mercoledì , 28 giugno 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Roman Polanski (18/08/1933)

 

Roman-Polanski

«Io penso che alla fine, la fonte del testo non ha molta rilevanza quando ti trovi di fronte alla camera, c’è l’attore e le battute che deve recitare, simulare. Quello che dico sempre agli attori è di leggere il testo ad alta voce fino a quando non è diventato parte di loro stessi, fino a quando non è più qualcosa di estraneo. Più si legge il testo e più il personaggio diventa reale e quando l’attore va dal regista per chiedergli “possiamo cambiare questa battuta” quelle battute diventano reali, vere, quindi in conclusione non penso sia molto importante osservare o sapere la storia che ha accompagnato l’adattamento».

Dalla conferenza stampa per l’uscita di Venere in Pelliccia (2013) -  http://www.movieplayer.it/film/articoli/la-venere-vendicatrice-di-roman-polanski-a-cannes_10895/

« – Quale scena (del film Il Pianista) è più legata all’esperienza vissuta?

- Quella in cui Szpilman prima di salire sul treno riesce a scappare e cammina lungo la strada piena di oggetti buttati via. Ricordo che da bambino ero tornato nel ghetto perché volevo ritrovare mio padre, ma quando sono arrivato non c’era più nessuno, il ghetto era completamente deserto, a parte tutti quegli oggetti personali sparsi ovunque. Nella piazza ho incontrato un ragazzino i cui genitori erano stati portati via nello stesso periodo della deportazione di mia madre. Per questo avevo implorato mio padre di prenderlo con noi. Si chiamava Stephan ed era più piccolo di me. Era iniziata l’evacuazione finale. Dovevo assolutamente scappare, quindi mi sono avvicinato a un giovane in divisa di circa 18 o 20 anni. Non era tedesco, bensì polacco, forse arruolato in qualche unità paramilitare, perché la sua divisa era diversa da quella tedesca. Questi uomini mantenevano la sicurezza e controllavano tutti i punti di passaggio intorno alla piazza. Io e Stephan ci siamo avvicinati al giovane e gli ho detto che avevamo fame e volevamo andare a casa a procurarci del pane e che comunque saremmo tornati. La mia era una menzogna palese. Lui ci ha guardati e ha detto: andate. Ho preso la mano di Stephan e abbiamo iniziato a correre. Allora il guardiano ci ha detto: non correte, camminate. Quindi abbiamo attraversato la strada larga circa 8 metri: da un lato c’era la morte, dall’altro la vita. Queste tre parole, non correte, camminate, sono rimaste per sempre dentro di me e se ricordate c’è una scena del film in cui un membro della polizia ebraica salva Szpilman, tirandolo quasi giù dal treno, e quando lui comincia a correre gli dice: non correre, cammina ».

Da un’intervista su  http://www.myword.it/cinema/news/48094

«Nella vita, l’umorismo si fonde con il tragico! Ricordo, in Polonia, i funerali di mio padre. Era l’epoca in cui stavamo uscendo dal comunismo. La vodka circolava ancora, in tutte le circostanze, e i quattro becchini che portavano la bara erano completamente sbronzi. Ero furioso. Non sapevo cosa fare. C’erano i miei amici, i registi Wajda e Morgenstern. Mi dissero: portiamo noi la bara. Era maledettamente pesante. Morgenstern e io eravamo bassi. Sentivo che il corpo di mio padre scivolava verso di noi, che portavamo tutto il peso. Erano momenti comici e drammatici allo stesso tempo».«Nella vita, l’umorismo si fonde con il tragico! Ricordo, in Polonia, i funerali di mio padre. Era l’epoca in cui stavamo uscendo dal comunismo. La vodka circolava ancora, in tutte le circostanze, e i quattro becchini che portavano la bara erano completamente sbronzi. Ero furioso. Non sapevo cosa fare. C’erano i miei amici, i registi Wajda e Morgenstern. Mi dissero: portiamo noi la bara. Era maledettamente pesante. Morgenstern e io eravamo bassi. Sentivo che il corpo di mio padre scivolava verso di noi, che portavamo tutto il peso. Erano momenti comici e drammatici allo stesso tempo».

Da un’intervista a DariusRochebin (2011) -  http://www.corriere.it/spettacoli/11_ottobre_02/Polanski-sI-provo-rimorsi-ma-ho-gia-espiato-le-mie-colpe_0e2dab94-ecce-11e0-9c5b-49e285760169.shtml

« Ho avuto molte tragedie, momenti difficili, ma ho avuto anche grandi momenti in compenso. Proprio così, è paradossale, ma si sa, la vita funziona così ».


Da Roman Polanski: A film memoir


da L’inquilino del terzo piano interpretato e diretto da Roman Polanski


Trailer di Carnage (2011)

 

Nota:

Roman Polanski è un regista eclettico, sperimentale, “geniale”, ma questo si sa. E’ anche un attore vivace, drammatico e insieme divertente, ma anche questo è risaputo. E allora di cosa parlare? Degli oscar e le varie candidature, della sua passione per la letteratura e il teatro da cui hanno origine i suoi film, della sua attrazione per le attrici o degli scandali con le minorenni? La vita di questo grande uomo, privo di vanità e avidità, è un continuo gioco di equilibri, da una parte il peso della tragedia e dall’altra il sollievo del successo: poco importa della fama, degli autografi e delle foto invadenti, Polanski, dall’alto del suo nome, può regalare allo spettatore rivelazioni appena intuite, o negate, su se stesso, può mettere in scena il dramma umano con quattro, tre, addirittura due attori sulla scena, può superare il suo rapporto con la morte, l’esperienza del ghetto e dei campi di sterminio che gli rubarono troppo presto la madre, il capriccio di un omicida che gli sottrarrà la moglie e un figlio non ancora nato.

Polanski commuove, ma riderebbe dei nostri turbamenti, piuttosto chi schiaffeggerebbe, con i suoi attori, di solito, lo fa.

Informazioni su Stefania Sciacca

Stefania Sciacca
Ha 22 anni e tanti sogni. Studia Medicina e Chirurgia a Catania e nella vita sa che curare è anche cospargere di miele l’orlo della tazza. E non c’è maggior dolcezza dell’arte e la letteratura.

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