mercoledì , 13 dicembre 2017
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Buon Compleanno Max Stirner (25/10/1806)

«Ogni amore, nel quale sia anche in minima parte una costrizione, è un affetto non più interamente mio e facilmente si converte in un’ossessione. Chi ritiene d’esser in debito di qualche cosa all’oggetto del suo amore, ama romanticamente e religiosamente. L’amor della famiglia è un amore religioso; tale è pure l’amor di patria, “il patriottismo”. Lo stesso avviene di tutti i nostri amori romantici; è in tutti la medesima illusione d’un amore “disinteressato”, un affetto manifestato per un oggetto in sè, non per me o per amor mio. L’amore religioso o romantico si distingue bensì dall’amor sensuale per la diversità dell’oggetto, ma non già per una differenza della nostra condotta verso ciò che n’è causa. Nell’uno e nell’altro c’è dell’ossessione; colla differenza che per l’ uno l’oggetto è profano, per l’altro sacro. La signoria dell’oggetto su me è in entrambi i casi egualmente intensa, con questa sola differenza: che nel primo esso è sensuale, nel secondo ideale. Ma l’amore non è veramente cosa mia se non quando esso consista in un interesse egoistico, si che l’oggetto del mio amore sia veramente un mio oggetto, un mio possesso. Verso il mio possesso io non ho obbligo di sorta, cosi come, per un esempio, io non ho alcun dovere verso il mio occhio; se ne prendo cura, ciò avviene unicamente nel mio interesse.
L’amore mancava così all’antichità come ai tempi cristiani; il dio d’amore è più vecchio del dio dell’amore. Ma l’ossessione mistica appartiene esclusivamente all’età moderna.»

estratto da “L’amore egoistico” (ebook presente al link http://www.toasa.net/downloads/ebook/anarchia/Max_Stirner_-_Amore_Egoistico.pdf)

Nota:
Max Stirner? Il filosofo piccolo borghese, redarguito ai suoi tempi già da Karl Marx? L’anarchico, l’egoista, il nichilista, il rozzo precursore di Nietzsche? Sì, proprio lui. Certo, malfamato nel mondo filosofico, che lo evoca tutt’al più in margine, ma ancora oggi detentore della dinamite intellettuale che uno di quelli che giunsero dopo di lui pretese aver fabbricato. È sufficiente pronunciare il suo nome perché appaiano delle formule come “Sono Unico”, “Non vi è nulla al di sopra di Me”, “Ho fondato la mia causa sul nulla”, che lo hanno fatto passare per l’incarnazione dell’egoista senza genio, dell’ingenuo solipsista, ecc… Egli non è quindi del tutto dimenticato. Il suo libro “Der Einzige und sein Eigentum” (1844) ["L'Unico e la sua proprietà"] — Non ne ha scritti altri — è ancora edito ai nostri giorni nella Reclams Universalbibliothek, come opera classica dell’egocentrismo. Senza che nessuno lo consideri per questo tale. Tuttavia — questa è in compenso la mia tesi — ecco giunto il tempo di Stirner. Si troverà forse la migliore spiegazione di quanto voglio dire, nella storia dell’influenza del suo libro, che si è esercitata in modo stranamente clandestino nei suoi periodi più ricchi di conseguenze e che è ancora oggi molto poco conosciuta. Essa permette egualmente di capire come e perché l’idea centrale e specifica di Stirner sia diventata veramente attuale soltanto un secolo e mezzo dopo la sua formulazione.

Tratto da “Come Marx e Nietzsche hanno rimosso il loro collega Max Stirner e perché egli è loro egualmente sopravvissuto” di Bernd A. Laska

(rrb)

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