venerdì , 18 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Simone de Beauvoir (09/01/1908)

«Il mio sguardo creava luce; specie durante le vacanze mi ubriacavo di scoperte; ma a volte mi sentivo ròsa da un dubbio: lungi dal rivelarmi il mondo, la mia presenza lo deformava. Certo, non credevo che mentre dormivo i fiori del salotto se ne andassero al ballo, o che nella vetrina i ninnoli intrecciassero idilli. Ma a volte mi veniva il sospetto che la campagna familiare imitasse certe foreste incantate, che si camuffano quando un intruso le vìola; sotto i suoi passi nascono miraggi, egli si smarrisce, boschi e radure gli nascondono il loro segreto. Nascosta dietro un albero, tentavo invano di sorprendere la solitudine del sottobosco.»

Da Memorie di una ragazza perbene, 1958, trad. Bruno Fonzi

«Detesto l’istante in cui le facce si voltano verso di me, in cui con un colpo d’occhio mi s’identifica e mi si fa a pezzi: in quel momento acquisto coscienza di me stessa, e la mia coscienza è sempre cattiva»

«La noia era una flagello che m’aveva terrorizzata fin dall’infanzia, ed era stato per sfuggirle, prima di tutto, che avevo tanto desiderato di crescere, e che poi avevo costriuto tutta la mia vita intorno a questo rifiuto. Ma forse, tutti questi a cui stringevo la mano c’erano talmente abituati che ormai non se ne accorgevano più: forse ignoravano che l’aria potesse avere un altro odore.»

«No, non sarà oggi che conoscerò la mia morte; né oggi, né alcun altro giorno. Sarò morta per gli altri, senza essermi mai vista morire.
Ho richiuso gli occhi senza potermi riaddormentare. Perché la morte ha di nuovo traversato i miei sogni? Mi gira intorno, la sento che mi gira intorno. Perché?
Non l’ho saputo sempre, che sarei morta. Da bambina, ho creduto in Dio. Una veste bianca e due ali luccicanti mi aspettavano nel guardaroba del cielo: avevo un desiderio di bucare le nuvole. Mi sdraiavo sul letto, le mani giunte, e m’abbandonavo alle delizie dell’aldilà. A volte nel sonno mi dicevo: “sono morta”, e la mia voce vigilante mi garantiva l’eternità. Il silenzio della morte, l’ho scoperto con orrore…(…) Dio è diventato un’idea astratta in fondo al cielo, e anche quest’idea, una sera, l’ho cancellata. Non ho mai rimpianto Dio: mi rubava la terra. Ma un giorno ho capito che rinunciando a lui m’ero condannata a morte; avevo quindici anni; nell’appartamento deserto, ho gridato. Riprendendo i sensi, mi sono chiesta: “come fanno, gli altri? Io, come farò? Potrò vivere, con questa paura?”».

Da I mandarini, 1954, trad. Franco Lucentini

Nota:

Simone-Lucie-Ernestine-Marie Bertrand de Beauvoir rappresenta la più grande personalità francese del femminismo e dell’esistenzialismo del dopoguerra. In continuo movimento tra gli intellettuali del tempo, intenterà una critica mordace al ruolo tradizionalmente assegnato alla donna, e lo farà sempre regalando esperienze proprie di vita, utilizzando di rado il linguaggio filosofico. Famosissima la sua relazione con Sartre, avrà il suo epilogo nella tomba, che tuttavia condividono.

(as)

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