mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Miles Davis (26/05/1926)

 

 

«I media ci hanno rimbecillito tutti, sai? Non si può più far niente. Non si fanno più jam sessions, non si condividono più idee musicali. A meno che non suoni in un gruppo, come il mio, e cerchi di suonare quello che pensi e di tenerlo con te in modo che lo puoi toccare ogni volta. Almeno un poco.»

dal DVD Miles in Paris – 1989

«Bird è stato lo spirito del movimento bebop, ma Dizzy ne era la testa e le mani, era lui che teneva insieme tutto.»

da Miles: l’autobiografia di un mito del jazz

«Perché suonare tutte queste note quando possiamo suonare solo le migliori?»

«Per me la musica e la vita sono una questione di stile.»

da Miles: l’autobiografia di un mito del jazz

«La musica è diventata densa. La gente mi dà dei pezzi e sono pieni d’accordi e io non li so suonare. Penso che nel jazz stia prendendo piede una tendenza ad allontanarsi dal giro convenzionale degli accordi, e una rinnovata enfasi delle varizioni melodiche, piuttosto che armoniche. Ci saranno meno accordi ma infinite possibilità su cosa farne.»

da un’intervista concessa a The Jazz Review (1958)

 

«Alla gente piace ascoltare musica e pensare a quello che vogliono. Quando suoni come suoniamo noi puoi pensare a quello che ti pare… oppure rilassarti e basta.»

dal DVD Miles in Paris – 1989

«La vera musica è il silenzio. Tutte le note non fanno che incorniciare il silenzio.»

Nota:

Miles Davis è un musicista-viaggiatore: dalla sua inseparabile casa mobile, che è il jazz, visita tutti i continenti del mondo della musica, arricchendo tappa per tappa l’arredamento del suo instancabile camper. Davis è un trombettista dal tocco sensuale, rotondo, per certi versi minimalista, che preferisce esprimere le note principali degli accordi su ritmi rilassati, piuttosto che i virtuosismi e i ritmi serrati del bebop. Che ciò sia dovuto in parte ad una tecnica non eccelsa non impedisce comunque a Davis di rivoluzionare il genere, traghettandolo prima al più malleabile cool jazz , e poi all’innovativo jazz modale. La concezione davisiana si impernia la figura del musicista, del cui pensiero la musica è veicolo. Questo ideale, assieme ad un geniale senso interpretativo, porta Davis ad accostarsi ai mezzi espressivi musicali imperanti nei ’60 e nei ’70; è così che Miles Davis crea il celeberrimo genere fusion, dalla commistione del suo jazz con il funk ed il rock. L’influenza che il trombettista principe delle tenebre esercita nel pianeta jazz, (anche traminte il lavoro congiunto con mostri sacri quali Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonius Monk o John Coltrane, per citare i più celebri) e su tutta la musica (collaborò attivamente con Jimi Hendrix e Darryl Jones dei Rolling Stones) convertono Miles Davis a sua volta in un mostro sacro, nonché in uno dei maggiori demiurghi della musica del XX secolo.

(ct)

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