mercoledì , 23 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Primo Levi (31/07/1919)

‹‹Alla distribuzione del pane si sente lontano, fuori delle finestre, nell’aria buia, la banda che incomincia a suonare: sono i compagni sani che escono inquadrati al lavoro. Gal Ka-Be la musica non si sente bene: assiduo e monotono il martellare della grancassa e dei piatti, ma su questa trama le frasi musicali si disegnano solo a intervalli, col capriccio del vento. Noi ci guardiamo l’un l’altro dai nostri letti, perché tutti sentiamo che questa musica è infernale.

‹‹I motivi sono pochi, una dozzina, ogni giorno gli stessi, mattina e sera: marce e canzoni popolari care a ogni Tedesco. Esse giacciono incise nelle nostre menti, saranno l’ultima cosa del Lager che dimenticheremo: sono la voce del Lager, l’espressione della sua follia geometrica, della risoluzione altrui di annullarci prima come uomini per ucciderci poi lentamente.

‹‹Quando questa musica suona, noi sappiamo che i compagni, fuori nella nebbia, partono in marcia come automi; le loro anime sono morte e la musica li sospinge, come il vento le foglie secche, e si sostituisce alla loro volontà. Non c’è più volontà: ogni pulsazione diventa un passo, una contrazione riflessa dei muscoli sfatti.

[…]

‹‹Ma bisognava uscire dall’incantesimo, sentire la musica dal di fuori, cime accadeva in Ka-Be e come ora la ripensiamo dopo la liberazione e la rinascita, senza obbedirvi, senza subirla,  per capire per quale mediata ragione i Tedeschi avevano creato questo rito mostruoso, e perché, oggi ancora, quando la memoria ci restituisce qualcuna di quelle innocenti canzoni, il sangue ci si ferma nelle vene, e siamo consci che essere ritornati da Auschwitz non è stata una piccola ventura.››

Da Se questo è un uomo

‹‹Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

   Considerate se questo è un uomo

   Che lavora nel fango

   Che non conosce pace

   Che lotta per mezzo pane

   Che muore per un sì o per un no.

   Considerate se questa è una donna,

   Senza capelli e senza nome

   Senza più forza di ricordare

   Vuoti gli occhi e freddo il grembo

   Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

   O vi si sfaccia la casa,

   La malattia vi impedisca,

   I vostri nati torcano il viso da voi. ››

Se questo è un uomo

 

‹‹Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.››

Da L’asimmetria e la vita

‹‹La loro vita è breve ma il loro numero sterminato; sono loro, i Musulmänner, i sommersi, il nerbo del campo; loro, la massa anonima, continuamente rinnovata e sempre identica, dei non-uomini che marciano e faticano in silenzio, spenta in loro la scintilla divina, già troppo vuoti per soffrire veramente. Si esita a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla. ››

Da Se questo è un uomo

‹‹A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e in coordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. ››

Da Se questo è un uomo

 

Nota:

Scrittore, poeta e saggista italiano di origini ebree, Primo Levi, dopo l’esperienza dei campi di concentramento, proverà a vivere nella maniera quanto più normale possibile, ma la sua famiglia è stata decimata nei Lager ed il dolore per aver vissuto in questi luoghi terribili, porta Levi, così come ogni altro superstite dell’olocausto, a vivere un esistenza travagliata. In lui è, comunque, forte il desiderio di raccontare e di non dimenticare l’orrore vissuto, per questo comincia a scrivere le sue testimonianze in opere saggistiche ed in romanzi

(fg)

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