martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Philip José Farmer (26/01/1918)

«Non rimase gelato dall’orrore, ma riuscì ad immaginare quello che aveva dovuto provare Chryseis. Doveva avere visto parte della scena, probabilmente uno stupro, e poi l’uccisione, fatta sicuramente con metodi barbari e crudeli. Doveva avere reagito come gli altri abitatori del Giardino. La morte era una cosa tanto orribile, che la parola stessa era divenuta tabù da molto tempo, e quindi era caduta dalla lingua. In essa venivano contemplate soltanto le cose piacevoli, e tutto il resto doveva essere escluso.»

Il fabbricante di Universi, traduzione di Ugo Malaguti

«Platone diceva che il mondo è un’illusione,
E Leibniz che siamo monadi,
Non è che non fossero brave persone,
Ma non gli funzionavano le gonadi.»

Venere sulla Conchiglia, traduzione di Angela Campana

Nota

Philip José Farmer è stato uno scrittore statunitense. Talento straordinario e uomo di grande erudizione è sempre stato in grado di miscelare avventure visionarie e profondità filosofiche in romanzi di science fiction per il grande pubblico. Si è imposto alla storia del genere sin dal suo primo racconto The Lovers che venne rifiutato da diverse riviste perché affrontava in maniera diretta il tema del sesso tra un uomo e una aliena. Questa vena fu proseguita in diversi lavori seguenti; Farmer fu senza dubbio uno dei primi autori di sf a sdoganare queste tematiche all’interno di un genere che fino al suo arrivo era stato quasi completamente sessuofobico. Molto acute sono inoltre le sue riflessioni religiose, sempre innocentemente mascherate da personaggi improbabili o da mondi fantastici. Ineguagliabile l’idea di utilizzare il nome di Kilgore Trout, lo scrittore squattrinato inventato da Kurt Vonnegut, per scrivere Venere sulla Conchiglia, romanzo che conquistò la critica del tempo.  Fu tutto e il contrario di tutto, amato visceralmente da una parte del pubblico e della critica e odiato dall’altra parte per questo suo modo di essere a volte ridondante, inconcluso, stucchevole. Come sono i geni. Appunto.

«C’è chi lo ama svisceratamente e chi non lo sopporta. C’è qualcuno che lo crede uno scrittore impegnato e difficile, chi un autore avventuroso e leggero, e qualcuno anche uno scribacchino pornografico. Hanno tutti ragione, e forse è proprio questo il punto davvero straordinario di Philip José Farmer. Un autore capace di infrangere tabù in epoche in cui i tabù erano ancora forti; e capace anche di scrivere migliaia di pagine stiracchiando idee ormai troppo consumate. Un autore capace di tirar fuori dal cappello le idee più originali di un genere, la fantascienza, nel quale l’originalità è – o dovrebbe essere – requisito indispensabile. Un autore capace di affascinare con avventure, paesaggi e situazioni inconsueti che tengono il lettore incollato alla pagina. […] Farmer è famoso, da una parte, per i suoi racconti dirompenti e innovatori, come la serie delle Relazioni aliene, che affronta senza reticenze temi religiosi e sessuali, o come Il salario purpureo, quasi un vero e proprio esperimento linguistico; dall’altro per i suoi svariati cicli, come Il mondo del fiume o I fabbricanti di universi; e i due aspetti spesso si mescolano.»

Conoscere Philip J. Farmer, Silvio Sosio

«C’è una storiella che potrebbe essere l’epitaffio di Farmer: un esploratore cerca per tutta la vita il Grande Saggio e quando finalmente, ormai in punto di morte, riesce a raggiungerlo e a porgli la fatidica domanda “che cos’è la vita?”, si sente rispondere: “La vita è un fungo”. Con le ultime energie chiede: “Perché?” Imperturbabile, il saggio risponde: “E perché no?”»

Postfazione in Il Fabbricante di Universi, Urania Collezione, a cura di Giuseppe Lippi

(rrb)

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