giovedì , 14 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Rubén Darío (18/01/1867)

EPITALAMIO BARBARO

Ancora tarda l’alba e il suo trionfo d’oro.
Canta il mare con musica delle sue ninfe in coro,
e il respiro dei campi si va addensando in bruma,
e la naiade tesse il suo pizzo di spuma;
il bosco attacca l’inno dei suoi flauti di piuma.
È il momento che appare selvaggio cavaliere
che passa. La tribù ulula e il leggero
cavallo è come un lampo, come veloce idea.
Al passaggio atterrita, s’arresta la marea;
la naiade interrompe il ricamo cui attende,
del bosco il direttore la bacchetta sospende.
- «Che accade?», dal suo letto chiede Venere bella
E Apollo:
- «È il Sagittario che ha rubato una stella.»

 

NOTTURNO

Voi che avete ascoltato il cuore della notte,
e voi che avete udito nell’insonnia tenace
un chiudersi di porta, il risuonar di ruote
lontano, un’eco vaga, un rumore fugace…
Negli istanti in cui tace silenzio misterioso,
quando sorgon dal carcere uomini abbandonati,
nell’ora dei defunti, nell’ora del riposo,
leggete questi versi d’amarezza impregnati…
Mesco come in un calice in essi i miei dolori
di lontani ricordi e disgrazie funeste,
rimpianti della mia anima ebbra di fiori,
e il duolo del mio cuore, tristissimo di feste,
e il cruccio di non essere quel ch’ero destinato,
elusa la dimora del mio regno smarrito,
il pensare che un attimo potei non esser nato,
e il sogno ch’è mia vita dal mio primo vagito.
Questo m’accade in mezzo al silenzio profondo
in cui la notte avvolge l’illusione terrena,
e sento come un’eco che dal cuore del mondo
il mio cuore commuove nell’intima sua vena.

 

Nota:

Il verso simbolista di Rubén viene ricordato oggi non solo come fondamento del Modernismo, ma anche come precursore di una manovra politica totalizzante e democratica dell’America Latina, rilanciandone la sua indipendenza culturale.

Il grado di intimità raggiunto attraverso un decadentismo rinnovato, attento e preciso nella forma, tendeva alla ricerca di un presente universale da reinventare attraverso continui riferimenti alla mitologia classica, alle tradizioni popolari. Versi che gridavano in un ritmo serrato e avvolgente, in un battito irregolare di trame e significazioni spesso oscure, tanto da rendere l’oggetto artistico completamente autosufficiente.

Come diceva Paul Valery ‘una poesia non è mai finita, è solo abbandonata‘, e quella di Rubén continua a bruciare nell’anima di ogni lettore.

 

(fn)

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