martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Pier Paolo Pasolini (05/03/1922)

«È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…»

Supplica a mia madre – Poesia in forma di rosa

«Sesso, consolazione della miseria!
La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un’antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita (…)

Nella facilità dell’amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all’avventura
sicuri d’essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell’essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.»

da Sesso, consolazione della miseria! – La religione del mio tempo

«[…] Bisogna esporsi (questo insegna

il povero Cristo inchiodato?),

la chiarezza del cuore è degna

di ogni scherno, di ogni peccato

di ogni più nuda passione…

(questo vuol dire il Crocifisso?

sacrificare ogni giorno il dono

rinunciare ogni giorno al perdono

sporgersi ingenui sull’abisso). […]»

da L’usignolo della Chiesa cattolica, 1958

O ME DONZEL

«O me donzel! Jo i nas

ta l’odòur che la ploja

a suspira tai pras

di erba viva….I nas

tal spieli da la roja.

In chel spieli Ciasarsa

coma i pras di rosada

di timp antic a trima.

là sot, jo i vif di dòul,

lontan frut peciadour,

ta un ridi scunfuartat.

O me donzel, serena

la sera a tens la ombrena

tai vecius murs: tal seil

la lus a imbarlumis.

O ME GIOVINETTO. O me giovinetto! Nasco nell’ odore che la pioggia sospira dai prati di erba viva… Nasco nello specchio della roggia. In quello specchio Casarsa come i prati di rugiada trema di tempo antico. Là sotto io vivo di pietà, lontano fanciullo peccatore , in un riso sconsolato. O me giovinetto, serena la sera tinge l’ombra sui vecchi muri: in cielo la luce accesa.»

da La meglio gioventù (1954)

«Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile.

(…)Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. 
All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.»

Corriere della Sera, 14 novembre 1974 , Cos’è questo golpe? Io so

«Giuro sul Corano che io amo gli arabi quasi come mia madre. Sono in trattative per comprare una casa in Marocco e andarmene là. Nessuno dei miei amici comunisti lo farebbe, per un vecchio, ormai tradizionale e mai ammesso odio contro i sottoproletariati e le popolazioni povere. Inoltre forse tutti i letterati italiani possono essere accusati di scarso interesse intellettuale per il Terzo Mondo: non io.»

da Nuovi Argomenti numero 6, aprile-giugno 1967

da Accattone

da Teorema

Note

Pier Paolo Pasolini: pornografo, apologeta dei magnaccia, rimestatore delle cloache, apostolo del fango. Trentatré processi in vent’anni. È così che la sua figura artistica venne dipinta, persino dai suoi compagni membri del partito comunista. Ma esiste una sola realtà:  quella che vede un uomo solo, fragile, con molte cose scomode da dire. Un uomo che in tutta la sua produzione definita scandalistica non mostrava altro che amore. Amore puro. Amore crudo. L’amore dei corpi. Il corpo per Pasolini è importante quasi come il corpo/tempio dei cristiani, perché è attraverso il corpo che l’uomo sente e parla. Il corpo come modello di bellezza e di perfezione artistica. Lui stesso si lamentava del fatto che tutti nei suoi film vedessero solo pornografia e non capiva come non riuscissero a vedere la bellezza e poi l’amore. Niente era lasciato al caso: il sesso, ad esempio, puntualmente presente, rappresenta la commercializzazione e l’alienazione.  Forse i suoi mezzi erano troppo diretti e crudi e troppo discutibili , anche se la sua morte non appare così diversa.

(cv)

Pasolini fu un complesso poeta novecentesco, anzi “antinovecentesco” – per usare una linea poetica da lui stesso individuata e classificata ricollegabile agli “antiermetici”. Tutta la sua produzione, dal cinema alla narrativa al teatro, è permeata di poesia. Egli stesso infatti definisce il suo un “cinema di poesia”, perché come nella lirica, filtrato dalla soggettività dell’io, così come il teatro, anch’esso in versi, lirico.

Letterato attivo nell’ambito del Partito Comunista Italiano, Pasolini vivrà perennemente un dissidio interiore tra la sua condizione natia di borghese, e l’anelito verso il sottoproletariato che non potrà mai raggiungere. L’impegno civile resterà un motivo conduttore (nonostante siano frequenti le “parentesi mitiche” delle poesie in dialetto) e le sue posizioni non faranno altro che inasprirsi con il passare del tempo (fino alla delusione della rivolta del ’68, durante la quale si schiererà dalla parte dei poliziotti, i «veri poveri» della situazione, al contrario dei «figli di papà»). Implacabile sarà quindi la sua denuncia, mediata da ogni genere letterario da lui abbracciato ed ostentata la sua omosessualità, per scandalizzare i perbenisti borghese.

La sua implacabile critica gli costerà la vita quando, tra l’1 e il 2 novembre 1975, verrà trovato assassinato in circostanze ancora non del tutto chiarite.

(ag)

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