mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Simon Jeffes (19/02/1949)

«Nel 1972 ero nel sud della Francia. Avevo mangiato del pesce cattivo e di conseguenza mi ero ammalato. Mentre ero disteso a letto avevo una strana visione ricorrente, lì, prima di me, vi era un edificio reale, una sorta di hotel. Potevo vedere nelle camere, ognuna delle quali era perennemente scandagliata da un occhio elettronico. Dentro c’erano persone, tutte preoccupate. In una stanza una persona si stava guardando allo specchio, in un’altra una coppia faceva l’amore ma senza sentimento, in una terza un compositore ascoltava musica con le cuffie. Attorno a me c’erano banconi di attrezzature elettroniche. Ma tutto era silenzioso. Come se ognuno, nel suo posto, fosse stato neutralizzato, diventato grigio e anonimo. La scena era per me di ordinaria desolazione. Come se stessi osservando un posto che non aveva un cuore. Il giorno dopo mi sentii meglio e tornai in spiaggia. Appena mi sedetti lì una poesia venne da me. Iniziava così:
“Sono il proprietario del Penguin Cafè. Ti dirò cose a caso.” Purtroppo non scrissi mai la poesia. Quelle parole erano arrivate da me come qualcosa in un modo del tutto accidentale, inconscio. Il proprietario continuò a spiegarmi il suo caffè. Lui disse che il caso, che cambia parte della vita, è terribilmente importante. Se a causa della paura noi permettiamo la repressione di eventi e azioni spontanei e imprevedibili per rendere la vita “sicura”, la creatività che scaturisce naturalmente dal chiasso della vita umana potrebbe essere distrutta e persa.
Lui iniziò a dire: “Vieni al Penguin Cafè, dove le cose sono già così”. Un po’ di tempo dopo io arrivai in Giappone. Fu uno shock culturale trovare me stesso in un nuovo mondo che mi fece iniziare a pensare di nuovo al caffè dei pinguini. Io iniziai a scrivervi riguardo descrivendo le cose che andavano avanti lì. Era tutto molto surreale. I nastri registrati avevano la stessa valenza degli esseri umani. Beethoven era lì, normale come qualunque altra persona.

Iniziai a scrivere il tipo di musica suonata nel caffè. Che sorta di musica è questa? Idealmente suppongo che sia una sorta di musica che vuoi sentire, musica che vorresti sollevasse il tuo spirito. È la sorta di musica suonata da ali immaginarie, libera, un mare di persone crea suoni di una sottile qualità onirica. È la musica del caffè, ma caffè nel senso di un posto dove gli spiriti delle persone comunichino e si confondano, un posto dove la musica è suonata in modo tale che tocchi il cuore degli ascoltatori.

Originariamente ho creato i Penguin Cafè Orchestra per creare questa musica. Ho scritto per violino, violoncello, chitarra e pianoforte ma ho usato qualunque strumento avessi…»

Nota:
‘I am the proprietor of the Penguin Cafe. I will tell you things at random.’
(Sono il proprietario del Penguin Cafè. Ti dirò cose a caso.)

Sarebbero stati questi i primi versi di una poesia che poi non fu mai scritta e che un giorno venne in mente a Simon, e proprio da questi versi enigmatici ed originali egli prende spunto per il nome del suo gruppo, che avrebbe rappresentato qualcosa fuori dagli schemi, eppure così familiare. Simon Jeffes, fondatore dei Penguin Cafè Orchestra, fu un musicista e compositore originale e innovativo. Difficile inquadrare la musica di Jeffes in un’etichetta: insoddisfatto degli insegnamenti accademici egli decise di comporre qualcosa di totalmente suo: dal classico al pop, dall’etnico all’avanguardia. Giocava con gli strumenti: ukulele, xilofoni e harmonium si intrecciavano a violini, violoncelli e chitarre fino a trasformare in musica persino il segnale che dà il telefono quando si alza la cornetta. Simon Jeffes non ha bisogno di etichette così come non ha bisogno di commenti. La sua musica parla da sola.

(ag)

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