sabato , 25 novembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Pietro Bembo (20/05/1470)

«O pria sì cara al ciel del mondo parte,
Che l’acqua cigne, e ‘l sasso orrido serra;
O lieta sopra ogn’altra e dolce terra,
Che ‘l superbo Appennin segna e diparte:

Che val omai, se ‘l buon popol di Marte
Ti lasciò del mar donna e de la terra?
Le genti a te già serve, or ti fan guerra,
E pongon man ne le tue treccie sparte.

Lasso nè manca de’ tuoi figli ancora,
Chi le più strane a te chiamando inseme
La spada sua nel tuo bel corpo adopre.

Or son queste simili a l’antich’opre?
O pur così pietate e Dio s’onora?
Ahi secol duro, ahi tralignato seme. »

Dalle Rime

«Né solamente questa fatica, che io dico, del parlare, ma un’altra ancora vie di questa maggiore sarebbe da noi lontana, se piú che una lingua non fosse a tutti gli uomini, e ciò è quella delle scritture; la quale perciò che a piú largo e piú durevole fine si piglia per noi, è di mestiero che da noi si faccia eziandio piú perfettamente, con ciò sia cosa che ciascun che scrive, d’esser letto disidera dalle genti, non pur che vivono, ma ancora che viveranno»

dalle Prose della volgar lingua, Libro Primo, Capitolo I.

«Ma di vero, sì come nel più delle cose l’uso è ottimo e certissimo maestro, così in alcune, e in quelle massimamente che possono non meno di noia essere che di diletto cagione, sì come mostra che questa sia, l’ascoltarle o leggerle in altrui, prima che a pruova di loro si venga, senza fallo molte volte a molti uomini di molto giovamento è stato. Per la qual cosa bellissimo ritrovamento delle genti è da dir che sieno le lettere e la scrittura, nella qual noi molte cose passate, che non potrebbono altramente essere alla nostra notizia pervenute, tutte quasi in uno specchio riguardando e quello di loro che faccia per noi raccogliendo, da gli altrui essempi ammaestrati ad entrare nelli non prima o solcati pelaghi o caminati sentieri della vita, quasi provati e nocchieri e viandanti, più sicuramente ci mettiamo. Senza che infinito piacere ci porgono le diverse lezioni, delle quali gli animi d’alquanti uomini, non altramente che faccia di cibo il corpo, si pascono assai sovente e prendono insieme da esse dilettevolissimo nodrimento. »

da Gli Asolani, Libro Primo, Capitolo I.

« Così noi miseri, d’intorno a questa bassa e fecciosa palla di terra mandati a vivere, bene miriamo l’aere e gli uccelli che ‘l volano con quella maraviglia medesima, con la quale colui farebbe il mare e i pesci che lo natano parimente, e per le bellezze eziandio discorriamo di questi cieli che in parte vediamo; ma che oltre a questi altre cose sieno vie più da dovere a noi essere, che le nostre a quel marino uomo non sarebbono, e maravigliose e care, o in che modo ciò sia, nella nostra povera stimativa non cape. Ma se alcuno Idio vi.cci portasse, Lavinello, e mostrasseleci, quelle cose solamente vere cose ci parrebbono, e la vita, che ivi si vivesse, vera vita, e tutto ciò che qui è, ombra e imagine di loro essere e non altro; e giù in queste tenebre riguardando da quel sereno, gli altri uomini, che qui fossero, chiameremmo noi miseri e di loro ci prenderebbe pietà, non che noi più a così fatto vivere tornassimo di nostra volontà giamai »

da Gli Asolani, Libro Terzo, Capitolo XX

Nota
Grammatico, scrittore, cardinale e umanista italiano, Pietro Bembo è una delle personalità di spicco che ha influito non poco sulla cultura del suo tempo. A lui si deve la diffusione della lingua toscana proponendo come modelli Boccaccio per la prosa e Petrarca per la lirica. Con la sua opera maggiore si inserisce a pieno nelle “Questione della Lingua” che dilaniava gli intellettuali di tutta Italia. Dalle sue teorie prenderanno le mosse gli scrittori della penisola, che adatteranno i loro scritti allo stile puro del modello indicato da Bembo, dando vita al Petrarchismo. Oltre ai suoi scritti in latino, a lui si devono le prime edizioni critiche del Canzoniere di Petrarca e della Divina Commedia di Dante, in collaborazione con Aldo Manuzio. Per la prima volta delle opere in lingua volgare divennero oggetto di studi filologici.

(rb)

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