mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Quentin Tarantino (27/03/1963)


« Continuerai ad abbaiare a lungo cagnolino, o comincerai a mordere? »

Mr. Blonde a Mr. White, da Le Iene

« La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale. Non riguarda tizi che ne calano altri dall’alto di elicotteri su treni a tutta velocità o terroristi che fanno un dirottamento o roba simile. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all’improvviso l’uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. È proprio folle e fumettistico, ma comunque succede: ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all’orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all’atto, all’esplosione e alla sua conseguenza.»

Quentin Tarantino.

« Mi sento come un conduttore e i sentimenti del pubblico sono i miei strumenti. Sarei come “Ridi, ridi, ora inorridisciti!”. Quando qualcuno riesce a farlo con me allora posso dire di aver speso bene il mio tempo davanti a un film ».

Quentin Tarantino

« – Non odi tutto questo?

- Cosa odio?

- I silenzi che mettono a disagio… Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?

- Non lo so, bella domanda.

- È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale: quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace. »

Mia a Vincent, da Pulp Fiction

«[...] Dunque, l’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e un suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Waine, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, lui è nato Superman, quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede; e quali sono le caratteristiche di Clark Kent?! È debole, non crede in sé stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy

Plympton. »

Bill a Beatrix, da Kill Bill vol. 2

« Sono il tenente Aldo Raine e sto mettendo insieme una squadra speciale e mi servono i miei otto soldati. Otto soldati americani e ebrei. Avete sentito tutti di una imminente operazione militare, beh, noi partiremo un po’ prima. Ci lanceremo in Francia, in abiti civili. Una volta che saremo in territorio nemico, come guerriglieri in agguato alla macchia, faremo una cosa e una sola: uccidere i nazisti. Ora non so voi ma io sicuro come l’inferno non sono sceso dalle Smoky Mountains, non ho attraversato cinquemila miglia d’acqua, non ho combattuto per mezza Sicilia per buttarmi da un aeroplano del cazzo e dare ai nazisti lezioni di umanità. I nazisti non hanno umanità. Sono i soldati di un pazzo che odia gli ebrei e pratica l’omicidio di massa e devono essere eliminati. Ecco perché ogni figlio di puttana che indossi un’uniforme nazista dovrà morire… Io sono il discendente della guida di montagna Jim Bridger, perciò ho un po’ di sangue indiano nelle vene e il nostro piano di battaglia sarà quello della resistenza Apache. Saremo crudeli coi tedeschi e attraverso la crudeltà sapranno chi siamo. Troveranno la prova della nostra crudeltà sui corpi dei loro fratelli smembrati, dilaniati e sfigurati che ci lasceremo dietro. E allora i tedeschi non potranno fare a meno di immaginare le sevizie che i loro fratelli avranno subito per nostra mano, e con la punta dei nostri coltelli e col tacco dei nostri stivali. I tedeschi avranno paura di noi! I tedeschi parleranno di noi! I tedeschi avranno la nausea di noi! E la sera quando i tedeschi chiuderanno gli occhi, il senso di colpa li torturerà per il male che hanno fatto. Pensare a noi li torturerà più di tutto. Siamo d’accordo?! »

Aldo Raine ai suoi Bastardi, da Bastardi senza Gloria

« Ezechiele 25.17: “il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.”

Ora, sono anni che dico questa cazzata, e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma stamattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. O può voler dire che tu sei l’uomo timorato, e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che TU sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore. »

Jules Winnfield, da Pulp Fiction

da Le Iene, la filosofia di “Like a virgin” secondo mr. Brown, interpretato da Quentin

Da Le iene, di Quentin Tarantino

 

Da Kill Bill vol.1, di Quentin Tarantino

 

Da Kill Bill vol.2, di Quentin Tarantino

 

Da Parla con me (30/09/09), intervista a Quentin Tarantino

Nota:

« Il risultato satirico, esilarante e insieme terrificante, irride alla violenza esagerandola ed esasperandola, sghignazza sul crimine visto come la regola quotidiana che è nelle nostre società, e non come l’eccezione drammatica che dovrebbe essere. Lo stile insegue la frammentazione, il lampo, il clip, la gag, il blob, la strizzata d’occhio, trascurando tempo e spazio, narrazione e personaggi classici: con una logica postumanista che Jean-Michel Frodon definisce da bambino vorace o da avido parvenu, con la bravura spericolata che ha fatto di Quentin Tarantino, a trentun anni, il nuovo ragazzo prodigio di Hollywood. »

da La Stampa, 28 Ottobre 1994

« Osceno, vivace, immaginifico, logorroico, il dialogo di Tarantino si distacca ben presto dalla volgarità per raggiungere un ritmo sincopato quasi musicale, allontanandolo dal realismo pur facendogli mantenere naturalezza e improvvisazione »

Christian Viviani sul Dizionario dei registi del cinema mondiale (Einaudi)

«Se Kill Bill fosse stato un film realistico, non avrei fatto uccidere una donna davanti a sua figlia. Ma Kill Bill è uno “spaghetti-kung fu”. Invece in Le iene o Pulp fiction la violenza è quella delle strade, quella che conosco, in un certo senso politica. La particolarità è che mentre altri registi si fermano a un certo punto, io vado fino in fondo, mi calo nel carattere del cattivo e ci metto la mia logica interna. E la mia logica interna è sanguinaria.»

da Repubblica.it (17/07/07), intervista a Quentin Tarantino

«Alla fine per quanto riguarda il mio cinema non ci sono compromessi: io sono uno che divide e avrò sempre chi mi odia e chi mi ama. E adoro il rapporto che creo con gli spettatori. Se apprezzate le mie opere vuole dire che c’è una sintonia che mi ritorna molto utile per sviluppare altre storie e migliorare il mio modo di lavorare.»

«Conosco benissimo i miei personaggi, so cosa gli capita prima della loro entrata in scena e cosa può succedergli perfino dopo la fine del film. A volte, però, anche io rimango sorpreso dai loro sviluppi… e da sceneggiatore è come se fossi un reporter che si limita a fare le cronache delle loro azioni. E’ fantastico!»

Come egli stesso afferma, Tarantino o lo si ama, o lo si odia. Quentin Jerome Tarantino, prima di essere regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico, è senza dubbio un cinefilo. La sua passione per la cultura cinematografica lo ha portato a diventare un regista cult di spessore, ma soprattutto a fare spesso, nei suoi film, forti richiami a pellicole che hanno fatto lo storia del cinema, non solo americano.

Il regista statunitense, creatore di pellicole cult come Le Iene o Pulp fiction, sembra non conoscere limiti o mezze misure nella scrittura delle sue opere; questo perché, a suo dire, i personaggi vivono di vita propria, sono loro a determinare azioni e comportamenti, che non possono essere limitati in alcun modo.

La questione da porsi a questo punto appare quasi ovvia. Come può esistere una convivenza tra successo e censura? Come nasce il genio di strabiliare lo spettatore al punto da spingerlo poi alla necessità di proteggersene? La verità è che, probabilmente, non ci si aspetta che un film sia in grado di metterci così in imbarazzo di fronte, non tanto alla violenza delle scene, o ai personaggi dalla dubbia moralità, ma ad una reazione di piacere, la nostra, che non ci saremmo aspettati di avere. È proprio questo il fascino del cinema di Quentin Tarantino: ci inebria, ci allarma e ci fa mettere in discussione. Non esiste mai quel senso di superiorità che ci pone a distanza dai protagonisti, ma al contrario si guardano con ammirazione il sangue, la violenza, il macabro, perché non sono soggetti, non subiscono mai un processo di beatificazione, ma restano puri strumenti per scuotere lo spettatore e sono proprio le armi del pulp, realistiche e studiate in Le Iene e Pulp Fiction, o volutamente surreali in Kill Bill. Tarantino costruisce dunque la sua analisi dell’uomo in una cornice di puro caos da lui stesso creata: non c’è Ente superiore, non c’è rassegnazione, non esiste l’impotenza perchè secondo Quentin l’uomo è davvero faber fortunae suae e sono le sue scelte a determinare la sua vita e quella di chi gli sta intorno. Ed ecco che prendono significato la circolarità delle scene, la redenzione di Jules Winnfield (che non muore come Vincent) e addirittura la capitolazione di Hitler in Bastardi Senza Gloria dove è proprio di fronte al potere del cinema, durante la propaganda nazista, che Tarantino cambia la storia, la capovolge del tutto e trionfa.

(ss) (fg)

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