martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Rossana Rossanda (23/04/1924)

«La guerra si materializzava nelle cose, negli itinerari, nei divieti, nelle mancanze, era una sorta di disgrazia naturale più che un’impresa umana sulla quale si sarebbe potuto interferire. Potuto e magari dovuto? Quando mai. Quella sorta di cinismo o pigrizia che passa per italica bonomia, secoli di “tutto cambia dunque niente cambia”, stringeva dovunque.»

 «Non ho trovato il comunismo in casa, questo è certo. E neanche la politica. E poi dell’infanzia non ricordo quasi niente, e poco dei primi sette anni nei quali – secondo Marina Cvetaeva – tutto sarebbe già compiuto. Non ho nostalgie di un’età felice né risentimenti per lacrime versate nella notte. Dev ‘essere stata un’infanzia comune, affettuosa, un’anticamera, una crisalide dalla quale avevo fretta di uscire per svolazzare a mo’ di farfalla. Tutti mi sembravano farfalle tranne i bambini.»

 «Non sono mai stata populista: non lo può essere chi è venuto alla politica dal rifiuto del fascismo. Avevo visto il poveraccio fascista, quello che si era messo nelle milizie nel 1944 perché non sapeva dove andare. Conoscevo al sud chi si faceva carabiniere o seminarista per necessità ma diventava poi molto carabiniere e molto seminarista. Le scelte prima le facciamo poi ci fanno.»

 «Finita questa vita, quindi, non sarò più. La mia idea della vita è che la vita sia questa ; faticosa ma anche abbastanza splendida, rincorsa, cadere, essere stanchi e affaticati provare dolore, conoscenza, l’errore. Ho fatto tanti errori irrimediabili quelli che soprattutto credevo di non fare, e credevo che non fosse male, ma lo era e poi bisogna ammetterlo, ma la vita è tutto questo e’ fare delle cose giuste e sbagliate e mi piace, mi piace questo senso che ha .Penso che per il proprio morire non ci si perda, perché non si può, ecco la morte e’ negli altri e’ per chi rimane in vita e’ una terribile perdita, e’ qualcosa che appartiene a chi rimane in vita non e’ per chi muore. Quando ho perso le mie persone di riferimento e’ stata per me una perdita secca, perché non penso che ci sia nulla dopo la morte, sono persone finite. Per chi mi ha lasciato un film un quadro un libro, allora li ritrovo altri no e questi vivono ancora finché io li ricordo. Forse quando noi scriviamo, come la robetta che scrivo io, lo si fa per rimanere, per lasciare qualche cosa. »

da un’intervista di Anita Raja, Biblioteca Mozart

 «Io vorrei una società più amichevole più fraterna, ma non così invasiva, se io voglio essere addolorata non voglio che duecento persone ti dicano il contrario o ti spingono ad essere altro. C’e’ qualche cosa di tremendo e bellissimo nell’essere anche individuo dentro un sistema relazionale.(…)

Penso al Comunismo come condizione elementare e di dare con questo le pari opportunità a tutti, sul serio e poi, c’e’ la vita degli uomini che e’ complicata, ci sono i problemi, i dolori, i bisogni, le passioni, le pulsioni, il senso della giustizia, il senso dell’io, così difficile perché abbiamo sempre bisogno che qualcuno ci dica, si si stai tranquilla, tu esisti. E quindi questa bellezza, questa grande difficoltà del vivere non sarebbe semplificato nella mia idea di Comunismo, nella mia idea di una vita Comunista. Sarebbe il momento in cui gli uomini vivrebbero pienamente le loro complicatezze, non e’ che ho detto che sarebbero più buoni e non ho neanche mai detto che non sarebbero più infelici, ma avrebbero tutti il diritto di vivere e di viverle.(…)

Avviene anche se uno vota un certo partito e poi le cose non sono fatte, non sono fatte perché ti ha tradito il tuo dirigente il tuo rappresentante o perché ci sono rapporti di forza controcorrente ? e perché rapporti di forza controcorrente ? o ti fai queste domande o se non ti fai queste domande tu l’idea la fai morire perché non hai più lo strumento che ti aiuta a capire che cosa sia successo.»

da un’intervista di Massimo, Biblioteca Raffaello

 «Pasolini, l’intellettuale più outsider della nostra società culturale, fornisce con la sua indecorosa morte la prova ferrea che così non si può andare avanti. Così comoda, che tutto il resto è perdonato.»

dal il Manifesto, 4/9/1975

 (…)chi ha più anni è anche chi ha più veduto come cambiano i rapporti di forza politici e sociali ed è tenuto a farsi meno illusioni. E se in più si dice comunista, a orientarsi secondo i suoi principi proprio quando precipitano equilibri e interessi. (…) non dico che dovremmo organizzare delle Brigate Internazionali, ma mi impressiona che nessuno abbia voglia di offrire a questo popolo un aiuto. Ricordate le corse giovanili degli anni sessantotto e settanta a Parigi, a Lisbona, a Madrid e a Barcellona? Dall’altra parte del Mediterraneo non ha fretta di andar nessuno, salvo i tour operator impazienti che finisca presto. Almeno su a chi dare simpatie e incoraggiamento non dovremmo esitare. Non noi.

 A proposito della guerra in Libia; dall’articolo Parlare chiaro, pubblicato su il Manifesto,9/3/2011

Note:

Rossana Rossanda può essere considerata una delle protagoniste del panorama politico e culturale italiano dalla Resistenza fino a giorni nostri. Lei è una intellettuale “ impegnata” nel vero senso della parola. Dopo essere stata militante del PCI, co-fondatrice de il Manifesto, ed essersi distinta in prima linea per le rivendicazioni femministe e le contestazioni studentesche del ’68, la sua vita continua a trasudare impegno: un impegno profuso attraverso la scrittura e il giornalismo nei confronti della nostra Repubblica “Parlamentare” e del contemporaneo e vivace contesto internazionale, che secondo la ex-deputata  richiede più attenzione e necessita di una maggiore solidarietà, pura e disinteressata, la stessa che accorse durante le contestazioni giovanili degli anni ’68 – ‘70  sparse per il centro Europa.

(cv)

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