venerdì , 18 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Rosario Livatino (03/10/1952)

 

« Nel concludere, desidererei formulare solo un’ultima considerazione. È certo che, tranne alcuni aspetti immutabili, il ruolo del giudice non può sfuggire al cammino della storia: tanto egli che il servizio da lui reso devono essere partecipi di un processo di adeguamento. Ma di ciò non può farsi carico solo ai giudici: non si può cioè chiedere che essi traggano soltanto da se stessi la forza per questo adeguamento.

Tutto è più complesso in una società moderna in materia di definizione e difesa dei bisogni, degli interessi, dei diritti.

Nelle società primitive e, comunque, semplici, tutto era relativamente chiaro in termini di “cosa era giusto e cosa era ingiusto” e tutto era facile, relativamente, in termini di accesso a chi amministrava giustizia (il capo tribù, il capo villaggio, il capo religioso); oggi, nelle società a crescente complessità e soggettività, come sono tutte le società occidentali mature, è sempre più difficile sapere e far accettare i concetti di giusto ed ingiusto ed è sempre più difficile individuare e rendere più accessibili gli strumenti per ottenere giusta protezione.

In questa prospettiva, riformare la giustizia, in senso soggettivo ed oggettivo, è compito non di pochi magistrati, ma di tanti: dello Stato, dei soggetti collettivi, della stessa opinione pubblica.

Recuperare infatti il diritto come riferimento unitario della convivenza collettiva non può essere, in una democrazia moderna, compito di una minoranza.»

Il ruolo del giudice nella società che cambia, Conferenza tenuta dal giudice Livatino il 7 Aprile 1984 presso il Rotary Club di Canicattì

«Contrapporre i concetti, le realtà, le entità della fede e del diritto può dare di primo acchito l’impressione, l’idea di una antinomia, di una contrapposizione teorica assolutamente inconciliabile; l’una, espressione della corda più intima dell’animo umano, dello slancio emotivo più genuino e profondo, dell’adesione più totale ed incondizionata all’invisibile e, in fondo, all’irrazionale; l’altra invece frutto, il più squisito, della razionalità, della riflessione, della gelida ed impersonale elaborazione tecnica: l’idea quindi di due aspetti della vita umana del tutto autonomi e distinti fra loro e, come tali, destinati a manifestarsi e ad evolversi senza alcun contatto o reciproca interferenza: estranei l’uno all’altro.

Un’idea che pare trovare, sempre ad un primissimo e superficialissimo esame, eco nel tenore letterale del 1° articolo del nuovo Concordato: “La Repubblica Italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

Così invece non è: quella che abbiamo definito come prima impressione è una errata impressione perché, alla prova dei fatti, queste due realtà sono continuamente interdipendenti fra loro, sono continuamente in reciproco contatto, quotidianamente sottoposte ad un confronto a volte armonioso, a volte lacerante, ma sempre vitale, sempre indispensabile.»

Fede e diritto, Conferenza tenuta dal giudice Rosario Livatino il 30 Aprile 1986 a Canicattì, nel salone delle suore vocazioniste

Nota:

« Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili »

Rosario Livatino è stato un giovane magistrato ucciso dalla mafia. Ricordato come “il giudice ragazzino” (soprannome divenuto anche titolo di un film girato da Alessandro Di Robilant sulla sua vita) in quanto già prima di compiere trent’anni, inizia il suo lavoro di magistrato, dapprima presso il tribunale di Caltanissetta, poi direttamente ad Agrigento. Nel corso della sua breve carriera, aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia siciliana attraverso la confisca dei beni. Per questo motivo, viene ucciso all’età di soli trentotto anni, mentre si recava senza scorta in tribunale.

(mc)

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