sabato , 25 novembre 2017
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Buon compleanno Pico della Mirandola (24/02/1463)

«Stabilì finalmente l’Ottimo Artefice che a colui cui nulla poteva dare di proprio fosse comune tutto ciò che aveva singolarmente assegnato agli altri. Perciò accolse l’uomo come opera di natura indefinita e, postolo nel cuore del mondo, così gli parlò: -non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché [...] tutto secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. [...] Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.- [...] Nell’uomo nascente il Padre ripose semi d’ogni specie e germi d’ogni vita. E a seconda di come ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. [...] se sensibili, sarà bruto, se razionali, diventerà anima celeste, se intellettuali, sarà angelo, e si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto uno spirito solo con Dio, [...]. »

De hominis dignitate

«Non è la corteccia che fa la pianta, ma una natura ottusa e insensibile, né la pelle che fa l’animale, ma un’anima bruta e sensuale, né la sfericità che fa il cielo, ma il suo mirabile ordine, né è la privazione del corpo che fa l’angelo, ma il suo intelletto spirituale. Se vedrai un uomo dedito al ventre, quasi essere che serpe al suolo, è un frutice che vedi, non un uomo; se vedrai uno reso cieco dalle vane malie della fantasia e lusingato e soggetto alle blandizie dei sensi, è un bruto, non un uomo quello che vedi. Se vedrai un tale che è capace di discernere ogni cosa, secondo la retta ragione dei filosofi, onoralo: è questa una creatura celeste, non terrena. Se vedrai uno spirito contemplativo, tutto chiuso nei penetrali del pensiero, quasi assente dal corpo, costui non è creatura terrena, non è creatura celeste, ma è ben di più, è Dio vestito di umana carne.»

De hominis dignitate

«Ogni anima destinata ad entrare in un corpo umano esiste dall’inizio dei tempi ed era androgina; solo quando discende sulla terra (e lo fa con riluttanza) è separata in maschio e femmina. Nel matrimonio le parti sono nuovamente unite, e di nuovo costituiscono un’anima sola. È condizione assoluta dell’anima ritornare nell’infinita sorgente da cui è emanata, dopo aver sviluppato sulla terra i germi che sono in lei; e se cade in peccato, dopo aver assunto un corpo umano, allora deve emigrare da un corpo a un altro sino a che non si sia purificata. Il mondo, essendo un’espansione della sostanza divina, non può non ritornare da ultimo al suo principio. La creazione si presenta in questo sistema come un atto d’amore.»

Heptaplus

Nota:

Giovanni Pico della Mirandola è stato un grande filosofo umanista italiano. Seguace di Marsilio Ficino, riveste bene il ruolo del perfetto intellettuale rinascimentale. L’ideale dell’ “homo faber fortunae suae” riecheggia nel suo trattato sulla dignità dell’uomo, l’essere creato da Dio per essere libero, indeterminato per determinarsi, punto mediano tra angelo e animale. La libertà è il principio primo della Fortuna e nessuno puo’ intaccarla. Personaggio celebre in tutta Europa, viene ricordato per la sua prestigiosa memoria: conosceva a memoria moltissime opere ed era in grado persino di leggerle al contrario. Oggi è ancora in uso apostrofare come “Pico della Mirandola” chiunque abbia questa dote.

(mc)

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