giovedì , 19 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Susan Sontag (16/01/1933)

«Abituandoci a ciò che, un tempo, non sopportavamo di vedere o di udire, perché troppo scandaloso, doloroso o imbarazzante, l’arte modifica la morale, cioè quell’insieme di consuetudini psichiche e di sanzioni pubbliche che traccia un limite tra ciò che è emotivamente e spontaneamente intollerabile tra ciò che non lo è. La graduale eliminazione del disgusto ci avvicina a una verità piuttosto formale: quella dell’arbitrarietà dei tabù eretti dalla morale e dall’arte. Ma la nostra capacità di sopportare il crescente grottesco delle immagini (fisse e in movimento) e delle parole scritte ha un prezzo oneroso. Alla lunga, non è una liberazione ma una riduzione dell’io: una pseudofamiliarità con l’orribile rafforza l’alienazione e diminuisce la nostra capacità di reagire ad esso nella realtà.»

Da Sulla Fotografia, realtà e immagine nella nostra società, 1973

«Sul Tenere un Diario. Superficiale intendere il diario solo come il ricettacolo dei propri pensieri privati, segreti – come se fosse un confidente sordo, muto e analfabeta. Nel diario non mi limito a esprimere me stessa più apertamente di quanto potrei farei con un’altra persona; creo me stessa.»

«Scrivere. E’ corruttore scrivere con l’intento di moralizzare, di elevare i principi morali degli altri.
Nulla mi impedisce di essere una scrittrice se non la pigrizia. Una buona scrittrice.
Perché scrivere è importante? E’ soprattutto questione di egotismo, suppongo. Perché voglio essere quella persona, uno scrittore, e non perché ho qualcosa da dire. E tuttavia perché non anche quello? Rafforzando un po’ il mio ego – come attraverso il fait accompli offerto da questo diario – conquisterò la certezza di avere anche io (io) qualcosa da dire, qualcosa che dovrebbe essere detta.
Il mio “io” è gracile, cauto, troppo sano di mente. I buoni scrittori sono egotisti sfrenati, fino al punto della fatuità. Gli uomini sani di mente, i critici, li correggono – ma la loro sanità mentale è parassitica e vive della fatuità creativa del genio.»

«Uno scrittore deve essere quattro persone:

1)       il pazzo, l’obsédé
2)       l’imbecille
3)       lo stilista
4)       il critico

1)       fornisce il materiale
2)       lo lascia venir fuori
3)       è il gusto
4)       è l’intelligenza

un grande scrittore li ha tutti e 4 – ma si può comunque essere un buono scrittore solo con 1) e 2); sono i più importanti. »

Da taccuini e i diari di Susan Sontag, 1958-67, trad. apparsa su http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/spettacoli_e_cultura/sontag-domenicale/sontag-domenicale/sontag-domenicale.html

Nota:

Scrittrice, saggista, critica. Femminista. Americana. Susan Sontag era un’intellettuale a tutto campo, capace di dividere la sua attenzione tra le istanze sociali, l’estetica, la critica letteraria, la malattia come metafora sociale.
Ha scritto di lei Umberto Galimberti: «Susan Sontag, con i suoi scritti e i suoi libri, ha speso l’intera vita contro l’uso dell’immaginario a scopi repressivi, contro le fandonie di tutti i poteri, da quelli religiosi a quelli politici, che fanno uso della metafora e dell’interpretazione per contenere le condotte e limitare la vita degli uomini».

(as)

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