domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Salah Stétié (28/12/1929)

 

«Ho parlato poc’anzi di appropriazione culturale. Di quest’ultima abbiamo, nel Mediterraneo, una delle più grandi fortune: il “métissage”. “Mescolarsi” significa non innamorarsi dell’altro, ma di chi, nell’altro, accetta di fare parte di me senza distruggere quello che mi rende ciò che sono.  Infatti, in un métissage riuscito, ciò che l’altro mi da smuove in me quel motore di competizione intima, esaltando, aumentando i miei valori personali e incoraggiandoli a dedicarsi meglio all’universale.»

«Questo sforzo del Mediterraneo verso l’introspezione – il famoso “conosci te stesso” della filosofia greca – e verso l’estroversione (chi oserebbe pretendere negando l’evidenza che i Mediterranei non siano degli estroversi?) giustifica il fatto che, “per natura, noi siamo tutto e in tutto di identica nascita, Greci e Barbari”. È ciò che dice Antifone al V secolo a.C., aggiungendo tuttavia che: “è permesso constatare che le cose che sono necessarie di necessità naturale sono comuni a tutti gli uomini”. Il progetto sarà quindi di gettare tra gli uni e gli altri, i mille ponti e le miriadi di passerelle che autorizzerebbero, anche attraverso il confronto, la doppia presa di coscienza, coscienza del simile e coscienza del dissimile, senza la quale non ci sarebbe vita individuale né vita collettiva possibile. Il simile presuppone l’esistenza del dissimile: detto altrimenti di un simile differente. Una delle definizioni di umanismo è la presenza di questo specchio che fa dell’uomo, stranamente, l’abitante, di riflesso e di rottura, della sua propria differenza. Il Mediterraneo che, sin dagli albori, ha esplorato e diffuso la pratica dello specchio, conosce  l’effetto bizzarro e inquietante di questo “io” che è un “altro”. È quindi creatore di umanismo, da sempre. Umanismo umano, umanismo divino.  Perché accanto alla comunicazione orizzontale e, in qualche modo, completandola, l’uomo mediterraneo ha creato la comunicazione verticale: ciò che fa dell’uomo l’interlocutore diretto della Divinità.»

Culture et violence en Méditerranée, Traduzione a cura di Asterischi (mc)

 

«Il mondo nel quale viviamo è un mondo di violenza cieca, perché sono gli interessi, gli impulsi, gli smarrimenti intellettuali o affettivi di qualsiasi natura, la mancanza di un riferimento e di un tornare indietro, che sono spesso alla base dell’impresa umana. Bisogna aggiungere le bassezze della brutalità e del razzismo.»

«Uomo è colui che sarà stato capace, per un piccolo lasso di tempo, di un atto fondatore di qualsiasi natura esso sia; capace quindi di essere più che il risultato di un gioco di forze e di appetiti. Qualcuno che possa dire “io” – e in questo “io” c’è lui, ma c’è anche tutto ciò che ha amato e ciò che ha vissuto.»

«In un certo senso, moriamo tutti all’occidente delle cose, con il viso rivolto verso oriente.»

Fils de la parole, un poète d’Isalm en Occident, Traduzione a cura di Asterischi (mc)

 

Nota:

Salah Stétié, libanese d’origine, ma cittadino del mondo, o meglio del Mediterraneo, è un grande poeta francofono. Dopo aver svolto per molti anni il mestiere di ambasciatore del Libano, si dedica ancora oggi, all’età di 83 anni alla sua unica vera grande passione: la scrittura. Attraverso i suoi saggi, le sue liriche e le sue stesse parole, ritroviamo la figura del perfetto mediatore culturale, di chi concilia perfettamente l’idea di Occidente con quella di Oriente, figli della stessa madre: il Mediterraneo. Un grande idealista ostinato a credere che la soluzione al problema dell’uomo non sia altro che la conoscenza dell’altro perché dove non c’è cultura, c’è violenza.

(mc)

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