alcuno è incurabile, tenendoli compagnia, parlando con lui e servendolo, alleggeriscono la sua calamità. Ma se l’infermità è incurabile e di perpetuo dolore, i sacerdoti e il magistrato lo confortano che, essendo già inetto agli uffici de la vita e molesto agli altri e greve a sé stesso, che non voglia sopravvivere a la propria morte e nutrire seco la pestifera infermità, e che, essendogli la vita un tormento, non dubiti di morire; anzi, ch’avendo buona speranza che sarà libero da tale acerba vita, uccida sé stesso o si lasci dagli altri uccidere; e che farà opera da prudente, quando che le calamità saranno da lui lasciate morendo, non i comodi; oltre che, seguendo il consiglio dei sacerdoti interpreti dei dèi, farà opera santa e pia. Chi sono a questo persuasi, ovvero con astinenza finiscono la vita, ovvero dormendo sono uccisi. Ma non ne fanno morire alcuno contro sua voglia, né mancano di servirlo ne l’infermità, parendo loro che questa sia onorata impresa. Ma s’alcuno s’uccide senza il consentimento dei sacerdoti e del magistrato, egli, senza esser sepolto, viene gettato in una palude.”

Utopia, Dal capitolo sulla servitù e sulle altre forme di subordinazione sociale.

“Ma torno a la foggia del viver loro. Il più vecchio è preposto a la famiglia, le moglie servono ai mariti e i figliuoli ai padri, e universalmente i minori ai maggiori. Ogni città se divide in quatro parti uguali, e nel mezzo di ciascuna è una piazza ov’ogni famiglia porta i suoi lavori e li dispone per ordine in certi granari. Ogni padre di famiglia piglia di qui ciò che fa bisogno a’ fatti suoi senza prezzo alcuno, quando che hanno copia di ogni cosa, né alcuno teme che gli manchi, e si contenta solamente di quanto gli fa mestiero, essendo manifesto che, dove non è il timore di dover mancare de le cose necessarie, né superbia di volersi aumentare di ricchezze soverchie, le quai cose fanno l’uomo avido e rapace, il che non aviene agli Utopii, ivi è un viver tranquillo.”

Utopia, dal capitolo sulle relazioni tra i cittadini.

Nota:

Umanista, cattolico e politico. Tre aggettivi per definire un uomo il cui pensiero è fondamentale tanto per la letteratura quanto per l’organizzazione della società.

Umanista perché è a Platone, ai classici, all’amico Erasmo da Rotterdam (il quale, tra l’altro, gli dedicò la sua opera più famosa intitolandola “?????? ????????”, in italiano “Elogio della follia”) che Thomas More volge lo sguardo quando scrive l’Utopia, il cui stesso titolo altro non è che un sapiente gioco di parole, coniato proprio da More, tra ???????? ( non-luogo) e ???????? (buon-luogo).

Cattolico perché il suo deciso rifiuto all’Atto di supremazia di Enrico VIII lo costrinse ad abbandonare la politica e lo condusse al patibolo.

Politico perché a lui dobbiamo la creazione del termine che sta ala base del pensiero occidentale dell’otto-novecento: Utopia.

Il suo impegno politico e la sua straordinaria capacità letteraria hanno influenzato intere generazioni di autori e saggisti, come Francis Bacon, Henry Neville, Jonathan Swift, George Orwell, Aldous Huxley e Alan Moore.

(lm)

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4 commenti

  1. lm

    nota dell’autore: i simpatici ?????? che trovate nelle ultime proposizioni della pagina erano parole in greco, il cui alfabeto evidentemente non è riconosciuto dal sito.
    Eccovi quindi l’errata corrige con le versioni translitterate dei termini greci:

    Erasmo gli dedicò la sua opera più famosa intitolandola “Morias Enkomion” ;
    i termini del gioco di parole fatto da More sono “Eu-topeia” e “ou-topeia”.nn1

  2. Non risolve, invece, le contraddizioni della società Thomas More, che purifica la politica interna, creando un luogo di pace, serenità e collaborazione, dove “il volto demoniaco del potere”, avrebbe scritto Ritter, viene edulcorato, ma non modifica affatto le propensioni imperialistiche sulla politica estera. Gli utopiani scendono ancora in guerra, anche se per cause “filantropiche”, millantando una sorta di superiorità morale nel poter dirimere le controversie tra gli altri popoli della terra.
    Ricordano qualcuno, vero?nn1

  3. asterischi

    Grazie mille loris!

  4. Ricordano terribilmente qualcuno.

    E oltretutto il benessere della società utopiana ( una società che relega le donne nelle zone periferiche e inferiori della propria struttura ) doveva basarsi sul lavoro coatto degli schiavi…

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