mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Riccardo Barenghi (13/03/1957)

 

Almeno

Minzoli va assolto. O almeno prescritto. (13 marzo 2010)

Parentesi

Elezioni regolari (In Iraq). (10 marzo 2010)

Come

Ciao bel bambino, come ti chiami?

Clandestino. (12 marzo 2010)

«Quando, nel 2000, rifacemmo la grafica del “manifesto” riportandolo ad un formato più grande e più scritto, il nostro grafico di allora, Piergiorgio Maoloni, creò uno spazio per un corsivo in prima pagina. Si riprendeva così una vecchia tradizione del giornale (all’inizio i corsivi li faceva addirittura Umberto Eco firmandoli “Dedalus”). Allora io dirigevo “il manifesto” e non era facile cercare ogni sera qualcuno che firmasse il corsivo. Ogni tanto li facevo io, ogni tanto Pintor ed io li siglavo. Poi, siccome mi venivano bene, ho pensato di farli tutti io, ma bisognava trovare un nome. Mi sono ricordato del film 1997, Fuga da New York”: il protagonista si faceva chiamare Snake, che nella versione italiana era tradotto Jena, Jena Plissken… Nel frattempo D’Alema aveva detto che i giornalisti erano jene e dattilografe… Tutto combaciava. Così è nato il nome.

Non ho perso niente se non quella parte di corsivi un po’ autoreferenziali che facevo sul “mondo-manifesto”. Su “La Stampa” ho smesso di farli perché nessuno li avrebbe capiti. Per il resto, c’è stata un’evoluzione: i corsivi della Jena sono diventati più brevi, ma questo dipende dal fatto che mentre ero al “manifesto” si trattava molto di più la politica estera, la guerra in Iraq soprattutto, di quanto la si tratti ora. Per cui attualmente la Jena si riferisce soprattutto all’attualità politica italiana.»

Estratto da un’intervista pubblicata su Gli Altri del 24 dicembre 2009

Nota:

Riccardo Barenghi è un giornalista italiano. Dopo una lunga permanenza al quotidiano Il manifesto, di cui è stato direttore dal 1998 al 2003 come successore dello storico Valentino Parlato, passa a La Stampa di Torino, dove lavora tuttora. Celeberrimi i suoi corsivi firmati come la Jena – in memoria del personaggio interpretato da Kurt Russel in Fuga da New York di John Carpenter – che ha trasferito dal quotidiano comunista a quello torinese. Le sue battute fulminanti, definite da più parti come veri haiku, rappresentano una pagina importante del giornalismo italiano.

(rrb)

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