martedì , 25 luglio 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Novalis (02/05/1772)

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«I mercanti allora dissero: “ […]Potrebbe anche essere vero che una particolare  costellazione sia necessaria, quando un poeta deve venire al mondo; infatti, occuparsi di quest’arte è di certo una cosa veramente meravigliosa. Persino le altre arti sono assai diverse da essa, e si lasciano comprendere molto meglio. Nel caso dei pittori e dei musicisti si può facilmente vedere cosa accade, e queste arti possono essere entrambe apprese, con l’assiduità e la pazienza, i suoni si trovano già nelle corde, ed è necessaria soltanto l’abilità nel pizzicarle per suscitare l’affascinante concatenazione di essi. Nel caso delle immagini, la natura è la splendida maestra. Essa produce figure innumerevoli, belle e prodigiose, assegna i colori, il gioco di luci e ombre, in modo tale che una mano allenata, un occhio preciso e la conoscenza della preparazione e della combinazione dei colori possono imitarla nella maniera più perfetta. Com’è naturale, quindi, comprendere anche l’effetto di queste arti e il piacere che si prova per le loro opere! […]

al contrario, nessun elemento dell’arte poetica si può incontrare all’esterno. Inoltre, quest’arte non si serve neppure di strumenti o di mani per creare; l’occhio e l’orecchio non ne colgono nulla: infatti, il semplice ascolto delle parole non è l’effetto specifico di quest’arte misteriosa. Essa è tutta interiore, e come gli altri artisti soddisfano i sensi esterni con sentimenti piacevoli, così il poeta soddisfa il tempio interiore dell’animo con pensieri nuovi, prodigiosi e gradevoli, egli sa suscitare in noi, a volontà, quelle forze segrete, e con le parole ci fa percepire un magnifico mondo ignoto. Come se provenissero da profondi abissi, salgono in noi tempi antichi e futuri, innumerevoli figure umane, regioni meravigliose e le più singolari circostanze, strappandoci alla attualità nota. Si odono parole straniere, e tuttavia si sa cosa significano. Le sentenze dei poeti sprigionano una forza magica; anche le parole comuni assumono sonorità affascinanti, e inebriano gli spettatori incantati..” »

« Quando numeri e figure non

saranno più la chiave d’ogni creatura,

quando quelli, che cantano o baciano

ne sapranno più dei dotti,

quando il mondo tornerà alla vita libera,

e tornerà nel mondo,

quando poi luce e ombra

s’ uniranno di nuovo in autentico chiarore,

e si conosceranno in favole

e poesie, le eterne storie del mondo,

allora davanti a una sola parola segreta

sparirà l’esistenza assurda. »

da Enrico di Ofterdingen, 1799-1801. Traduzione di Leonardo Vittorio Arena.

« L’immaginazione è quel senso meraviglioso che può rimpiazzare tutti i nostri sensi – ed è gia in grande misura in nostro potere. Se i sensi esterni sembrano essere completamente soggetti a leggi meccaniche – l’immaginazione è invece evidentemente indipendente dalla presenza e dal contatto degli stimoli esterni. »

da Opere, a cura di G. Casatelli.

 « I

Quale vivente,

dotato di sensi,

non ama tra tutte

le meravigliose parvenze

dello spazio che ampiamente lo circonda,

la più gioiosa, la luce -

coi suoi colori,

coi raggi e con le onde;

la sua soave onnipresenza

di giorno che risveglia?

Come la più profonda

anima della vita

la respira il mondo gigantesco

delle insonni costellazioni,

e nel suo flutto azzurro

nuota danzando -

la respira la pietra scintillante,

che posa in eterno,

la pianta sensitiva che risucchia,

l’animale multiforme,

selvaggio e ardente -

ma più di tutti

il maestoso viandante

con gli occhi pieni di profondi sensi,

col passo leggero, e con le labbra

ricche di suoni

dolcemente socchiuse.

Quale regina

della natura terrestre

chiama ogni forza

a mutamenti innumerevoli,

annoda e scioglie vincoli infiniti,

avvolge ogni essere terrestre

con la sua immagine celeste. -

La sua sola presenza manifesta

il meraviglioso splendore

dei reami del mondo.

Da lei mi distolgo e mi volgo

verso la sacra, ineffabile

misteriosa notte.

Lontano giace il mondo -

perso in un abisso profondo -

la sua dimora è squallida e deserta.

Malinconia profonda

fa vibrare le corde del mio petto.

Voglio precipitare

in gocce di rugiada

e mescolarmi con la cenere. -

Lontananze della memoria,

desideri di gioventù,

sogni dell’infanzia,

brevi gioie e vane speranze

di tutta la lunga vita

vengono in vesti grigie,

come nebbie della sera

quando il sole è tramontato.

In altri spazi

piantò la luce le festose tende.

Mai più ritornerà

ai suoi figli che l’attendono

con fede d’innocenti?

Che cosa a un tratto zampilla

grondante di presagi

sotto il cuore

e inghiottisce la molle brezza

della malinconia?

Da noi derivi a tua volta piacere,

o buia notte?

Quale cosa tu porti sotto il manto

che con forza invisibile

mi penetra nell’anima?

Delizioso balsamo

stilla dalla tua mano,

dal mazzo di papaveri.

Le gravi ali dell’anima tu innalzi.

Noi ci sentiamo oscuramente

e ineffabilmente turbati -

con gioioso spavento

vedo un volto severo

che su di me si china

dolce e devoto,

e svela tra i riccioli

senza fine intrecciati

la cara giovinezza della madre.

Come infantile e povera

mi sembra ora la luce -

come grato e benedetto

l’addio del giorno -

Solo perché la notte distoglie

e allontana da te i tuoi fedeli,

tu seminasti per gli spazi immensi

le sfere luminose, ad annunziare

l’onnipotenza tua -

il tuo ritorno -

nel tempo della tua lontananza.

Più divini

delle stelle scintillanti

ci sembrano gli occhi infiniti

che in noi la notte dischiude.

Vedono oltre

le più pallide gemme

di quelle schiere innumerevoli -

non bisognosi di luce

frugano nel profondo

di un’anima amante -

voluttà ineffabile

colma uno spazio più alto.

Lode alla regina del mondo,

alta annunziatrice

di mondi santi,

custode del beato amore,

che a me ti manda -

tenera amata -

amabile sole notturno, -

ed ora veglio -

sono Tuo e Mio -

la notte mi annunziasti come vita -

mi hai fatto uomo -

consuma con l’ardore

dell’anima il mio corpo,

perché lieve nell’aria

con te più strettamente io mi congiunga

e duri eterna

la notte nuziale. »

« INNO SECONDO

Deve sempre ritornare il mattino? Ma non finirà la violenza di ciò che è terrestre? Un nefasto affaccendarsi divora il volo celeste della notte. Non brucerà mai in eterno il segreto olocausto dell’amore? Misurato fu alla luce il suo tempo; ma senza tempo e senza spazio è il dominio della notte. – Eterna è la durata del sonno. Sacro sonno – non donare troppo di rado la gioia agli iniziati della notte in questa terrestre diurna fatica. Solo i folli ti disconoscono e ignorano un sonno diverso dall’ombra che tu getti, per pietà, su di noi, in quel crepuscolo della notte vera. Non ti sentono nell’aureo fiotto del grappolo, nell’olio prodigioso del mandorlo e nel bruno succo del papavero. Non sanno che aleggi intorno al seno tenero della ragazza e fai un cielo di questo grembo – non presagiscono che tu provieni da antiche leggende schiudendo il cielo e porti la chiave per le dimore dei beati, tacito nunzio di misteri infiniti. »

da Inni alla notte, 1797-99. Traduzione di R. Fertonani.

NOTA

Novalis (pseudonimo di Friedrich von Hardenberg) fu uno dei più importanti esponenti della Frühromntik, ovvero di quella prima fase del movimento romantico tedesco animatosi intorno al circolo di Jena.  Novalis, infatti, collaborò insieme a Tieck e ai fratelli Schegel alla pubblicazione della rivista Athenäum; su di lui, inoltre, esercitarono un influsso fondamentale il pensiero filosofico di Schelling e, soprattutto, la dialettica di Fichte.

Tra le opere più importanti di Novalis sono senz’altro da ricordare gli Inni alla notte e il romanzo incompiuto Enrico di Ofterdingen.

I sei Inni alla notte furono composti nel biennio 1797-99, dopo la morte dell’amata Sophie von Kühn. In questi componimenti Novalis riflette sulla valenza della morte attraverso il binomio luce-tenebra, giorno-notte, il cui significato simbolico viene completamente rovesciato rispetto alla tradizione. La morte, infatti, non è vista come interruzione e annullamento della vita, quanto piuttosto come eternamento dell’esistenza nella sua sostanza autentica. In questa prospettiva, la notte è vista come unica possibilità, per chi vive l’esistenza terrena, di affacciarsi nella dimensione autentica della vita eterna; la notte è fonte di conoscenza autentica, unico squarcio di infinito nel finito.

Il romanzo Enrico di Ofterdingen si propone come modello al contempo unico e universale di Kunstlerroman, ovvero romanzo dell’artista. Qui, infatti, il viaggio di formazione del protagonista Enrico non è un’iniziazione alla vita pratica e mondana bensì l’iniziazione ai valori dell’arte e della vita spirituale. Il valore programmatico dell’opera sta nella visione profetica di una poesia universale, progressiva e regolatrice del mondo e dell’uomo, ideale centrale di tutto il Romanticismo tedesco.

(mm)

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