martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Pierre de Ronsard (11/09/1524)

 

« Quando sarete vecchia, la sera, una candela in mano,

seduta vicino al fuoco, ricamando e filando,

direte cantando i miei versi, meravigliandovi:

Ronsard mi celebrava quando ero bella”.

Nessuna serva avrete allora ad ascoltarvi,

ormai vinta dalle fatiche, mezza addormentata,

che al suono di Ronsard non si sveglia nemmeno,

lodando il vostro nome di una stella immortale.

Io sarò sotto terra, spirito senza ossa,

prenderò il mio riposo sotto l’ombra dei mirti,

voi sarete una vecchia curva al focolare,

Rimpiangendo il mio amore e le mie lodi.

Vivete, credetemi, non aspettate il domani:

cogliete già da adesso le rose della vita.»

Quand vous serez bien vieille, Sonnets pour Hélène II

 

 

« Dolcezza, andiamo a vedere se la rosa

Che stamane aveva dischiuso

La sua veste di porpora al sole

Ha perduto stasera

Le pieghe della sua veste purpurea

E il colorito simile al vostro.

Ahimé, vedete come in sì breve spazio,

dolcezza, ella ha, al suolo,

lasciato cadere le sue bellezze!

O natura veramente matrigna

Poi che un tal fiore non dura

Che dal mattino fino alla sera!

Dunque, credetemi, dolcezza,

finché la vostra età fiorisce,

nella sua più verde freschezza,

cogliete, cogliete la vostra giovinezza:

come a questo fiore, vecchiezza

farà appassire la vostra beltà.»

Ode à Cassandre, Les amours

«Non ho che le ossa, sembro uno scheletro,

scarnito, snervato, senza forze, senza pelle,

ora che, senza pietà, la morte mi ha bussato,

non riesco a guardare le braccia, tremanti di paura.

Apollo e suo figlio, due grandi maestri,

non riescono ad aiutarmi, il loro potere mi ha ingannato,

addio piacevole sole, il mio occhio è chiuso,

il mio corpo discende dove tutto finisce.

Quale amico vedendomi ridotto così

Mi guarderebbe con aria triste e dispiaciuta,

consolandomi a letto e baciandomi il viso,

asciugando i miei occhi dalla morte addormentata?

Addio cari compagni, addio cari amici,

me ne vado per primo a prepararvi la strada.»

Je n’ay plus que les os, Dernier vers, Sonnet I

 

«Padre, poiché hai scelto per te, tra i tuoi nomi,

quello migliore, bisogna anche permettere

al tuo rigore di sfruttare bene le doti di questo nome,

altrimenti saresti invano chiamato buono.

So bene che, se volessi disfare il mondo

In meno di un batter d’occhi, potresti farlo,

ma questo non deve succedere, Signore, perché la distruzione

non è benefica a Dio, ma la creazione si:

è per questo che ti è piaciuto scolpire questo grande Mondo,

e popolare di animali la terra sferica,

affinché guardando gli esseri umani dal tuo trono,

prendessi qualche piacere dalle tue opere;

ma qualcuno temerebbe il tuo potere,

e non capirebbe perché un Dio incostante,

adesso vuole allagare il mondo intero

e fulminarlo ancora.

Se tu distruggessi il mondo, esso dovrebbe cercare

nel caos primordiale la figura onnipotente,

E se tutto sarà confuso, chi dirà dunque

Gli Inni della tua gloria e benedirà il tuo nome?

Chi racconterà le tue meraviglie più grandi?

Chi guarderà la fiamma immortale ai templi?

Chi intingerà il tuo altare d’incenso?

È certo un bene che tu li spaventi

Con i sogni, con i Demoni, con le comete sanguinanti,

piuttosto che ucciderli del tutto: perché così come sono, Signore,

buoni o cattivi, sono stati creati in tuo onore.

Se spezzi il loro cuore, ti vorranno sentire,

perché non sono di pietra, ma umani e buoni,

e imploreranno la tua grazia.»

Hymne de la Justice, La destruction n’est pas séante à Dieu

Traduzione a cura di Asterischi (mc)

Nota:

Definito dalla letteratura francese il principe dei poeti, Pierre de Ronsard diventa l’emblema della poesia rinascimentale d’Oltralpe. Membro attivo della “Pléiade”, la sua produzione lirica è talmente varia e ricercata che viene spesso paragonato all’italiano Francesco Petrarca. Non scrive un canzoniere, ma infinite raccolte di forme metriche sempre diverse: dalle Odi alle Ballate epiche, dai Sonetti d’amore agli Inni. Uno stile aulico e veritiero, racchiuso in un autore forte che, attraverso le sue opere e le sue iniziative, dimostra evidentemente la voglia di rivalutare la lirica in seno all’espressione di una ricercata e sempre più evoluta, lingua francese.

(mc)

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Un commento

  1. Peraltro Fabrizio De Andrè s’ispirò al primo sonetto che avete pubblicato per la sua “Valzer per un amore”

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