venerdì , 15 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Richard Strauss (11/06/1864)

«Il più terribile periodo della storia umana è alla sua fine: il ventesimo secolo quale regno di bestialità, ignoranza e anti-cultura sotto il controllo dei migliori criminali, durante il quale i 2000 anni di evoluzione culturale della Germania incontrano la loro condanna. »

Da Richard Strauss, Man, Musician, Enigma (1999), di Kennedy Michael

«Chi vuol essere un vero compositore deve saper mettere in musica anche una lista delle vivande»

«A me non vengono in mente melodie lunghe come quelle di Mozart. Io non arrivo che a temi brevi, ma quel che so fare, è voltare e parafrasare poi un tema, cavandone tutto quanto contiene, e credo che in questo oggi nessuno mi superi. »

Da Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo di Stefan Zweig

«Io potrei anche non essere un compositore di primo livello, ma sono la prima classe dei compositori di secondo. »

Auto-denigrandosi, Richard Strauss 1947

da Elektra (1909)

da Metamorphosen (1938)

Nota

« La più grande figura musicale di questo secolo »

Glenn Gould 1962

« Mentre gli stavo raccontando l’argomento egli lo plasmava drammaticamente e lo adattava anche subito, il che era ancora più straordinario, ai limiti della sua capacità creativa, di cui si rendeva conto con una chiaroveggenza quasi spaventosa. Ho conosciuto molti grandi artisti in vita mia, mai però uno che sapesse conservare in modo cosi astratto ed indefettibile l’oggettività di fronte a se stesso. »

Da Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo di Stefan Zweig, collaboratore di R. Strauss.

Richard Strauss fu un musicista di professione, visse del suo lavoro e vi tradusse ogni passione. Come ogni “buon” compositore iniziò a scrivere già dalla più tenera età e, tra le opere orchestrali, le musiche per balletto, i cori a cappella, fu con le opere liriche e le sue Tondichtungen, i poemi in suono, a giungere al successo. Il suo stile, combattuto tra il datato neoclassicismo e il moderno romanticismo, fu spesso contestato per la mancanza di linearità e la difficile collocazione da un lato attribuibile all’ideologica divisione del tempo tra il romanticismo estroso di Wagner ed il più intimo di Brahms, dall’altro, più probabilmente, per la sua vera natura classicista, tanto che egli stesso si definì un “Greek German” : la passione per i classici lo condusse infatti alla realizzazione di opere liriche quali Elektra, Salomè o Daphne, dove il tema ricorrente era spesso la donna e la sua crudele sensualità. L’amore per la letteratura tuttavia non si circoscriveva alla sola antica Grecia e fu così che nacquero poemi sinfonici tratti da Shakespeare, Lenau, Nietzsche, Cervantes.

Così come afferma Stefan Zweig, suo collaboratore librettista in La donna taciturna, Strauss viveva d’ispirazione e la musica in lui nasceva spontaneamente priva però dei noti raptus artistici tipici di Wagner o Beethoven: la composizione faceva parte della sua routine quotidiana e così la mattina, come fare colazione e lavarsi i denti, egli riprendeva a scrivere dalla stessa nota tracciata la sera prima. Puntuale dunque, metodico, spaventosamente razionale e quieto. Questa sua indole e l’amore per il suo lavoro gli concessero addirittura negli anni ’30 di essere l’unico artista “graziato” da Hitler dalle rigide regole del decreto del ’33 per la rappresentazione della Donna taciturna: nonostante il fatto che l’opera fosse di padre inglese, e non ariano, egli riuscì a farsi mettere in scena, farsi proclamare e osannare dalla Germania nazionalsocialista per poi, a distanza di pochi giorni, essere condannato e costretto alle dimissioni dal Reichsmusikkammer a causa del reperimento di una lettera poco simpatizzante verso il Reich.

Una vita piena e appassionata per un uomo così composto e apparentemente gestibile, una vita lunga fatta di un solo grande amore, una grande famiglia e la musica. Un uomo, insomma, che conosceva il significato del privato e astuto abbastanza da ottenere i suoi obiettivi passando come “innocuo”.

(ss)

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