martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Paco Ignacio Taibo II (11/01/1949)

«C’è gente convinta che un romanzo debba spiegare tutto. Che il romanzo debba essere il riparatore della vita e delle sue incoerenze. Ma la vità è mai stata coerente? E perciò pensa che lo scrittore occupi questa posizione centrale nello spazio e nel tempo per dare un inizio e un finale alle storie (ma lei conosce qualche storia che abbia un finale, una cosa che si dovrebbe chiamare finale, finale-finale?), collegare riempire vuoti e dissipare zone d’ombra; spiegare i comportamenti dei personaggi. C’è chi crede che il romanzo abbia una funzione divulgativa e una vocazione pedagogica. Niente di più lontano dalla verità. Il romanzo non è fatto per mettere ordine nel caos. Il romanzo non è fatto per mettere ordine in un beneamato cazzo. Il romanzo non è nato per dare soddisfazione agli amanti dell’ordine. È fatto per divertirsi con le vertigini, per creare casino, per goderne, per rimestarlo. Non si tratta di rispondere a domande ma di farne altre, sempre nuove, sempre più inquietanti. Il romanzo, come la realtà reale, come le storie che conosciamo tutti e che ci capitano sempre, è pieno di parentesi, buchi, ellissi che ballano saltellando da una parte e dall’altra senza desiderare concretizzarsi, senza voglia di spiegarsi. Credo di essere ben lontano dall’illusione che quando la vita diventa profondamente incoerente arrivi il romanzo a metterci una pezza. D’altra parte non dobbiamo lamentarci troppo. Il romanzo è certamente il guercio in questo luminoso deserto messicano in cui abbondano i ciechi.»

Ritornano le ombre traduzione di Silvia Sichel

«Non eravamo padroni di nulla. La città ci era diventata aliena. La terra che calpestavamo non era nostra. Non ci apparteneva quel venticello del cazzo che ci faceva alzare il bavero della giacca alle otto di sera, senza un posto in cui rifugiarci o un santo a cui votarci. Non era nostra la città, né i suoi rumori. Stranieri in quelle strade illuminate dalle vetrine, con i lampioni ogni ventidue metri che solo di rado lasciavano qualche zona d’ombra, troppo piccola per nascondersi, e perforata dai fari delle automobili. Quella notte niente era nostro, né mai sarebbe tornato a esserlo. Il paese, la patria, chiudeva le serrande: preda di gente abituata a vincere con le cattive, cinismo camuffato in belle frasi a cui non credeva più nessuno, pronunciate solo per forza d’abitudine. Il paese ricacciava gli sconfitti nelle fogne, in una notte senza fine.»

Niente lieto fine traduzione di Stefania Cherchi

 Nota:

Francisco Ignacio Taibo Mahojo, di origini asturiane, è uno scrittore spagnolo, ma vive in Messico dalla fine degli anni ’50 in seguito alle difficoltà avute dalla sua famiglia col regime franchista (il nonno fu un importante dirigente socialista e partecipò alla guerra civil). Autore di grande risonanza internazionale ha fatto incetta di premi in tutta la sua intensa carriera dove ha alternato la scrittura di romanzi gialli, celeberrimo il detective Héctor Belascoarán Shayne, saggi e biografie, ad esempio Senza perdere la tenerezza, considerata la migliore e più documentata biografia su Ernesto Che Guevara, o la biografia romanzata su Pancho Villa, fino ad opere di carattere specificatamente storico. Innamorato perdutamente di Città del Messico, la sua città d’adozione, ne ha fatto il luogo letterario dove ha ambientato buona parte delle sue opere. Scrittore da sempre impegnato nel sociale, nel 2004 ha scritto a quattro mani col Subcomandante Marcos Morti Scomode.

(rrb)

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